Verona – Centro accoglienza senza "Sky" Scoppia rivolta degli immigrati

Un gruppo di 20 profughi si è riunito all’esterno del Cas dove ha dato vita alla protesta con tanto di cartellone
di Simona Dirutigliano
Questa ancora mancava e per quanto assurdo possa sembrare, è tutto vero. È accaduto a Trevenzuolo presso il Cas di Roncolevà, nel veronese.
Come riporta la Gazzetta di Mantova, ieri mattina un gruppo di 20 profughi si è riunito all’esterno del Cas dove ha dato vita alla protesta con tanto di cartellone – un pezzo di cartone – sul quale i migranti hanno scritto: “Non vogliamo l’Anastasia” ovvero la coordinatrice della cooperativa. Come se non bastasse gli esuli hanno anche ben pensato di manomettere il contatore dell’energia così da bloccare il cancello, bloccato anche con carrelli ed un dondolo da giardino, e quindi impedire agli operatori di entrare.
È stato necessario l’intervento del comandante della stazione dei Carabinieri di Isola della Scala che, attraverso un interprete, ha convinto i migranti a calmarsi spiegando le loro motivazioni. Partite di calcio su Sky e il cibo, questi i problemi. Islao Petrarca presidente della cooperativa versoprobo ha deciso di agire ragionevolmente: “Forniamo quello che dobbiamo fornire; anzi, in certi casi, anche di più. Ma non il superfluo. Non abbiamo alcuna intenzione di soddisfare richieste infantili”. Continua a leggere

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La marcia antifascista di Macerata? Disgustosa

di Nicola Porro

https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2018/02/marcia-antifascista.jpg

D-i-s-g-u-s-t-o-s-i. Ecco come definisco i cori e gli striscioni della manifestazione antifascista a Macerata. Capirete meglio i motivi vedendo questo breve video nel quale, con toni accesi, parlo del coro “da Trieste in giù” (02:00), delle foibe (03:01) e dell’orrore perpetrato dai nigeriani. Continua la lettura Macerata, quelle dichiarazioni e quel business che… Sui fatti …

CONTINUA SU: https://www.nicolaporro.it/la-marcia-antifascista-macerata-disgustosa/ Continua a leggere

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Piacenza, violenze antifasciste: carabiniere cade e lo pestano

Immagini choc da Piacenza, dove era in programma un corteo contro CasaPound. Un carabiniere è stato circondato e pestato dai collettivi
di Claudio Cartaldo
Il carabiniere stava indietreggiando insieme ai commilitoni di fronte alla violenza dei manifestanti quando è inciampato ed è stato circondato dagli antagonisti. Lo hanno colpito con calci, pugni e bastoni.
Poi usando lo scudo lo hanno pestato con violenza in faccia. Solo dopo qualche interminabile secondo il militare è riuscito a sottrarsi al linciaggio. Ferito, è stato portato all’ospedale per curare i diversi traumi riportati (guarda il video choc).
Piacenza ha vissuto lunghi minuti di tensione. Al corteo antifascista erano presenti giovani, immigrati, centri sociali e lavoratori. Molti di loro armati di aste e sassi. L’occasione era l’apertura in città della prima sede di CasaPound (“La faremo chiudere”, cantavano in coro i manifestanti). Il corteo è partito dalla stazione ed era diretto verso il centro. Il questore aveva autorizzato un percorso stabilito, ma i manifestanti hanno cercato di deviare e ne sono nati scontri con le forze dell’ordine. La polizia è stata costretta a reagire agli attacchi con lacrimogeni e colpi di manganello. “Via fascisti e polizia”, hanno urlato i collettivi. La tensione è salita ancor di più una volta arrivati in centro. Ed è qui che il carabiniere è finito vittima del raid ed è finito in ospedale per i numerosi traumi riportati. Anche un giornalista è stato ferito da un sasso. Continua a leggere

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Macerata, sinistra infoiba il ricordo. Cori choc: "Ma che belle son le foibe"

