Rabbia, rancore, rivincita: così l’Italia dei borghi e dei distretti si è ribellata a Matteo Renzi

Segnalazione Linkiesta

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Rabbia, rancore, rivincita: così l’Italia dei borghi e dei distretti si è ribellata a Matteo Renzi

Piccole imprese, capitalismo di relazione, banche popolari: i territori della Terza Italia che vanno dal Veneto all’Abruzzo sono l’architrave economica dell’Italia, ma la crisi ha dato loro un colpo micidiale. Per capire il tracollo di Renzi e il boom di Salvini e Di Maio bisogna partire da qui. (di Stefano Cingolani, LEGGI)

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"Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio"

Il Cattolico che non applica la Fede nella vita quotidiana è un protestante in pectore. In famiglia, a scuola, nel lavoro, nella politica (per chi la fa ma anche solo per chi vota) nell’ambito associativo e relazionale è necessario cercare e portare il Regno di Cristo. La nostra missione di cresimati è quella di essere “soldati di Cristo”, proclamando e difendendo la Fede, attuando le buone opere. Al contrario, diventiamo liberali. La nostra vita sia orientata dal Vangelo, ciascuno secondo i suoi doveri di stato. Il laico (nel senso di “non consacrato”) sappia fare completamente il laico, anche, quindi nell’impegno pubblico, mentre il sacerdote sappia fare completamente il sacerdote, quindi non l’assistente sociale o l’imprenditore. In quest’ordine divino e naturale tra i ruoli nasce quell’ armonia, che, purtroppo, spesso manca perché uno dei due o entrambi non sono in grado di stare al posto da loro scelto. (N.d.r.)
Segnalazione del Centro Studi Federici
Pubblichiamo un brano del libro “I cristiani dimezzati” (Rusconi Editore, 1972) della scrittrice Orsola Nemi (Firenze, 11 giugno 1903 – La Spezia, 8 febbraio 1985).
Il testo descrive la mentalità laicista che ha pervaso la nostra epoca e che colpisce ogni ambiente, anche quello cattolico. A causa di questa mentalità, anche chi si proclama cattolico in ambito professionale, politico, associativo, ecc. non ricerca più, come dovrebbe, la diffusione del regno di Cristo nella società. Il rischio, denunciato dall’Autrice, è di ridurre il cattolicesimo a un’idea dissociata dalla realtà: un fallimento in vita e soprattutto nell’eternità.
 
I cristiani dimezzati
(…) «Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio». Gesù parla della moneta del tributo a Roma. Aveva già detto: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso». 

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La UE ha il dittatore. E non vi hanno avvertito

di Maurizio Blondet
Ancor prima di inaugurare il suo quarto mandato, Angela Merkel ha messo a segno un altro  colpo decisivo per l’assoluto potere tedesco in Europa: la nomina di Martin Selmayr, suo  uomo,  del CDU,  feroce anti-italiano, a Segretario Generale della Commissione Europea.   Una elevazione  per mezzo di trucchi all’apice  della burocrazia  burocratica insindacabile, vero governo e “deep state” della UE:  Selmayr ha sotto di sé 33 mila dipendenti; “duro, invasivo, autoritario, prevaricatore”,  per   le sue   mani passano obbligatoriamente tutti i dossier che contano; ovviamente è anche lui che fa le pulci ai bilanci nazionali, e il nostro non gli piace.   Sua caratteristica, l’arrogante e continua ingerenza e sconfinamento  nella politica propriamente detta: basta dire che questo burocrate da nessuno eletto sta imponendo come capolista del PPE (Partito Popolare Europeo)  il politico francese Michel Barnier, di cui lui stesso ha favorito l’ascesa (facendone il negoziatore della Brexit), con la scusa che Barnier è Macron-compatibile, ma in realtà perché è un burattino nelle sue mani.

(Il nuovo Hitler è il giovane dietro l’alcolista).

