No, dietro ai gilet gialli non ci sono i troll russi: soltanto il vuoto lasciato dalla sinistra

Il notizione del giorno, a quanto pare, è questo: una ricerca “internazionale” ha dimostrato che la protesta dei gilet gialli, in Francia, è stata infiltrata e appoggiata dalla destra, a volte estrema, che nella Rete ha contribuito ad amplificare gli effetti mediatici della contestazione al presidente Macron. È il solito minestrone di troll locali, hacker russi, suprematisti bianchi americani e altri babau senza i quali, a quanto pare, non si riesce più a far nulla.
L’enfasi che – in questo caso come in tutti i casi analoghi, dal Russiagate in giù – viene data ai pasticci, ai post, ai twitti e ritwitti della Rete dimostra quanto l’informazione tradizionale sia incline a cercare la pagliuzza nell’occhio dell’altro (Internet, ovviamente) e trascurare la trave che alloggia nel proprio.
Se così non fosse avrebbe avuto uguale o maggior risalto la ricerca pubblicata dalla Bbc, che denuncia il lavorìo di troll per creare consenso intorno al summit di Varsavia convocato dagli Usa per emarginare l’Iran dalla comunità internazionale e forse per spianare la strada a qualche intervento più deciso delle sole sanzioni econmiche. Ma soprattutto dimostra per l’ennesima volta quanto sia grande, più in generale, la voglia di parlar d’altro, di girare intorno ai problemi affrontandone solo i cascami e non la sostanza. Come un pranzo di gala fatto di carotine e spinaci ma senza arrosto.
Quello che oggi ci vorrebbe, a proposito di gilet gialli, è una bella ricerca (anche non internazionale, va bene anche comunale, purché ben fatta) sulle ragioni della loro arrabbiatura. Che cerchi di capire per esempio perché tanti francesi “normali” scendano da mesi in piazza a sfasciare vetrine, farsi menare dalla polizia e prendersi proiettili di gomma, mentre la République riesce solo ad approvare leggi vagamente repressive per restringere i margini alle proteste. Si scoprirebbe, forse, che dietro il problema delle accise sui carburanti c’è una questione molto più importante, anzi decisiva. Per decenni la complicità dei sistemi politici con quelli industriali ha riempito le nostre strade di motori diesel che adesso l’Europa non vuole più perché inquinano. Continua a leggere

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I Paesi ex comunisti Immagini e simboli dell'eredità passata che non si scorda

Dall’Albania all’ex Ddr, dalla Bulgaria alla Polonia, la storia degli ex regimi resta impressa. Il tour dell’artista Giovanni Vitali che ha raccolto quelle memorie indelebili
Il lager di Spac, un centinaio di chilometri da Tirana, era uno dei luoghi più cupi di quella prigione a cielo aperto che era l’Albania. Oggi il raro visitatore si aggira spaesato fra quelle celle colme di dolore e di abbandono, poi, all’improvviso, ecco fra tanto squallore un murale fresco e sorprendente: alla base la scritta Fear, paura, subito sopra l’aquila bicipite, segno dell’identità nazionale, è ingabbiata dal pensiero sinistro di Enver Hoxha, il dittatore di quello sciagurato esperimento pararivoluzionario.

La testa del tiranno domina il graffito che mescola passato e presente, suggestioni e ossessioni, l’epoca oscura del socialismo e la stagione attuale carica di ansie e speranze.
Il pennello gioca con i fantasmi del Dopoguerra. Falce, martello e sogni infranti. Giovanni Vitali, giovane artista lombardo, ha compiuto un viaggio singolarissimo in otto tappe in altrettante capitali europee, un tempo province dell’impero sovietico.

Nessuna demonizzazione e nemmeno un briciolo di nostalgia, come pure va di moda oggi fra le popolazioni che sono sprofondate nella povertà più affilata e nell’insicurezza più traballante. Vitali si muove nello spazio, a Est, e nel tempo, riafferrando i bordi della Cortina di ferro, ma senza rimanerne schiacciato.
Si va avanti e indietro, con i colori in acrilico, con le foto e con le parole, insomma lungo molti sentieri paralleli, sempre attenti alle sorprese, perché quell’epoca almeno a queste latitudini è finita per sempre, ma non è morta la macchina dell’ideologia che ha generato quegli esperimenti di ingegneria sociale. Continua a leggere

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Siria: il crimine dell’embargo

