Macerata, nigeriano spaccia a studente minorenne. Guarda chi è…

Trovato con la droga in casa, “il giudice, convalidato l’arresto, ha deciso di non applicare alcuna misura e il 29enne è tornato libero”

Macerata, spaccia ad uno studente minorenne, nigeriano finisce in manette. Ma evidentemente poco dopo è già fuori, visto che la notizia, vecchia (è datata 4 febbraio 2017 ed è apparsa su giornale on line Cronachemaceratesi.it), riguarda un “richiedente asilo” a nome Innocent Oseghale, il nigeriano arrestato per aver fatto a pezzi Pamela Mastropietro!
L’uomo, anzicché essere espulso, era dunque già stato arrestato per spaccio ma, riferisce il giornale telematico, il giorno dopo “era tornato libero al termine dell’udienza di convalida svolta al tribunale di Macerata”. Come se non bastasse, a casa dell’uomo gli agenti avevano trovato “quattro involucri in cellophane, nascosti nelle tasche di un paio di pantaloni che erano in un armadio. Gli involucri, termosaldati, contenevano 22 grammi di marijuana. Il 29enne è stato arrestato e messo ai domiciliari. Il giudice, convalidato l’arresto, ha deciso di non applicare alcuna misura e il 29enne è tornato libero”.
E nonostante tutto questo, in barba alla vendita di veleno ai ragazzini delle scuole, ai Giardini Diaz, Oseghale era ed è ancora in Italia. Se anziché essere una tragedia, questo fosse uno sketch di Crozza verrebbe da dire: “Cosa aspettano a rimpatriarlo, che ammazzi qualcuno? Ah, no…”.

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Uno dei feriti da Traini fugge dall'ospedale: è giallo sulle ragioni

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Perché il migrante ferito da Traini, è fuggito dall’ospedale? Se avesse qualche precedente, o peggio, la beffa sarebbe atroce…

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«Verona sottovaluta e nega mafia»

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Noi, in particolare con l’impegno del nostro Responsabile Matteo Castagna, sin dal 2014. lavoriamo per denunciare ciò che ci appare anomalo, sebbene vi sia una certa percezione di impotenza e, certamente, di sottovalutazione del fenomeno e della “mentalità mafiosa” che è l’anticamera del sistema mafioso. Forse si deve alla trasmissione Report il grosso merito di aver sollevato il problema al grande pubblico. (N.d.R.)

La mafia a Verona? Sottovalutata e minimizzata ai livelli del negazionismo. Questa, scrive Laura tedesco sul Corriere del Veneto nell’edizione di Verona a pagina 4, la relazione finale della Commissione parlamentare Antimafia emessa in seguito alla missione effettuata in terra scaligera a fine marzo 2015. Il documento tutt’ora in fase di discussione e approvazione, raccoglie le analisi di 4 anni di lavoro sull’intero territorio nazionale. Tra le province venete Verona è l’unica espressamente citata. Secondo la relazione clan e cosche si sarebbero ormai infiltrate profondamente nel tessuto imprenditoriale veronese. Un allarme già lanciato nel 2015 dalla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi e che aveva suscitato le dure reazioni dell’allora sindaco Flavio Tosi.

Il documento denuncia un atteggiamento generalizzato incline alla sottovalutazione del fenomeno, al punto da sconfinare nel negazionismo. Verona infine figura anche nell’elenco Dia delle otto città italianemaggiormente interessate dalla presenza della mafia nigeriana che gestisce traffici di droga e di esseri umani. Per quanto riguarda il Veneto più in generale, la Commissione punta invece il dito contro il mancato coordinamento e scambio di informazioni tra le attività investigative delle procure circondariali e le procure distrettuali.
Fonte: https://www.vvox.it/2018/02/07/commissione-verona-mafia-sottovalutata-negata/ Continua a leggere

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Se dai del «servo sciocco» a qualcuno, ora finisci a processo

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Strano Paese davvero, l’Italia. Un Paese in cui si può tranquillamente umiliare qualcuno pubblicamente, magari postando video hard privati e offendendo la vittima sui social a suon di epiteti irripetibili senza pagarne le conseguenze, e non si può invece in un libro esprimere un giudizio, un’opinione peraltro pacata e non aggressiva, verso un gruppo di

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PER AIUTARE CONCRETAMENTE L’AMICO DANILO:

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La fase più dura della guerra in Siria