Come sempre quando il potere tedesco sconfina nell’illegalità, anche in questo caso la Merkel  non si è sporcata le mani direttamente;  ha fatto “promuovere” Selmayr da  Juncker.   L’illegalità sta nel fatto che Juncker dovrebbe nominare il segretario generale scegliendolo fra i  direttori generali o aggiunti; invece Selmayr era il suo capo di gabinetto, non aveva titolo di direttore. Un caso di nepotismo, ma in qualche modo a rovescio: Juncker, deve alle trame di Selmayr la sua ascesa a capo della Commissione, il “governo” della UE; lo ha letteralmente  “inventato” come candidato nel 2014. In cambio, Juncker – che sappiamo spesso ubriaco – ha sempre lasciato dirigere al suo servo-padrone  l’istituzione: infatti Juncker  “non ha mai presieduto una sola volta le riunioni di  gabinetto”, ha rivelato Libération: “e tutti quelli che vogliono accedere al presidente, compresi i capi di Stato e di governo, devono passare per Selmayr” . Continua a leggere

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Fake News: l'indagine di Enrica Perucchietti

Fake NewsSegnalazione Arianna Editrice

LA NUOVA INDAGINE DI ENRICA PERUCCHIETTI
DALLA MANIPOLAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA
ALLA POST-VERITA’: come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso
Dopo i successi di Governo GlobaleLa Fabbrica della Manipolazione e UnisexEnrica Perucchietti torna ad analizzare il rapporto tra i mezzi di comunicazione, il potere e le strategie del controllo sociale, mostrando come i primi a mentire all’opinione pubblica siano proprio i media mainstream.
Riprendendo e attualizzando le tematiche portanti del capolavoro di George Orwell, 1984, l’autrice mostra come la battaglia contro le fake news intenda reprimere il dissenso e censurare l’informazione indipendente, introducendo – di fatto – lo psicoreato e impedendo alle persone non solo di esprimersi, ma persino di pensare.
«Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti, suggerirci cosa pensare». 
Edward Bernays
Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: “Sempre più vicini allo psicoreato”
L’ultimo libro di Enrica Perucchietti può essere considerato un vero e proprio grido d’allarme. Parliamo di Fake News (Arianna Editrice), che si avvale della prefazione di Marcello Foa. La battaglia in corso contro le cosiddette fake news è, in realtà, per Perucchietti un ulteriore grande passo verso una forma moderna di psicoreato, voluta da forze governative che non accettano il pensiero controcorrente. Un tema super-bollente soprattutto in questi tempi dove il termine fake news è diventato quasi di moda ma dietro ci sono realtà e nuovi rischi non sempre di facile interpretazione. Il libro intende essere una bussola proprio per capire meglio “chi e cosa c’è dietro”, come testimonia l’intervista che abbiamo fatto all’autrice.
Perché questo libro? Come autrice affermata, quali sono le esigenze che l’hanno portata a scrivere questo nuovo saggio critico?
Negli ultimi anni ho approfondito sempre di più il tema della manipolazione e del controllo sociale. L’attuale battaglia globale contro le fake news si inserisce in questo ambito: ritengo infatti che sia una forma di strumentalizzazione per convincere l’opinione pubblica a introdurre il reato d’opinione e soprattutto censurare l’informazione alternativa che si svolge soprattutto sul web. Il potere oggi, come il Grande Fratello orwelliano, sottomette le menti dei cittadini tramite il “controllo della realtà” e niente deve sfuggire alle maglie del suo dominio onnipervasivo. Il potere, cioè svuota le menti dei cittadini per riempirle con i propri contenuti: chi si oppone, chi dissente viene accusato di “psicoreato”. Nel libro, mostro come molte tematiche affrontate da Orwell in 1984 si sono o si stanno concretizzando.
Oggi chi non si allinea al pensiero unico e al politicamente corretto viene infatti perseguitato, rischia la censura e in futuro, grazie alle proposte politiche di cui parlo ampiamente nel libro, verrà punito con sanzioni se non addirittura con l’arresto.

