Nuova Serie TV su Padre Brown con baci tra donne, propaganda dell'eutanasia, ecc.

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Il prete detective affronta il tutto con un moralismo rassegnato che non appartiene alla lucida razionalità dell’originale uscito dalla penna di Chesterton (molto meglio la serie tv degli anni ’70 con Renato Rachel)
di Rino Cammilleri

(LETTURA AUTOMATICA)
E’ partita la sesta stagione dei telefilm su Padre Brown e mi sono disposto a guardarla come le precedenti. Gli attori sono gli stessi delle varie stagioni: Mark Williams, che fa il protagonista, e i comprimari fissi Mrs Bridgette McCarty (Sorcha Cusacks), l’autista Sid Carter (Alex Price), il sergente Goodfellow (John Burton) e Penelope (Emer Kenny) che ha preso il posto di lady Felicia Montague (Nancy Carrol), partita per il Sudafrica nella quarta stagione.
Nella nuova serie Penelope appare ingrassata, quantunque l’espressività dell’attrice sia inalterata. Pazienza: era la più carina. I telefilm sono nel complesso gradevoli, anche se manca quel quid che solo Chesterton sapeva dare. Infatti, la serie è solo ispirata al personaggio creato da Gilbert K. Chesterton. Il risultato è che un prete cattolico diventa detective, con storie che tengono presente che, appunto, si tratta di un prete cattolico nell’Inghilterra anglicana dei primi anni Cinquanta. Naturalmente, gli autori non hanno il genio letterario di Chesterton né, figurarsi, la sua preparazione teologica. Continua a leggere

Condividi

Svezia: vietato insegnare all'Università che uomini e donne sono biologicamente diversi

Segnalazione Redazione BastaBugie

Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): in India l’omosessualità non è più reato, bandiera arcobaleno all’ambasciata italiana in Spagna, la Massoneria apre ai trans
di Caterina Giojelli

(LETTURA AUTOMATICA)
Germund Hesslow è professore di neurofisiologia a Lund, in Svezia, ed è anche sotto inchiesta per avere affermato che esistono differenze biologiche tra maschi e femmine. Non solo: quando è stato invitato a ritirare subito queste affermazioni «transfobiche» e «antifemministe» si è rifiutato di fare marcia indietro. Il fattaccio si è consumato durante una lezione del suo corso “Heritage and Environment”, nel corso della quale Hesslow ha citato uno studio secondo il quale le differenze tra uomini e donne sono «biologicamente fondate», quindi entrambi i generi non possono essere considerati come «soli costrutti sociali».
L’IRA DEGLI STUDENTI
Accusato dagli studenti di aver pronunciato affermazioni incompatibili con la “value base” svedese (che richiede a tutte le scuole del paese di aderire a una politica etica comune, che include valori come egualitarismo, libertà individuale e uguaglianza dei sessi), al professore è stato chiesto dai vertici dell’Università di scusarsi pubblicamente. A quel punto Hesslow si è rivolto alla Academic Rights Watch (fondata per monitorare i tentativi di limitare i diritti fondamentali di insegnanti e ricercatori) col dubbio che qualcuno volesse rimuoverlo dal suo corso.
Secondo l’Arw i problemi del professore sono iniziati quando una studentessa ha inviato una mail a un altro docente dell’università lamentandosi: «Perché non possiamo avere un docente con le competenze giuste sull’argomento?». La ragazza ritiene che le differenze biologiche e la teoria genetica non rientrino nelle aree di insegnamento del professore e che sarebbe piuttosto opportuno per gli studenti assistere a lezioni su quanto hanno subito le donne per centinaia di anni in nome della scienza medica, dalle mutilazioni genitali alle lobotomie forzate. Ritiene inoltre che Hesslow si sia espresso in modo «transfobico» quando ha detto «cambiare sesso è una moda». Un’affermazione scandalosa, che oltre a offendere studenti magari già soggetti a transfobia potrebbe influenzare il comportamento nei confronti dei transgender che già rimpolpano le statistiche sui suicidi e via discorrendo. Continua a leggere

