Strage di Acca Larenzia, una fiaccolata e il Presente per ricordarla

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La commemorazione  al Parco della Rimembranza, il Presente davanti alla sezione, le corone di fiori deposte sul luogo degli omicidi. A 41 anni di distanza, si rinnova anche in questo 7 gennaio il ricordo della strage di Acca Larenzia, in cui furono uccisi i giovani militanti del Msi Franco Bigonzetti di 20 anni, Francesco Ciavatta di 18 e Stefano Recchioni, anche lui ventenne. I primi due furono freddati da un commando del terrorismo rosso, in un’azione poi rivendicata con la sigla Nuclei armati per il contropotere territoriale. Recchioni, invece, fu ucciso durante la manifestazione che seguì l’agguato davanti alla sezione del Tuscolano. Fu colpito,  secondo le testimonianza dell’epoca, da un colpo esploso ad altezza uomo da un capitano dei carabinieri. Nessuno è mai stato condannato per questi tre omicidi.

La cerimonia al Parco della Rimembranza

L’appuntamento a Villa Glori, il parco della Rimembranza di Roma, è alle 17. Lì Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, ha organizzato la fiaccolata con cui, ormai da un ventennio, si ricordano tutti i giovani di destra uccisi durante i cosiddetti Anni di Piombo. La cerimonia consiste in un corteo silenzioso che parte dal cancello del parco e arriva sul piazzale dedicato ai caduti della Grande guerra. Continua a leggere

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Marcello Foa a Torino. Fake News e credibilità dei media: tra informazione e manipolazione

Analoga conferenza, con diversi relatori, si è tenuta il 24 novembre a Verona su iniziativa dell’ Associazione cittadini contro le mafie e la corruzione, cui ha parlato Matteo Castagna. Video YouTube.

Capire quando una notizia è stata falsificata per manipolare l’opinione pubblica è di fondamentale importanza, oggi più che mai. Il libro “Gli stregoni della notizia” del presidente della RAI Marcello Foa è una vera e propria opera che chiarisce, come poche altre, come funziona veramente il mondo dell’informazione, portando alla luce il suo lato nascosto e oscuro.

Venerdì 11 gennaio alle 20.30 si terrà a Torino presso la sede di Spazio Uno un incontro il Presidente RAI, Marcello Foa e la giornalista Enrica Perucchietti: 

Fake News e credibilità dei media: tra informazione e manipolazione

Quali sono le tecniche per orientare l’opinione pubblica?

Perché la credibilità dei media è messa in dubbio?

Come si inserisce il fenomeno delle fake news nel controllo sociale?

 

Partendo dal saggio Gli Stregoni della notizia. Atto II, Marcello Foa ed Enrica Perucchietti  analizzano il rapporto tra i mezzi di comunicazione, il potere e l’attendibilità dell’informazione,  svelando i trucchi e le logiche usati dagli “stregoni della notizia”,  i comunicatori più spregiudicati, il cui operato, sconosciuto ai più, ha un impatto profondo sulla società e sulla democrazia.


L’evento si svolgerà venerdì 11 gennaio alle ore 20.30 
a Torino, in via Tabacchi 33, presso la sede di Spazio Uno.

Modera: Marco Castelli

Marcello Foa, (Milano, 30 settembre 1963) è un giornalista e scrittore italiano con cittadinanza italo-svizzera. Dal 26 settembre 2018 è presidente della RAI.

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Un errore storico datare la nascita della bandiera italiana a l'anno 1797


«[…] Dal verbale della Sessione XIV del Congresso Cispadano: Reggio Emilia, 7 gennaio 1797, ore 11. Sala Patriottica. Gli intervenuti sono 100, deputati delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Giuseppe Compagnoni di Lugo fa mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Vien decretato. […]»

(Decreto del 7 gennaio 1797 di adozione del tricolore italiano da parte della Repubblica Cispadana).

L’episodio sopra riportato è un mero insegnamento ideologico,  artefatta propaganda, che lede ed alterà la verità  storica, in quanto  la bandiera italiana  esiste da più di 2 secoli, bensì 2 millenni!!!