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Segnalazione di F.F.
L’inviato dell’Independent Robert Fisk, da poco tornato da un reportage in Siria, ha scritto che le guerre, quando stanno per concludersi, diventano più pericolose. Il caso siriano ne è un esempio. Come abbiamo scritto tempo faBashar al Assad, salvo eventi eclatanti, ha ormai vinto la guerra. La partita contro lo Stato islamico è ormai chiusa e i ribelli sono asserragliati essenzialmente nella provincia di Idlib, a Daraa e al confine con la Giordania.
L’operazione turca “Ramoscello d’olivo“, iniziata il 20 gennaio scorso, prosegue anche grazie alla bassa manovalanza dell’Esercito siriano libero, usato prima da Recep Tayyip Erdogan per combattere contro Damasco e ora riciclato contro i curdi.
I curdi siriani ritengono che la luce verde a questa operazione sia arrivata dopo un accordo tra Putin e il Reìs che prevederebbe per Mosca il via libera per eliminare i ribelli asserragliati a Idlib. In questo modo, secondo Alberto Negri, “i curdi sarebbero stati traditi due volte. Dagli americani che dopo averli usati nell’assedio di Raqqa contro l’Isis adesso li lasciano come bersaglio della Turchia. Ma anche dalla Russia che comunque ha sempre fornito uno storico sostegno ai curdi, in particolare del Pkk, storico partito marxista-leninista che per altro da diverso tempo ha abbandonato la versione ideologica più ortodossa per abbracciare una visione più aderente alla realtà sociale del Medio Oriente”. Continua a leggere

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SIRIA: IL DELEGATO ONU LEGITTIMA IL CONGRESSO DI SOCI. BEL COLPO DI STAFFAN DE MISTURA

di Maurizio Blondet

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Mi commuove  la foto di Staffan De Mistura a Sochi  mentre, circondato dai delegati  che rappresentano quasi tutte le componenti delle comunità, partiti, religioni della Siria, riconosce – a nome …

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La neochiesa conciliare getta la maschera

Dopo la notizia riportata da La Stampa il 3/2/2018 e ripresa anche da noi: Lezioni di fedeltà per i fidanzati gay. La diocesi: ritiro spirituale in convento
Segnalazione di www.unavox.it 
di Belvecchio


Nosiglia concelebra con i suoi preti
 
MA CHI SERVONO COSTORO?
Anno dopo anno abbiamo parlato di cervello all’ammasso, di volontaria rinuncia all’uso dell’intelligenza, di deviazione dottrinale e di soggezione al mondo, ed eravamo convinti di star denunciando a sufficienza la deriva che ha intrapreso questa neochiesa abortita dal Vaticano II.
Cinquant’anni sono passati da quando le gerarchie ancora cattoliche decisero di stravolgere ogni cosa e iniziare un percorso che portasse dalla teolatria alla omolatria, capovolgendo ogni cosa che ci era stata insegnata da Nostro Signore e ci era stata trasmessa dagli Apostoli.
In questi cinquant’anni, passo dopo passo, è stata inventata una nuova religione che non rende più culto a Dio, ma all’uomo.
Era inevitabile: percorrendo questa strada in discesa, che invece di mirare al Cielo guarda con sempre più compiacenza alla terra… era inevitabile la sempre più profonda immersione nella terra, nell’umano, fino a spingersi nel profondo e nell’infraumano, nel subumano. Non più in alto, verso le vette che sfiorano il cielo, ma in basso, verso gli abissi che lambiscono l’inferno.
Ed alla fine eccoci arrivati: a Torino preti e vescovi gettano la maschera e confessano a tutti che l’inferno, non solo l’hanno lambito, ma ci sono entrati a pieno titolo, compiaciuti, si sono prostrati ai piedi di Belzebù e sono ritornati in Curia ad amministrare il culto del demonio.
Un lungo percorso, confessa il prete incaricato: dal cardinale Poletto a Monsignor Nosiglia, ma infine il primo passo è stato fatto: benedizione curiale per gli omosessuali, e ritiro in convento per dei moderni diabolici esercizi spirituali nel corso dei quali si istruiranno meglio gli omosessuali a fare gli omosessuali, amandosi fedelmente con la benedizione delle autorità ecclesiastiche, che con l’occasione offriranno loro ogni maledizione elargita dal demonio e prenoteranno loro un posto nelle tenebre esteriori, dove sarà pianto e stridore di denti.
Il prete benedice-maledice, il vescovo benedice-maledice, gli interessati sono compiaciuti perché non sanno cosa li aspetta nell’aldilà e il demonio si frega le mani perché è riuscito a fare un altro passo avanti, con tanto di paramenti vescovili.
Ovviamente, il diabolico ritiro spirituale si terrà in un convento di suore, perché non si dica mai che il vescovo non abbia pensato a predisporre anche la demonizzazione delle religiose… sarebbe stata un’ingiusta discriminazione… non solo i preti indemoniati, anche le suore vanno debitamente infettate e aiutate a portarsi al servizio del demonio.
E per non farsi mancare niente, il diabolico ritiro si terrà il 24 e il 25 febbraio, rispettivamente festa di San Mattia Apostolo e seconda Domenica di Quaresima, perché non si dica che non si tratti di un vero ritiro penitenziale, dove i nuovi preti della nuova chiesa conciliare faranno battere il petto agli omosessuali per aver osato credere in Dio e li inizieranno al vero culto del demonio: raccontando loro, come dice il prete incaricato della bestemmia, «del valore della fedeltà e dell’amore, alla luce del messaggio biblico», ovviamente del “messaggio biblico” demoniaco.
Il l’insegnamento bi-millenario della vera Chiesa di Cristo? «un controsenso» dichiara il nuovo prete moderno al servizio di Satana, … la Chiesa deve «fare una riflessione sul valore dell’affettività omosessuale».
Quante volte abbiamo ricordato l’abominio della desolazione che sarà nel luogo santo, di cui parla Gesù stesso (Mt. 24, 15), e sempre si è formata in noi una vaga idea di quello che avrebbe potuto rappresentare, ebbene, questa diabolica iniziativa della diocesi di Torino ce ne fornisce un esempio pratico ed eloquente: il vizio condannato da Dio, il peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio, portato in trionfo in convento e sublimato ad onore e gloria di Satana.
Ci siamo arrivati: la neochiesa conciliare ha gettato la maschera e ci dice apertamente che non è più al servizio del vero Dio, ma è al servizio del demonio e spiana la strada all’avvento dell’Anticristo.
Non serve altro commento, né altra conclusione: ogni vero credente in Cristo, se vuole preservare la salvezza della sua anima, deve fuggire come la peste questa nuova chiesa del demonio, con i suoi falsi preti, i suoi falsi vescovi e i suoi falsi papi.
Vade retro Satana!