Condividi

La bomba di Silvana De Mari in Tv dalla Gruber

Segnalazione di Redazione BastaBugie

A 8 e mezzo su La7 la dottoressa cita il gay Mario Mieli che esaltava la pedofilia… Lilli Gruber rimane spiazzata e senza parole (VIDEO: Silvana De Mari e Lilli Gruber)
da Il Secolo d’Italia

(LETTURA AUTOMATICA)
La psicoterapeuta e scrittrice di romanzi fantasy Silvana De Mari ha fatto saltare sulla sedia Lilli Gruber durante la puntata di lunedì sera di Otto e mezzo su La7.
La De Mari, invitata per parlare di violenza del linguaggio in politica e sui social, ha condannato la dittatura del politicamente corretto e il suo esempio, relativo al circolo Mario Mieli di Roma, ha letteralmente stravolto la scaletta del talk show.
Silvana De Mari è nota per la sua tesi secondo cui l’omosessualità è una malattia psicologica ma non ha parlato di questo nel salotto della Gruber. Riferendosi all’impossibilità di manifestare liberamente le proprie opinioni che è uno dei tratti violenti delle società nelle quali impera il “pensiero unico” ha detto che esiste a Roma un circolo gay ispirato a una figura di intellettuale, Mario Mieli, appunto, morto suicida a 31 anni, il quale era “attratto dall’erotismo dei bambini”.
La De Mari ha riportato citazioni testuali da un libro di Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale. Ha inoltre ricordato che nel corso dei suoi spettacoli Mario Mieli, che costruiva il suo personaggio sulle provocazioni, mangiava i suoi escrementi  e quelli del suo cane per dimostrare che l’amore deve essere libero di manifestarsi in tutte le sue forme, e tra queste forme appunto erano incluse pedofilia e necrofilia. Continua a leggere

Condividi

Volete acquistare un bambino? A Bruxelles c’è la fiera dell’utero in affitto

di Leone Grotti
Volete acquistare un bambino? A Bruxelles c’è la fiera dell’utero in affitto
Fonte: Tempi
Con quale coraggio l’Europa parla di diritti? Con che faccia si riunisce per discutere di accoglienza, migranti, trasparenza, integrità, uguaglianza? Ieri e oggi si svolge per il quarto anno consecutivo a Bruxelles, nel cuore dell’Unione Europea, la fiera “Men Having Babies“, dedicata alle coppie gay che vogliono comprarsi un bambino con l’utero in affitto.

I CATALOGHI. All’interno delle sale del lussuoso hotel Hilton, frotte di uomini distinti e facoltosi maneggiano cataloghi stampati su carta lucida e patinata. Scorrono le foto delle donne che porteranno in grembo i “loro” figli, le surrogate, e che firmeranno appositi contratti che le obbligheranno a rinunciare a quei neonati portati in grembo per nove mesi.

SODDISFATTI O RIMBORSATI. Le coppie omosessuali che si recano alla fiera sfogliano le offerte “soddisfatti o rimborsati” per procurarsi bambini su misura a prezzi variabili, a seconda della “qualità”. Si va da un minimo di 95 mila dollari a un massimo di 160 mila. Consultano pacchetti completi con tutti i servizi: accompagnamento psicologico, assistenza legale, fornitura di ovuli e anche sperma (alla bisogna), fornitura di madre surrogata, voli e hotel nei paesi individuati dove farla partorire, eccetera. Continua a leggere

Condividi

Quei 150mila euro di contributi al film sul leader gay. La Lega: "Se incita alla pedofilia, via i fondi"