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 13/19 del 15 febbraio 2019, San Faustino
 
Siria: il crimine dell’embargo
 
Embargo: ci sono anche vittime senza proiettili
Sempre più ripercussioni negative stanno influenzando le condizioni di vita dei civili siriani, mentre alcuni stati occidentali continuano a imporre sanzioni economiche contro la Siria.
La guerra economica, sia che impedisca lo scambio commerciale o utilizzi i mass media o punisca coloro che aiutano la Siria, ha molti obiettivi a breve e a lungo termine; essenzialmente cerca di creare problemi economici che causano la divisione nella società siriana e influenzano l’ambito degli investimenti dopo che si era visto di recente un miglioramento, poiché questa guerra economica cerca di allontanare investitori e uomini d’affari, dice un rapporto pubblicato dall’agenzia di stampa siriana SANA.
L’obiettivo più importante delle sanzioni contro la Siria è di bloccare la produzione locale al fine di trasformare la Siria in uno stato dai consumi dipendenti da altri paesi, invece di essere uno stato produttivo autosufficiente.

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Siria, Putin: ritiro truppe Usa sarebbe un passo positivo

L’annunciato ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria sarebbe un passo positivo, mentre il controllo sui territori liberati dovrebbe passare alle autorità di Damasco.
Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin in seguito al vertice in formato Astana sulla Siria. Putin, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente iraniano Hassan Rouhani si sono incontrati all’inizio della giornata nella località russa del Mar Nero di Sochi per discutere l’attuazione degli accordi di Astana sul processo di pace in Siria. Continua a leggere

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L’espulsione di Cristo dalla nuova religione mondialista

Un piano ben congegnato, quello del clero neomodernista, braccio ecclesiastico del Nuovo Ordine Mondiale di stampo massonico: far scomparire dalla faccia della terra la religione cattolica (ed a seguire la cristiana), presentandola come violentatrice delle coscienze, fondamentalista, divisiva, priva di misericordia (perché vuole imporsi a persone indifese), legittimando tutte le peggiori perversioni e atrocità che la mente umana riesce a concepire, lasciando i peccatori impenitenti nei loro peccati, gli eretici e scismatici nei loro errori, i seguaci delle false religioni nelle loro credenze vane. Continua a leggere

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Arriverà nella settimana santa del 2020 il seguito del "The Passion" di Gibson: "The Resurrection of Christ"

Dovrebbe arrivare nei cinema di tutto il mondo durante la settimana santa del 2020 il “seguito” del famoso film “The Passion” che qualche anno fa ebbe un successo clamoroso nel mondo scatenando una serie di polemiche, ingiustificate, su alcune scene.
“The Resurrection of Christ”, questo il titolo del prossimo film, dovrebbe essere completato entro la fine del 2019 e la casa di produzione ha già confermato il ritorno del cast centrale del precedente film: Jim Caviezel (Gesù), Maia Morgenstern (Maria), Christo Jivkov (Pilato) e Francesco De Vito (Pietro).
Nell’intenzione di Mel Gibson, il regista anche di questo secondo film, l’arco temporale che seguirà il film è molto breve (3 giorni), dalle 3 del pomeriggio del venerdì santo fino alla domenica di Pasqua, un tempo poco sfruttato in altri film su Gesù.
È stato confermato che è la continuazione del primo film di Mel Gibson e che la sua trama inizia dove finisce il precedente: dalla sepoltura di Cristo. Poi seguirà passo dopo passo i tre giorni di angoscia vissuti dagli Apostoli fino alla risurrezione. Allo stesso tempo, segue anche gli intrighi che si svolgono nel palazzo di Erode e termina con gli eventi che si sono svolti a Gerusalemme nella Domenica della Resurrezione. Continua a leggere

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Bergoglio inventa il peccato contro l’ambiente


Durante l’udienza di sabato scorso concessa ai docenti e agli studenti dell’Accademia Alfonsiana fondata dai Redentoristi, Papa Francesco ha inventato un nuovo «peccato»!
Il peccato contro l’ambiente, che si inscrive nel quadro della sua enciclica ecologica: Laudato si’:

«Mi fa riflettere il fatto che quando amministro la Riconciliazione – anche prima, quando lo facevo – raramente qualcuno si accusa di aver fatto violenza alla natura, alla terra, al creato», ha dichiarato.