Un fine settimana in cui i cortei di Macerata e Piacenza si sono trasformati in violenze e negazionismo della tragedia delle Foibe. Ecco la dimostrazione di chi sono realmente i democratici, pluralisti e benpensanti in Italia…(N.d.R.)
Cori choc contro le vittime delle foibe durante la manifestazione antifascista di Macerata: “Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”
di Giuseppe De Lorenzo e Marco Vassallo
“Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”. Inneggiano alla tragedia degli italiani esuli dell’Istria e della Dalmazia.
E lo fanno durante quello che dovrebbe essere un corteo antifascista, contro la violenza e le discriminazioni. Durante la manifestazione a Macerata contro la folle caccia all’immigrato di Luca Traini, la sinistra ci casca ancora. E sulle note di una canzone della Carrà, gli antagonisti di “Aktion Antifaschisriche” e i centri sociali del Nord Est deturpano il Ricordo di chi fuggì dalle vessazioni del regime di Tito. Vicino a loro (senza intonare il canto) sventolano le bandiere dell’Anpi, di Emergency, di Libera, della Fiom, dell’Arci, di Rifondazione comunista, di Potere al popolo e di alcune associazioni di migranti. Continua a leggere

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La memoria infoibata: i crimini comunisti a Isola d’Istria

Segnalazione del Centro Studi Federici

Elenco degli scomparsi da Isola d’Istria dal 1943 al 1945 
 
(…) Negli appunti che Luigi Drioli, mio padre, ha lasciato per ricordare le nefandezze di quei tristi giorni compare una lista di persone che sono state arrestate e torturate dai titini e delle quali non si è mai saputo con certezza la loro fine. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che non avevano responsabilità specifiche e a loro carico non c’erano accuse: alcune svolgevano il lavoro di guardie municipali, di dipendenti comunali, di operai, di sindacalisti, di vigili del fuoco, e tanti provenivano da varie parti d’Italia ed erano comandati a svolgere il loro lavoro a Isola d’Istria nelle varie amministrazioni. Alcuni arresti, con le loro tragiche conseguenze, sono anche avvenuti a guerra finita, in tempo di pace, senza alcuna giustificazione. Penso che la lista sia incompleta e porti qualche inesattezza, ma purtroppo sono trascorsi troppi anni e non sono riuscita a rintracciare persone presenti in quell’epoca. Parecchi dati e alcuni nomi li ho aggiunti dopo varie ricerche effettuate (…). Vittorina (Grazia) Drioli.
 
Attilio Benvenuti detto Furia
Nato il 28 agosto 1899. Arrestato a Trieste il 7 maggio 1945 in piazza Venezia. Tradotto al carcere dei Gesuiti. Trasferito a Isola d’Istria e Capodistria. Poi scomparso.
Sul sito www.isfida.it si legge: BENVENUTI Attilio (detto Furia) fu Almerigo e fu Anna Paoli, nato a Isola d’Istria il 28-9-1899. Arrestato a Trieste piazza Venezia il 5-5-1945 e deportato per ignota destinazione. Notizie fornite dalla moglie Ada Mossut abitante a Trieste in via Vercellio n.9 presso Borsatti. 

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10 Febbraio: la Verità non può essere infoibata

Risultati immagini per la memoria non si infoibaDOMANI, SABATO 10 FEBBRAIO GIORNATA DEL RICORDO DELLE VITTIME DELLE FOIBE
segnalazione del Centro Studi Federici

Il silenzio vigliacco sui 50 preti e frati massacrati dai partigiani comunisti nelle foibe: queste vittime non interessano ai professionisti della memoria, forse perché erano al servizio della Chiesa Cattolica e non della Sinagoga.
 
I sacerdoti massacrati nelle foibe
Fra le molte e molte migliaia di assassinati nelle foibe vi furono almeno 50 sacerdoti. Ranieri Ponis ha dedicato alla vicenda una monografia, intitolata “Storie di preti dell’Istria uccisi per cancellare la loro fede”, pubblicata dalla Litografia Zenit.
Gli invasori slavi difatti cercarono di colpire anzitutto coloro che erano a vario modo parte della classe dirigente italiana o comunque punti di riferimento e di aggregazione, quali gli intellettuali, i politici, gli imprenditori, gli insegnanti, gli ecclesiastici.
L’odio nei confronti di questi ultimi derivava anche dalle convinzioni ideologiche dei partigiani jugoslavi, essendo Tito all’epoca stretto alleato di Stalin.
Dopo il totale annullamento di ogni organo civile e militare italiano in Venezia Giulia e Dalmazia, erano rimasti sul posto soltanto vescovi e sacerdoti in grado di rappresentare la popolazione italiana, la quale era solitamente molto religiosa.
È indubbio che, fra le cause che indussero all’Esodo gli Italiani della Venezia Giulia, un ruolo importante lo abbia svolto la persecuzione religiosa, che fu portata avanti anche con il preciso intento di spingere gli Italiani ad andarsene.