La Rai coproduce un film su Mario Mieli. I contributi stanziati dal precedente governo. Ma la leghista Borgonzoni blocca tutto. Nel mirino i contenuti pro pedofilia
di Giovanni Neve
“Vigilerò affinché vengano effettuate tutte le opportune verifiche”. Il sottosegretario alla Cultura, la leghista Lucia Borgonzoni, non è disposta a scucire un solo euro che possa finanziare un fil che incita alla pedofilia.
Per questo, come scrive il Corriere della Sera, è pronta a stralciare il contributo di 150mila euro che il ministero dovrebbe versare a Gli anni amari, il film di Andrea Adriatico che ripercorre la vita di Mario Mieli, attivista che negli anni Settanta teorizzò gli studi di genere e fu tra i leader del movimento omosessuale italiano. “Nel caso il film dovesse ospitare contenuti che promuovano o incitino alla pedofilia – ha messo in chiaro la Borgonzoni – sarà revocato il finanziamento”. Continua a leggere

Condividi

Educazione sessuale globale: l’ONU contro i bambini

gender_ONU_Gaystapo_diritti-umani_matrimonio-gay_omosessualismo_gender
di Francesca Romana Poleggi
Sempre più invasiva, pressante e coercitiva è la propaganda e la diffusione dell’educazione sessuale precoce da parte degli organismi internazionali, che in teoria dovrebbero essere votati alla tutela dei veri diritti umani, soprattutto dei soggetti più deboli. Pochi sanno per esempio che già nel lontano 1999 l’UNICEF aveva pubblicato un manuale che spiegava che si può trarre piacere dal sesso con le cose, gli animali, i minori o con persone non consenzienti (cfr.: Taller de salud sexual y reproductiva para madres y embarazadas adolescentes – Programa para la prevencion y attencion integral del embarazo en adolescentes, pag.89).
A suo tempo abbiamo segnalato un documentario di Family Watch International dal titolo molto eloquente: La guerra contro i bambini: l’agenda ONU per un’educazione sessuale globale, la Comprehensive Sex Education (CSE). La CSE viene promossa alle Nazioni Unite da documenti tesi all’affermazione di ‘diritti sessuali’ quanto mai opinabili, specie laddove consistano in una ‘educazione’ sessuale radicale e spregiudicata anche per i bambini molto piccoli. Molti conoscono gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, pubblicati dall’OMS alcuni anni fa. Tra le diverse, gravi criticità c’è per esempio la pretesa di educare alla sessualità al di fuori e all’insaputa della famiglia, che è pregiudizialmente considerata incapace al riguardo; c’è la pretesa di trasmettere informazioni ai bambini nella fascia d’età 0-4 anni su “gioia e piacere nel toccare il proprio corpo – masturbazione infantile precoce”. Naturalmente gli esperti del mondo dell’infanzia sanno bene che l’atto di esplorare il proprio corpo, anche nell’area genitale, è naturale nei bambini. Tuttavia non è comprensibile perché ci debbano essere degli ‘specialisti’ che istruiscano i bambini – magari ‘in gruppo’ – su una pratica legata alla spontaneità infantile, senza tenere conto dell’intimità di ognuno e dei diversi gradi di sviluppo psicofisico. Continua a leggere

Condividi

Migranti LGBTQIA(…), emergenza o business?