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Libro-denuncia di un antropologo: il politicamente corretto uccide la libertà

di Lisa Turri 
Libro-denuncia di un antropologo: il politicamente corretto uccide la libertà
Fonte: Secolo d’Italia
Nella civile e progredita Svezia, se affermi che le politiche dell’integrazione sono state fallimentari, vieni bollato come razzista e fascista. E’ accaduto nel 1997 alla moglie dell’antropologo americano Jonathan Friedman che ne ha tratto spunto per un suo saggio che farà discutere, Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime (Meltemi), ora disponibile in italiano. Friedman insegna all’università di Lund e, come già prima di lui la moglie,  è a sua volta considerato un pericoloso reazionario.
Intervistato da Elisabetta Rosaspina per La Lettura, l’inserto culturale del Corriere della sera, Friedman osserva: “Lo so, mi accusano di essere un fascista. Posso assicurare che non è assolutamente il caso: al contrario. Ma ciò conferma la tesi di fondo del mio libro: il politicamente corretto emerge in periodi storici di grande suscettibilità, quando sono in corso trasformazioni della società secondo progetti di alcune élite, come la sinistra borghese, insicure delle loro stesse posizioni”. Friedman denuncia il fatto che proprio nel mondo accademico la situazione sta divenendo insostenibile, e cita il caso di un docente di Harvard accusato di sessismo negli anni Novanta per avere citato nel suo libro di testo una riga della poesia Don Juan di Byron. Alla fine il rischio è di censurare la ricerca perché “se vuoi essere politicamente corretto finisci per importi dei limiti nelle domande”. Continua a leggere

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Macerata, l'eterogenesi dei fini

di Marcello Foa
Macerata, l'eterogenesi dei fini
Fonte: Marcello Foa
Questa mattina ho partecipato alla puntata di Omnibus su La 7, condotta da Frediano Finucci, e dedicata ai fatti di Macerata. Puntata vivacissima durante la quale ho contestato le tesi di alcuni ospiti, in particolare dell’esponente della lista Più Europa della Bonino Piercamillo Falasca e dello scrittore Fulvio Abbate. In particolare disapprovo il tentativo di criminalizzare chiunque abbia delle riserve sull’immigrazione incontrollata, perché è questo discorso che sta emergendo a sinistra e sostenuto dalla narrativa di molti media, a dispetto del fatto che l’immigrazione sia considerata una minaccia dal 60% degli italiani, come emerso dai sondaggi spiegati in studio  da Elena Melchioni. Lo scopo del mondo “progressista” è di cambiare il giudizio collettivo, facendo leva sul senso di colpa e lasciando intendere che il gesto di Luca Traini non sia quello di un disadattato squilibrato, come io ritengo, bensì il sintomo di un rinascente fascismo in Italia. Continua a leggere

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