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"Strategia del carciofo" Il lavoro del Quirinale e lo scudo a Gentiloni

Come aveva previsto Matteo Castagna, nell’intervista di ieri, il Presidente Mattarella prende tempo, in attesa che il centrodestra cerchi alleati, tra i singoli deputati e senatori, per avere una maggioranza in Parlamento. Intanto, c’è Gentiloni che continua l’ordinaria amministrazione…(n.d.r.)
Per trovare la maggioranza si va per esclusione «Ora non muoverà un dito». Un premier già c’è…
di Massimiliano Scafi
L’Europa lo invoca: «Abbiamo fiducia nel presidente». Il centrodestra, da Salvini a Tajani, lo incoraggia: «Contiamo sulla sua saggezza e la sua capacità».
Pure Di Maio lo blandisce: «Il capo dello Stato agirà con autorevolezza». Tutti lo guardano, tutti lo cercano, tutti aspettano un suo cenno, un coniglio dal cilindro, e lui che fa? Nulla, perché nulla è esattamente la cosa migliore da fare adesso. «In questa fase non muoverà un dito», dicono dal Colle, perché così saranno i partiti a muoversi. Mattarella non ha «chiusure pregiudiziali», è neutrale e vuole rispettare le indicazioni dei cittadini, dirà la sua al momento giusto.
La dirà ad aprile, quando i gruppi che saliranno al Quirinale dovranno presentarsi con una proposta concreta, fatta di programmi e numeri. Lì, dopo la decantazione post-elettorale, si vedrà se si riuscirà ad estrarre da due non-maggioranze un governo da dare al Paese. Essere subito troppo attivi può solo far precipitare la situazione. Continua a leggere

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Viktor Orban: “Stop Soros!” (Sulla nuova iniziativa legislativa del governo ungherese)

di Dmitrij Sedov
Viktor Orban: “Stop Soros!” (Sulla nuova iniziativa legislativa del governo ungherese)
Fonte: Comedonchisciotte
Il governo ungherese ha presentato al parlamento un pacchetto di tre progetti legge contro l’immigrazione clandestina con denominazione generale «Stop Soros», ha riferito il 21 febbraio l’agenzia di stampa ungherese MTI. L’iniziativa di Budapest ha già causato preoccupazione negli ambienti governativi europei. Il significato generale di questa preoccupazione è stato espresso dal Frankfurter Allgemeine Zeitung tedesco: «Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban si considera l’ultimo baluardo dell’Europa di fronte alla vittoriosa marcia dell’Islam».
I progetti di legge intendono rafforzare il controllo statale sulle organizzazioni non governative con finanziamenti esteri che ricevono denaro dall’estero per oltre 24 mila euro. Tali ONG, secondo il documento, devono registrarsi come «organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri» e ogni anno fornire rapporti dettagliati sul movimento dei loro fondi. In caso di mancato rispetto di questi requisiti, l’organizzazione è soggetta a chiusura.
Nella maggior parte dei casi, si tratta di organizzazioni non governative che forniscono assistenza ai rifugiati del Medio Oriente e del Nord Africa o che fanno propaganda per l’allentamento legislativo, relativo al loro ingresso in Ungheria. Le nuove regole prevedono per le ONG una tassazione del 25% su tutte le sovvenzioni pervenute dall’estero. I loro collaboratori non saranno ammessi alla zona di frontiera [per la detenzione di immigrati istituita] a 8 km dal confine [ungherese]. La restrizione imposta temporaneamente prevede per l’accesso l’ottenimento di un’autorizzazione speciale, rilasciata dopo che il richiedente è stato controllato dai servizi speciali ungheresi.
Secondo il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, George Soros sta corrompendo le ONG locali, affinché sia indebolita la situazione interna nel Paese (e in altri Paesi europei) mediante l’afflusso di immigrati dai Paesi dell’Islam. Anche se in realtà non si tratta solo dell’attività di quest’anziano miliardario. Continua a leggere

