Ci sono più migranti in libreria che in mare

Come giudicare le tonnellate di letteratura paternalistica e scontata? Business osceno
Quando in letteratura si diffondono delle mode sociali, moraleggianti, è sempre brutto segno, soprattutto per la letteratura. Tipo la narrativa operaista, quella femminista, tenendo conto che io sbadiglio perfino con i vinti di Verga (grandissimo scrittore, per carità), con la straccioneria neorealista, per non parlare dei ragazzi di vita di Pasolini, diciamo la verità: chi se li legge più? Sarà perché la letteratura vera è sempre universale, è per questo che Proust se ne fregò perfino della Prima Guerra Mondiale.
 
Come oggi i migranti. Non i migranti di per sé, poverini, ma il romanzo migrante, sarà che tutto ciò che è strappalacrime e edificante mi edifica solo una grande rottura di palle. Con Alessandro Baricco che l’anno scorso cercò perfino di far passare come un romanzo sui migranti che approdano da noi un classico come Furore di Steinbeck, che se non l’avevi mai letto ti faceva passare la voglia, ma per fortuna Furore non è mica quello che ti racconta Baricco, non è un libro di Baricco. Continua a leggere

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Ministro Fontana: “La Lega prepara una stretta alla droga”

L’annuncio : “Ci stiamo lavorando con Salvini”.
Guerra a droga e spacciatori. Questa la prossima battaglia della Lega, come annunciato nelle scorse ore dal ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, intervistato dal Corriere della sera. L’esponente del Carroccio ha confermato l’intento del suo partito e del governo di attuare una vera e propria stretta alla circolazione di sostanze stupefacenti: “L’idea è quella di ripensare profondamente il sistema della prevenzione e dell’assistenza. Ma anche rivedere norme come la ‘modica quantità’. Da un lato – prosegue il ministro –  fa pensare che ci sia una quantità ammissibile, dall’altra impedisce di togliere gli spacciatori dalle strade”.
Per Fontana “la modica quantità è un aiuto prezioso per gli spacciatori che difficilmente si fanno trovare con dosi superiori. Così vengono arrestati e in serata sono già liberi”.
Ma la proposta del leghista rischia di scontrarsi con i progetti degli alleati 5 stelle. Da circa un mese, i pentastellati hanno presentato al Senato un ddl che punta a depenalizzare la coltivazione e e l’uso ricreativo della cosiddetta “cannabis light”, un’idea che non piace per niente né al vice premier Matteo Salvini, né allo stesso Fontana: “Devo anche dire che la cosiddetta canapa legale, sorretta da importanti investimenti in marketing, credo non trasmetta un buon messaggio”.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/ministro-fontana-la-lega-prepara-una-stretta-alla-droga/

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Ora Salvini può vincere le Politiche

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 12/02/2019
L’affermazione della Lega in Abruzzo come primo partito della coalizione di centrodestra era data per scontata, ma solo Paolo Becchi, sulle colonne di questo giornale, aveva intuito che la Lega da sola sarebbe diventata il primo partito delle Regione superando il Movimento 5 stelle. Il valore politico di queste regionali è pertanto nazionale.
Non è rilevante la semplice consacrazione di Salvini come leader indiscusso della coalizione di centrodestra. Il dato saliente è un altro: se in Abruzzo la Lega sfiora da sola il 30%, a livello nazionale non può non avere almeno il 38-40%. Quella soglia che grazie ai meccanismi della legge elettorale, il Rosatellum, consente di vincere le elezioni politiche.
E qui si aprono scenari molto concreti. Berlusconi se in una terra amica come l’Abruzzo non raggiunge, come pare, le due cifre e si ferma sotto il 10% è destinato ad estinguersi con il suo partito o comunque diventa irrilevante per il nuovo progetto politico di Salvini. Berlusconi non può nemmeno dire di aver fatto vincere un suo candidato in Abruzzo, perché il Presidente vincente è di Fratelli d’Italia. Forza Italia, a parte la Liguria con un Toti peraltro molto vicino alla Lega, non controlla più nessuna Regione. Tutto è cambiato anche rispetto alle elezioni regionali in Molise e in Friuli di dieci mesi fa, dove Forza Italia superò almeno al Sud la Lega, la quale ora ottiene addirittura più voti di quelli che un tempo prendeva Berlusconi. Continua a leggere