arcigay_migranti
 di Manuela Antoniacci
Era stato rinviato a data da destinarsi, a causa delle proteste di Lega e Casapound, il convegno sui profughi LGBTI organizzato all’università di Verona il 25 maggio scorso, invece, a sorpresa, è stato riprogrammato per ieri, 21 settembre.
Il seminario intitolato “Richiedenti asilo. Identità di genere e orientamento sessuale” sarà introdotto dal rettore dell’Università Nicola Sartor che, inizialmente, aveva sospeso l’evento perché, come aveva spiegato nel suo comunicato, «era uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione».
Ma evidentemente adesso ci è rientrato, nell’ambito scientifico.
Il Magnifico rettore deve averci ripensato (forse spaventato dalla successiva ondata di polemiche del mondo LGBTQIA(…)?) tanto da aver mobilitato l’Ateneo, in cui non sono ancora ripartiti i corsi del nuovo anno accademico, appositamente per l’iniziativa in questione che si svolgerà nell’arco di un’intera giornata.
A quanto pare, il tema dei migranti LGBTI sembra essere diventato improvvisamente un argomento di studio importante perché considerato lo specchio di quella che, a detta di alcuni, sarebbe una vera e propria “emergenza”che il nostro paese starebbe prontamente fronteggiando.
Per capire di che si tratta basta dare un’occhiata al sito nazionale di Arcigay che fa riferimento ad un progetto creato su misura per presunti migranti LGBTQIA(…) denominato “Migranet” che prevede l’istituzione di sportelli, molti dei quali già attivi in diversi città italiane (tra cui spicca la Omphalos con i suoi sportelli a Perugia e Migranti Bo in Emilia Romagna) «grazie ai quali è possibile accompagnare numerosi migranti LGBTI nelle procedure di domanda d’asilo, spesso con esiti positivi». Tradotto dall’idioma del “politicamente corretto”, il progetto ha lo scopo di garantire lo status di “rifugiato” (con cui non si può essere respinti dal paese ospitante) agli immigrati che si dichiarano omosessuali perseguitati nel proprio paese d’origine.

Ma come nasce la questione dei migranti LGBTQIA(…) equiparati addirittura ai “rifugiati”?

Innanzitutto, secondo la Convenzione ONU di Ginevra del 1951, può ottenere lo status di rifugiato chiunque abbia «il giustificato timore» di essere perseguitato per «motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche». Poi, una Direttiva Qualifiche UE del 13 dicembre 2011, nel concetto di “gruppo sociale” fa rientrare anche l’orientamento sessuale.
La questione in realtà è tutt’altro che semplice in quanto pone una serie di legittimi dubbi ed interrogativi: innanzitutto in che modo sia possibile verificare l’orientamento sessuale del richiedente asilo e la sua storia personale.Infatti in molti casi viene chiesta la prova di una relazione gay senza che questa sia fornita. Insomma la “verifica” si basa quasi esclusivamente sul racconto del richiedente asilo.
Un esempio di “aspiranti rifugiati” piuttosto dubbio è quello di coloro che si dichiarano perseguitati in Gambia dove l’omosessualità è punita con il carcere, ma la cui situazione politica, in realtà, sta attraversando un momento di importante cambiamento per la fuga del dittatore Yahia Jammeh. Nonostante ciò continuano a proliferare le dichiarazioni di migranti che dichiarano di fuggire dal Gambia e, in sostanza, da un regime che non esiste più.
Insomma, un boom di “outing” e di iscritti all’Arcigay è quello a cui, guarda caso, si assiste ultimamente e che avrebbe giustificato, a detta del presidente Arcigay Modena Alberto Bignardi e del referente nazionale Arcigay per l’Immigrazione, Giorgio Dell’Amico, la messa a disposizione, insieme alla Cooperativa Caleidos, di un intero palazzoin via delle Costellazioni a Modena, per immigrati omosessuali e transgender.
Tutto ciò è stato possibile, neanche a dirlo, grazie a finanziamenti pubblici, così come ha dichiarato sgomento su Libero il capogruppo di Forza Italia nell’Area del Nord, Antonio Platis, il quale ha sottolineato come la proroga del contratto di gestione dei 1.051 migranti sottoscritto dalla Prefettura di Modena per i soli mesi di gennaio e febbraio è pari a 2.020.000 euro e la società aggiudicataria risulterebbe proprio la Cooperativa Sociale Caleidos Onlus.
Dal canto suo, Arcigay, sta portando avanti “Migranet” con un bilancio preventivo, riportato sulla sua pagina internet, di 74.430 euro, per il 2018 e con finanziamenti provenienti dalle casse dell’Unar.
Insomma, soldi pubblici che finanziano quella che non si può definire esattamente un’”emergenza” se pensiamo che solo il 2 % dei richiedenti asilo è riconosciuto come omosessuale perseguitato nel proprio paese d’origine.
Cifre talmente esigue che rendono difficile giustificare anche un’iniziativa come quella dell’università di Verona che, nell’evento del 21 settembre, vanta tra i relatori, Baldassarre Pastore, preside della facoltà di Giurisprudenza di Ferrara che, nel 2015 ottenne dal ministero dell’Istruzione 601.604 euro Prin (Progetti di ricerca di interesse nazionale) per studi riguardanti temi come la disabilità e l’inclusione sociale di cui 121.313 spettarono a Pastore, mentre la differenza venne distribuita tra gli atenei di Napoli, Salerno Enna, Firenze, Bologna, Milano, Padova, Modena, Reggio Emilia e Verona.
Quella dell’università di Verona sarà, insomma, una lunga tavola rotonda dedicata ad un tema che non riguarda nemmeno l’immigrazione in generale ma piuttosto un fenomeno migratorio “di nicchia” che di fatto si sta trasformando solo in un comodo escamotage da parte di chi ha intravisto un modo facile e poco impegnativo per introdursi nel nostro paese e usufruire di alcuni, non piccoli, privilegi e, per le Coop rosse, in un vero e proprio Eldorado.