 

«Non abbiamo ancora coscienza di questo peccato», ha continuato il Pontefice argentino, evocando « il grido della terra, violentata e ferita in mille modi dallo sfruttamento egoistico ».

 

« La dimensione ecologica è una componente imprescindibile della responsabilità di ogni persona e di ogni nazione».

Anche dei non cattolici percepiscono, in questi nostri tempi d’apostasia in cui tutte le regole morali sono allegramente disprezzate dalla massa mondiale, l’incongruità di una tale dichiarazione.
Lo scrittore e giornalista Benoît Rayski ne dà una prova magistrale in una breve, ma piccante satira:

«Il Sommo Pontefice è un uomo decisamente moderno. Ha appena richiamato i fedeli a “riconoscere i loro peccato contro l’ambiente”. E questo fa soffrire Papa Francesco. Continua a leggere
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Soros all'attacco di Salvini: ormai è guerra aperta alla Lega

Soros all'attacco di Salvini: ormai è guerra aperta alla LegaGeorge Soros scende in campo contro Lega e 5Stelle

 “L’Europa sta marciando, nel sonno, verso l’oblio e gli europei è bene che si sveglino prima che sia troppo tardi”. Gerorge Soros parla della situazione italiana: “L’Unione europea ha commesso un errore fatale con il Trattato di Dublino, che ha condotto l’elettorato italiano prevalentemente favorevole all’Unione europea e all’immigrazione a gettarsi nelle braccia della Lega, partito antieuropeista, e del Movimento 5 Stelle. A ciò si aggiunge lo scompiglio in cui si trova il Partito democratico, che ha portato gli europeisti a non avere alcun partito per cui votare

fonte – http://www.affaritaliani.it/politica/palazzo-potere/soros-all-attacco-di-salvini-ormai-e-guerra-aperta-alla-lega-587784.html?ref=rss&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

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Verrà il giorno ma non sarà domani

 

Verrà il giorno che la Lega si separerà dai 5Stelle ma non è oggi e non sarà domani. Ma prima di parlarne fotografiamo la situazione. Se ci fate caso, la politica italiana in questo momento è la rappresentazione perfetta dei quattro cantoni.
Nel primo cantone c’è la Lega, al suo fianco, nel cantone sinistro, ci sono i 5stelle, al fianco destro c’è Forza Italia, nel cantone opposto c’è la sinistra. Cambiando punto di osservazione, le vicinanze e le lontananze tra le forze in campo restano invariate. Un quadrilatero perfetto, anche nelle misure intermedie. Fratelli d’Italia, per esempio, è collocata a metà strada tra la Lega e Forza Italia. Più Europa dei liberal-radicali è a metà tra Forza Italia e la sinistra. Anche Liberi e Uguali è a metà tra il pauperismo radical dei grillini e la sinistra del Pd. Tra la Lega e i grillini a metà non c’è nessun movimento intermedio perché nel mezzo c’è già il governo, c’è Conte.
Ogni forza politica può al limite allearsi con uno dei due cantoni che ha accanto, ma non con entrambi né mai con quello che ha di fronte, che è il suo opposto. Il nemico principale della sinistra è infatti la Lega, e viceversa. Il nemico principale di Forza Italia sono i grillini, e viceversa. È l’esatta rappresentazione della politica italiana. Ecco i quattro cantoni: il polo sovranista, il polo populista, il polo liberal-popolare, il polo sinistro-dem. Continua a leggere

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Vanitoso, iracondo e fan di Stalin. Controritratto del "mito" Pertini


Ah, Sandro Pertini, il presidente della repubblica più amato dagli italiani. Il presidente della gente, dei bambini, il fumetto con la pipa, il presidente-partigiano che esce dal protocollo. L’Impertinente. Il Puro. A quarant’anni dalla sua elezione al Quirinale, in un diluvio celebrativo, uscirà domani al cinema un film agiografico su di lui. Noi vorremmo integrare il santino raccontando l’altro Pertini.
Alla morte di Stalin nel ’53, il compagno Pertini, già direttore filo-sovietico dell’Avanti! e all’epoca capogruppo socialista celebrò il dittatore in Parlamento. Ecco cosa disse su l’Avanti!: «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace. (…) Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto». Quell’elogio, mai ritrattato da Pertini, neanche dopo che si seppero tutti i crimini di Stalin, non fa onore a un combattente della libertà e dei diritti dei popoli.

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