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Pugno duro di Bolsonaro: “Via la spazzatura marxista dalle scuole”

Risultato immagine per bolsonaroRio De Janeiro, 3 gen – Ennesimo mal di pancia per i progressisti in seguito al tweet pubblicato da Jair Bolsonaro: il presidente del Brasile non smette di annunciare i suoi propositi di governo e lo fa con una dichiarazione che non si presta a fraintendimenti. Nel mirino stavolta è finito il sistema scolastico brasiliano. Il presidente carioca ha delineato in modo breve ma estremamente chiaro uno dei progetti della sua amministrazione: sbarazzarsi della “spazzatura marxista” che come una piaga infetta gli scolari fin dalla più tenera età, e smantellare dalle fondamenta l’egemonia ideologica sinistrorsa che tiene in scacco il paese.
“Uno degli obiettivi per noi è quello di portare il Brasile fuori dalle peggiori posizioni nel ranking dell’istruzione mondiale e di combattere la spazzatura marxista che è stata inserita nelle sistema edicativo”, ha dichiarato. “Riusciremo così a formare e crescere dei cittadini e non dei militanti politici [di sinistra]”
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Ora l’alleanza dei populisti d’Europa

Ora l’alleanza dei populisti d’Europa
Fonte: La Verità
L’ultimo è stato l’attentatore di Strasburgo. La Francia è piena di immigrati di nuova generazione che, pur essendo legalmente cittadini, odiano il loro Paese.
«Sì, ci sono molti giovani, francesi a tutti gli effetti, che non si sentono francesi. Pensano che, quali che siano i loro sforzi per integrarsi, saranno sempre considerati cittadini di serie B».
E sparano sulla folla?
«Diciamo che, per compensazio- ne, si mettono a fantasticare sull’i- dentità culturale dei loro genitori e nonni, che però hanno a loro volta ormai perduto».
Quindi?
«Quindi vivono un profondo ma- lessere identitario, che li rende vul- nerabili alla propaganda».
Il fondamentalismo islamico sfrutta questi vuoti d’identità?
«In alcune zone, la comunità musulmana ha già cominciato a er- gersi come una sorta
di “controsocietà”».
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Salvini ha contro la Chiesa di Bergoglio ed entra nel cuore dei guai vaticani

Dagli immigrati al decreto sicurezza, sempre più distanti le posizioni del pontificato Bergoglio da quelle del leader leghista e ministro dell’interno.

“La Chiesa è scesa in campo contro di noi. Me l’aspettavo”. Erano tanti gli indizi che aveva raccolto, Matteo Salvini, che non è amato da Papa Francesco. Ne ha avuto già conferma quando si è visto respingere più di una richiesta di incontro. In quanto vicepremier vorrebbe conoscere il pontefice, senza nascondere le distanze, le differenze. In primis l’immigrazione. Ma sono proprio queste che tengono il capo leghista lontano dal Tevere e da via della Conciliazione. L’ultima in ordine di tempo, il decreto sicurezza che vescovi italiani e alcune importanti comunità cattoliche definiscono non solo disumano (dando fiato ai sindaci “obiettori di coscienza”), ma contrario alla Costituzione.

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Il "Papa" guida il fronte anti Lega sui migranti

Bergoglio però non cita Salvini, ma anzi allarga la questione coinvolgendo Bruxelles.
Roma – Cercasi leader disperatamente. Se Mario Draghi resta solo un sogno proibito, se Sergio Mattarella, nei limiti imposti dal suo ruolo di arbitro, sta già facendo la sua parte bastonando il governo sulla manovra e sulla «compressione» del Parlamento, se i sindaci in rivolta non sembrano in grado di rovesciare il tavolo, se i cortei delle associazioni sono ininfluenti, ecco allora il personaggio che può infiammare l’opposizione: il Papa.

 «Da parecchi giorni quarantanove persone a bordo di Sea Watch e Sea Eye, le navi delle ong, sono in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di questi uomini e donne». E ancora: «Non permettiamo alle nostre paure di chiuderci il cuore, ma troviamo il coraggio di aprirci ai fratelli e alle sorelle che hanno bisogno di aiuto».

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Un monaco contro le jene


La civiltà cristiana della cristianissima Spagna è oggi nelle mani solitarie di un monaco benedettino di 46 anni, Santiago Cantera, priore dell’abbazia Santa Cruz, dove è sepolto Francisco Franco. Il monaco difende in solitudine la cristiana sepoltura del Generalissimo dalla decisione lugubre del governo iberico di sinistra di esumare il cadavere di Franco a 44 anni dalla sua morte e cacciarlo dalla sua tomba. Padre Cantera nega l’autorizzazione allo Stato spagnolo di entrare nella cappella, profanare la tomba e ricacciare altrove i resti di Franco. La sinistra globale, e quella nostrana, tifa per la macabra svolta che il coraggioso priore definisce “satanica”. I socialisti di Padro Sanchez e della ministra della Giustizia Dolores Delgado (firmataria del provvedimento), sono giunti al governo senza legittimazione popolare, in minoranza, dopo la crisi che travolse il governo moderato del popolare Mariano Raioj.
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