Continua a leggere

Condividi

Follia! Ora serve una "X" per definire il proprio sesso…

del Movimento Politico Fortezza Europa
Dai laboratori dei malati di progressismo nasce l’identità sessuale X.
Una incognita matematica, una possibilità di gioco alle scommesse sportive, un segno grafico indefinito che trova la sua ragion d’essere solo se tracciato su una delle varie alternative proposte verrebbe ora a indicare una dubbia e fumosa identità di genere. Ecco, dunque, sdoganato l’individuo unisex, perfetto cittadino del globo dell’irrilevanza, complementare all’appiattamento verso il basso verso cui piomba inesorabilmente la società odierna.
Un individuo che non deve essere né uomo, né donna, per poter essere contemporaneamente entrambi, tutto e niente, uno zero che annulla, un pareggio a reti bianche, la firma del signor nessuno. Continua a leggere

Condividi

Svolta a New York, 'Gender X' sul certificato di nascita. Si potrà fare senza parere medico

Svolta a New York, 'Gender X' sul certificato di nascita. Si potrà fare senza parere medico

Così il Ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana sul suo profilo Facebook: “Non riesco proprio a capire come si possa cancellare, nei certificati di nascita, maschio e femmina”.
In foto: Bill de Blasio, sindaco di New York

La decisione è stata presa a grande maggioranza al City Council e permetterà anche ai genitori di poter scegliere la ‘X’ per designare i propri figli neonati

di ALBERTO CUSTODERO
NEW YORK – “Gender X”: questa la scritta che d’ora in poi potrà comparire sul certificato di nascita di chi è nato a New York e non si riconosce nè nel genere maschile nè in quello femminile. La decisione è stata presa a grande maggioranza al City Council e permetterà anche ai genitori di poter scegliere la ‘X’ per designare i propri figli neonati. Esulta la comunità transgender e Lgbt della Grande Mela che parla di “decisione storica”. Gli adulti che lo desiderano potranno cambiare così il proprio certificato di nascita senza che ci sia bisogno di una certificazione medica.
“Oggi è una giornata storica per New York, sempre più campione mondiale sul fronte dell’inclusività e dell’uguaglianza”, commenta lo speaker del City Council, Corey Johnson, un democratico come il sindaco Bill de Blasio che ora firmerà la legge che entrerà in vigore dal primo gennaio 2019. Continua a leggere

Condividi

Belgio, eutanasia a 11enne con fibrosi cistica. Scelta “libera”?