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Revisionismo, ultimo atto "L'Anpi nasconde la storia"

Polemiche per un’iniziativa dei partigiani a Sedriano. Il centrodestra attacca sulla stele di piazza Repubblica
di Alberto Giannoni
Viene inaugurato oggi, dal municipio 4, il primo monumento dedicato alle vittime delle foibe a Milano. Ed è tutto un fiorire di iniziative, nelle Zone governate dal centrodestra.
La stele che dovrebbe essere posta in piazza della Repubblica invece, ancora non si vede, anche se in Comune annunciano un imminente incontro per sbloccare uno stallo che si protrae da anni.
La storia del ricordo è anche storia di polemiche. I massacri delle foibe e l’esodo degli istriani-dalmati sono stati a lungo sottaciuti o negati, per ragioni politiche. L’antico tabù della sinistra ha continuato a produrre silenzi, o peggio gaffe, provocazioni e revisionismi. E un caso del genere sembra anche quello di Sedriano, dove per il 9 febbraio viene organizzata un’iniziativa in cui, secondo il centrodestra, la storia delle foibe viene accostata al fascismo. «È davvero vergognoso – commenta l’eurodeputato di Forza Italia Stefano Maullu – che l’Anpi cerchi di nascondere le responsabilità del comunismo: l’Anpi ha organizzato un convegno dal titolo “Fascismo, Foibe, Esodo”, evitando in tutti i modi di alludere alle uccisioni e agli omicidi perpetrati dai comunisti». Continua a leggere

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Roma, la Basilica di S. Pietro sarà profanata dai vespri degli eretici anglicani

ECUMANIA BLASFEMA E ANTICATTOLICA

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2016/11/25/VaticanInsider/Foto/RitagliWeb/4WK34KM56364-kzeF-U11001178262998SmB-1024x576%40LaStampa.it.jpg

La celebrazione in programma il 13 marzo, in occasione del cinquantesimo anniversario del dialogo tra Chiesa cattolica (conciliare, n.d.r.) e anglicana

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http://www.lastampa.it/2017/02/07/vaticaninsider/ita/news/nella-basilica-di-san-pietro-per-la-prima-volta-i-vespri-anglicani-zaHvZUQXpFfr2NVBEJZLIP/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook Continua a leggere

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Torino: troppo clamore, rinviato il ritiro spirituale per omosessuali

https://www.avvenire.it/c/2018/PublishingImages/04174fc4af60430aaf455d1e065ce223/juzzolo133_59106508.jpg

L’arcivescovo (conciliare, n.d.r.) Nosiglia: contro l’iniziativa parole tendenziose. A rischio persone con situazioni dolorose e delicate

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https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/rinviato-ritiro-spirituale-per-omosessuali-torino?utm_content=bufferf5918&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer Continua a leggere

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La fumata del 4 Marzo si annuncia nera

di Giulietto Chiesa
A meno di un mese dal voto del 4 marzo è ormai chiaro che queste prossime elezioni politiche produrranno un parlamento, per quanto illegale, ma non produrranno un governo. Non ci sarà una maggioranza per guidare il paese.
Lo dicono tutti: lo dice Berlusconi, lo dice Renzi, lo ipotizzano i commentatori dei grandi media. Si delinea un risultato politico nullo. Chi non lo dice, per ragioni tattiche, lo pensa. Nessuno è sicuro di una maggioranza, figuriamoci di un incarico.
I sondaggi sono sempre meno credibili, mentre un buon terzo dell’elettorato si dice contrario ad andare a votare. In realtà sono molti di più di un terzo quelli che non voteranno, in segno di protesta contro la classe politica che, in queste ultime settimane, sta dando segni di vero e proprio marasma, tra scotri di promesse roboanti di svolta alle quali nessuno crede.