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Elezioni 2018: il chiodo fisso

di Marcello Veneziani
Il chiodo fisso
Fonte: Marcello Veneziani
Ora che si è chiusa la campagna elettorale, anziché metterci a fare i conti della serva sul voto, preferiamo tirare un bilancio diverso e chiederci se c’è stata una battaglia sui valori, un conflitto su temi ideali, storici e politici.
Non c’è stato alcuno scontro tra progressisti e conservatori, tra destra e sinistra, tra culture politiche, tra idee liberali e idee sociali o addirittura socialiste. È sparito ogni riferimento al voto cattolico.
L’unico scontro è stato su fascismo e antifascismo. Per riprendere il tormentone della campagna elettorale, la Repubblica ha affidato allo psicanalista Massimo Recalcati il chiodo fisso antifascista, riassunto in un titolo che sembra scritto dalla scuola di mistica fascista: “L’immortale desiderio del fascismo”.
Un titolo apologetico all’apparenza, che sembra scritto da un invasato del fascismo come categoria dello spirito e valore perenne. In realtà Recalcati – come dice il suo cognome – ricalcava lo schema del fascismo eterno, fissato dall’ideologo Umberto Eco; un tema che ai tempi di Stalin si chiamava “l’eterna reazione in agguato”.
Il fascismo immortale come alibi per l’antifascismo immorale. Continua a leggere

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Tempora et mores

Segnalazione di Radioromalibera.org 
di Lorenzo Benedetti
Trento, dicembre 1545: si apre, nella solenne cornice della cattedrale di san Vigilio, il diciannovesimo Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, destinato a divenire un caposaldo nella storia del mondo e a definire con chiarezza e rigore aspetti dottrinali, teologici, disciplinari, gerarchici all’alba dell’Età moderna. L’assemblea dei vescovi, convocata da Paolo III e riunitasi per quasi vent’anni, definì la teoria della giustificazione, ribadì la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, creò i seminari, condannò le tesi eretiche dei riformati, regolò i Sacramenti istituiti da Gesù stesso come insegna la Tradizione: un momento epocale nella vicenda del Cristianesimo, che vide convergere proprio in Trentino le menti più illuminate del tempo «a lode e gloria di Dio, ad accrescimento della fede e religione cristiana», come scrisse Joseph Hergenröther.
Trento ed il suo territorio sono da sempre stati un crocevia di uomini, eserciti, culture, idee, ma la regione ha incessantemente mantenuto integre le proprie tradizioni e la propria identità: per questo fu scelta, ad esempio, come sede del concilio deputato a ricomporre lo scisma luterano, in virtù della posizione intermedia tra l’Italia e la Mitteleuropa, centro equidistante dai Paesi coinvolti nell’assise, nonché per la sua provata fedeltà al papato. Continua a leggere

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Favino accusato di “omofobia”, vittima della realtà e del “gender diktat”

Segnalazione di Osservatorio Gender
di Rodolfo de Mattei
Dalle stelle alle stalle per una “inopportuna” battuta “omofoba”? Questa sembra essere la surreale parabola di Pierfrancesco Favino, rivelazione (nei panni dello showman) e autentico mattatore della 68° edizione del Festival di Sanremo, che rischia di veder vanificata la sua, fin qui, applauditissima conduzione della kermesse canora per via di una divertente gag in cui, nei panni di Steve Jobs, ha osato ironizzare su un “mostro sacro” del pantheon LGBT come Conchita Wurst.
A scatenare le ire della comunità omosessuale è stato infatti lo sketch, inscenato insieme alla spalla Rolando Ravello, in cui Favino / Jobs, presentando un nuovo prodotto tecnologico, BaglionONE, ha mostrato una foto della drag queen barbuta Tom Neuwirth, in arte Conchita Wurst, vincitrice del’Eurovision Song Contest 2014, commentando così:

Molti si lamentano del Festival di Sanremo, ma devo dire che da quando sono andato all’Eurovision ho scoperto che c’è di peggio“.

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