Secondo la legge la morte del paziente deve essere prevedibile entro breve tempo. Ma per la fibrosi cistica si parla di «aspettativa media di vita intorno ai 40 anni», senza considerare i progressi della medicina
 di Leone Grotti

 Tre minori sono stati uccisi in Belgio con l’eutanasia. La legge che estende la “buona morte” anche ai minori è entrata in vigore il 2 marzo 2014 e se nei primi due anni non è pervenuta (almeno ufficialmente) nessuna richiesta, tra il 2016 e il 2017 hanno ricevuto l’iniezione letale tre bambini di 9, 11 e 17 anni.

LE PATOLOGIE. La Commissione federale di valutazione e controllo dell’eutanasia non ha fornito i dettagli medici dei singoli casi. Si sa solamente che il 17enne era affetto da distrofia muscolare di Duchenne, il bambino di nove anni soffriva di tumore al cervello, mentre quello di 11 aveva la fibrosi cistica.

COSA DICE LA LEGGE. La legge non prevede limiti di età per richiedere l’eutanasia. Un bambino può ottenere la “buona morte” quando: si trova in uno stato di sofferenza fisica o psichica giudicato soggettivamente costante e insopportabile, si trova in una condizione per cui la morte è prevedibile entro breve tempo, è in grado di discernere e uno psicologo o uno psichiatra accerta che «ciò che esprime è ciò che comprende». La richiesta deve inoltre essere libera e non condizionata e ottenere il consenso di entrambi i genitori.
SCELTA LIBERA? Davanti a questi criteri, e non conoscendo i casi specifici perché la commissione non ha voluto diffondere i dettagli, ci si può porre delle domande soprattutto riguardo al bambino affetto da fibrosi cistica. È credibile che a soli 11 anni abbia compiuto liberamente la scelta di morire, senza essere influenzato da terzi, comprendendo pienamente ciò che questa scelta comportava? È credibile che, qualora sia stato fatto, il bambino abbia compreso quali erano le strade terapeutiche che poteva intraprendere per evitare l’eutanasia?
FIBROSI CISTICA. Ci si può chiedere inoltre anche se la legge sia stata rispettata laddove prevede che la morte sia prevedibile entro breve tempo. Secondo la Lega italiana fibrosi cistica, nel nostro paese si verificano 200 nuovi casi all’anno. Oggi quasi 6.000 bambini, adolescenti e adulti affetti dalla patologia vengono curati in centri specializzati. Secondo la Fondazione ricerca fibrosi cistica, «oggi ci sono più adulti che bambini con fibrosi cistica. Le statistiche suggeriscono un’aspettativa mediana di vita intorno ai 40 anni: queste previsioni sono in continuo miglioramento grazie ai progressi della ricerca». Negli Stati Uniti la speranza di vita media con questa malattia è di 43 anni. Inoltre, spiega la Lega italiana, «le terapie hanno avuto negli ultimi anni notevoli sviluppi. Infatti, accanto a una terapia dei sintomi adesso si comincia a disporre di terapie personalizzate che curano il difetto di base in alcune forme e si spera che, entro alcuni anni, tutte le mutazioni genetiche saranno curabili».
«EUTANASIA NORMALIZZATA». I casi variano molto l’uno dall’altro, ma in assenza dei dettagli clinici è comunque lecito domandarsi se l’eutanasia fosse l’unica possibilità per questo bambino. In Belgio la “buona morte” è una scelta sempre più comune e accettata: se nel 2004 hanno ricevuto l’iniezione letale 349 persone, nel 2017 ben 2.309. Come constatato da un esperto belga che lavora presso il Centro di etica biomedica, Chris Gastmans, «l’eutanasia dopo 15 anni è ormai qualcosa di normale, è considerata un nuovo modo di morire. La gente in Belgio considera ormai l’eutanasia un diritto e crede che sia un modo normale e buono di morire».
Foto Shutterstock

Continua a leggere

Condividi
1 7 8 9 10 11 12 13 23