Matteo Renzi e Barack Obama
© AP PHOTO/ J. DAVID AKE

Ma la percezione dello stato delle cose è ormai generale. La destra — che pretende di essere in vantaggio nei consensi — non è affatto sicura del fatto suo. Incombe sull’alleanza di destra “a quattro gambe” attorno a Berlusconi (per ora non candidabile a premier) la minaccia di una rapida spaccatura tra Forza Italia e la Lega di Salvini. Il quale, malgrado l’alleanza, si presenta in tuttii dibattiti televisivi con posizioni assai diverse da quelle di Berlusconi. Non trascurando di dire, ogni tre parole, che, se prenderà “un solo voto di più”, sarà lui il capo del governo.Un’alleanza, dunque, che potrebbe finire al primo posto (ma sicuramente senza una maggioranza parlamentare), ma ritrovarsi spaccata subito dopo il voto. E le preoccupazioni non finiscono qui. Come fare il governo da soli (se questo fosse l’esito)? Su questo interrogativo i mali di testa diventano lancinanti. Tutti sanno che l’ipotesi di partenza era un nuovo “patto del Nazareno” tra Forza Italia e Matteo Renzi, capo del Partito Democratico. Ma ora? Di nuovo i sondaggi danno il PD in caduta libera. Un’alleanza con Berlusconi da solo non avrebbe i numeri. Con Berlusconi più Salvini non avrebbe né i numeri né una qualche decenza. Per divergenze di intenzioni troppo grandi su temi come l’Europa e l’economia. Sulla sinistra del PD pesa l’incognita della nuova coalizione di “Liberi e Uniti” (LEU), prodotto della scissione del partito di Renzi. Quanti voti gli porterà via? Nessuno può prevederlo, ma sarà un’emorragia di almeno il 5%. Mortale per il nuovo patto Renzi-Berlusconi. E, in ogni caso, LEU dichiara la sua totale indisponibilità a una intesa con la destra e, pertanto non farà la portatrice d’acqua a Renzi, al quale ha appena sbattuto la porta in faccia.

Tutti, poi, temendo il giudizio degli elettori, dichiarano di non volere “inciuci”, cioè escludono le alleanze alle quali, in realtà, tutti pensano. E allora? Non viene fuori nessuna maggioranza da qualunque parte si guardi il mosaico. Il M5S, dal canto suo, ripete che non farà alleanze con nessuno. Se finisse primo, dunque, sarebbe da solo. E allora? Allora, in caso di incarico (sicuramente”spericolato”) che, in tal caso, il Presidente della Repubblica, potrebbe affidargli, andrebbe in Parlamento sventolando il suo programma e chiedendo “convergenze” in tutte le direzioni. Essendo evidente che nessuno “convergerà”. sebbene il M5S dia l’impressione di voler proporre un governo “anestetizzato” per uscire da una opposizione altrettanto “anestetizzata”. Ma è chiaro che “non vuole vincere”, perché, se vincesse, dovrebbe subito dopo prendere atto di non avere una maggioranza.Qualcuno avanza l’ipotesi, davvero avventurosa, di un’alleanza tra la Lega, — che abbandona Berlusconi — e il Movimento 5 Stelle. Ma, a parte i numeri, che dovrebbero diventare assai diversi da quelli che si prevedono, e che rendono assai ipotetica una tale maggioranza di governo, c’è il destino degli uni e degli altri. Una tale alleanza, tenendo conto delle grandi diversità di composizione del corpo elettorale dei due partiti, potrebbe segnare negativamente il destino di entrambi. Troppo rischiosa sia per Salvini che per Di Maio. E poi è evidente che una tale alleanza (o “convergenza”, come dice Di Maio) durerebbe al più qualche settimana. E poi si tornerebbe d’accapo.

LEU più 5 Stelle? A meno di un exploit fantastico (che nessuno ormai prevede) di entrambi, la maggioranza non c’è neanche in sogno. Altri outsiders non sono visibili all’orizzonte, anche perché i media non vogliono disturbatori che agitino le acque di questa palude. E dunque fanno parlare solo quelli che stanno già in Parlamento. La cacofonia è già al suo apice anche senza i disturbatori del coro stonato.Come se ne esce? Tornando alle urne a ottobre. Cioè il 4 marzo sarà solo una tappa. Ci vorrà dunque un governo di transizione. Tutti pensano a Gentiloni e c’è da giurarci che ci pensi anche il Presidente Mattarella. Ma prima di arrivare alle nuove elezioni di ottobre, ci vorrà una nuova legge elettorale. L’attuale è palesemente anticostituzionale e tutti lo sanno. Come farla? Per ora nessuno ci pensa: i grattacapi attuali sono più che sufficienti. Il nervosismo aumenta. Molti interpretano la sparatoria di Macerata, — dove un fascista dichiarato ha cercato di uccidere a colpi di pistola diversi immigrati di pelle nera — come un pesante segno dell’aggraversi della tensione sociale. Che è ormai una sommatoria di tensioni: da quella degli immigrati, a quella economica, a quella della disoccupazione e della povertà diffusa, oltre all’assenza di nuovi posti di lavoro. E il diluvio di promesse produce insofferenza e protesta.
L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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