Aborto, unioni civili e divorzio: quel che resta del Congresso di Verona
Riflessioni e commenti su quanto emerso dalla tre giorni dedicata alla famiglia naturale. Dove è arrivato a spingersi lo stato italiano fino ad oggi.
Ho letto con attenzione le considerazioni del mio amico Massimo Viglione sul Congresso Mondiale delle Famiglie che si è svolto a Verona. Si tratta di una seria riflessione che non può essere archiviata con sufficienza e che, anzi, merita una giusta attenzione.
I rilievi che pone in un’ottica costruttiva sono, infatti, tutt’altro che infondati.
Al netto dell’importanza del Congresso, dell’ottimo lavoro scientifico svolto nei workshop, e soprattutto della mobilitazione di piazza del popolo delle famiglie – anche in reazione ai beceri e scomposti attacchi –, due parole vanno dette in merito a quanto osservato da Viglione.
1) La legge 194/78 resta una legge assolutamente ingiusta in quanto legittima un «crimen nefandum», un delitto abominevole, giusto per citare un documento conciliare come la Gaudium et Spes (n.51). Anche da un punto di vista razionale, la soppressione di un essere umano indifeso e innocente non può mai trovare giustificazione normativa in una società degna di questo nome. Né si può invocare l’asserito diritto della donna a disporre del proprio corpo, giacché attraverso l’aborto la madre dispone del corpo di un altro essere umano, suo figlio.
Alla luce di quanto detto, è chiaro che se dipendesse da Viglione e da me una simile legge sarebbe abrogata domani mattina.
Il punto è che in Italia non vige (qualcuno potrebbe dire ahimè) un duumvirato con poteri assoluti, per cui l’immediata abrogazione tout court della legge non appare oggettivamente realizzabile.
Oggi, purtroppo, non esistono le condizioni culturali e politiche (in termini di voti parlamentari) per una simile auspicabile ipotesi. Occorre sempre essere realisti per evitare la trappola dell’utopia. Continua a leggere

Da Piazza Pulita un lungo servizio di Alessio Lasta su Verona. Inizia con uno stralcio di intervista effettuata a casa del nostro Matteo Castagna (chiaro, preciso e conciso come sempre) e poi prosegue col Congresso Mondiale delle Famiglie e con gli amici del Black Brain (nostro sponsor) e del The Firm, entrambi negozi di abbigliamento. Grande spazio a Fortezza Europa, gruppo più numeroso della destra scaligera e definito “astro nascente”. Alcuni di noi ne fanno parte come simpatizzanti o militanti. Nel complesso il servizio è fazioso, ma non dovrebbe stupire più di tanto…
L’aborto è diretto, quando l’espulsione del feto è voluta come mezzo per qualsiasi scopo (come, ad es., per salvare la vita della madre che sta in pericolo a causa della gravidanza) o quando è inteso come fine. Perciò c’è sempre aborto diretto, quando si espelle il feto o si interrompe la gravidanza. (…) L’aborto diretto è un peccato grave e un atto intrinsecamente cattivo. Prove: a) È un caso speciale di omicidio: dunque proibito dal quinto precetto; b) La tradizione e la dottrina della Chiesa lo condannano; c) Il feto è un uomo, creatura intellettuale, distinto dalla madre. È dunque soggetto di diritti naturali e perciò ha il diritto alla vita. Chi espelle il feto dall’utero, lo priva della condizione necessaria per la vita, come chi chiude la gola a un uomo, mettendolo in condizione di non poter respirare. È una violazione del diritto alla vita. Ne segue quindi che ogni aborto diretto non può mai essere giustificato.
Maria Montessori, fra le prime donne a laurearsi in Medicina in Italia e da annoverarsi fra le pioniere del femminismo, è stata un’antesignana dell’ideologia gender. Interessante leggere ciò che pensava di lei la cattolica e attiva Principessa Maria Cristina Giustiniani Bandini (1866-1959), la quale, proprio perché cattolica, è stata messa sotto chiave dall’intellighenzia laica:
Momento topico dell’evoluzione del diritto penale europeo, era stato il Consiglio europeo di Tampere del 1999.
Fontana, il ministro venuto dal niente nella Verona della politica ultras
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Ieri vertice in prefettura in visita del nuovo bando con le regole del decreto Salvini. Decine di migranti a rischio “strada”