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La Rai ha speso soldi pubblici per un documentario 'gender'

La regista è Adele Tulli, figlia di Serena Dandini.
Un docu-film a difesa dell’ideologia “gender”, contro gli stereotipi di genere, che servirà ad attaccare il senatore Simone Pillon. Viene descritto così “Normal”, lavoro cinematografico diretto da Adele Tulli, figlia della conduttrice Serena Dandini.
Il corto sarà proiettato al Festival del cinema di Berlino,  che si sta svolgendo proprio in questi giorni.
Ma la notizia più sconvolgente è stata data nelle scorse ore dal quotidiano “La Verità” e ripresa da “Libero”. Per realizzare il progetto, la figlia della giornalista (nota per essere un’icona della galassia femminista) avrebbe ottenuto il sostegno economico dalla Rai. Soldi dalla televisione di stato, insomma, a cui si andrebbero a sommare i finanziamenti dati dal ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un investimento pubblico per fare propaganda politica e ideologica e mettere alla berlina gli organizzatori del “Family day”.
 
fonte – https://vocecontrocorrente.it/la-rai-ha-speso-soldi-pubblici-per-un-documentario-gender/

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La resistenza del Venezuela

L’ANTIDIPLOMATICO

di Gianni Mina’

Fra le tante frottole che vengono raccontate quotidianamente dai media occidentali riguardo al Venezuela ce n’è una che purtroppo è stata sposata anche dal nostro ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

Il ministro nel corso della sua esposizione alle Camere ha affermato che l’opposizione in Venezuela, quella facente capo a personaggi discutibili come Leopoldo Lopez, Maria Corina Machado ed Henrique Capriles, non aveva partecipato alle ultime elezioni perché la consultazione elettorale non era credibile, anzi era truccata.

Ora a parte che tutto il mondo, se non è in malafede, sa che la defezione fu invece dovuta all’incapacità dell’opposizione di reperire un candidato decente dopo i fallimenti dei presunti combattenti per la democrazia nel paese, è palese che la verità è un’altra.

Mortificare la validità delle ultime elezioni è stato il metodo consueto per giustificare il fallimento dell’opposizione.

Ricordo le campagne anti-Chávez, smentite dai fatti, e ricordo i fatti stessi che avevano come garanti, tra gli altri, Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la pace, Eduardo Galeano, coscienza critica del Continente e addirittura la Fondazione dell’ex Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, gente la cui onestà intellettuale non era smentibile. E ricordo le numerose campagne elettorali, la cui validità democratica era monitorata da più di 150 osservatori internazionali. A maggio 2018, ad esempio, l’ex premier della Spagna, Josè Luis Zapatero aveva criticato l’atteggiamento sconsiderato della Comunità Europea che aveva lasciato il Venezuela al suo destino di isolamento. Continua a leggere

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Il “mondo nuovo” sognato da Jacques Attali

 

Se i Media sono stati molto concentrati su Brigitte, moglie di Emmanuel Macron, sulle sue gambe, gli outfit e la loro storia d’amore, minor interesse hanno rivolto al “padre spirituale” del presidente francese, l’economista e banchiere francese Jacques Attali, storico consigliere di Mitterand, poi consigliere di Sarkozy: sarebbe stato costui a presentare Macron a Hollande che poi lo avrebbe chiamato come segretario aggiunto all’Eliseo, infine nel 2014 a ricoprire la carica di ministro dell’Economia sotto la presidenza di Manuel Valls, prendendo il  posto di Arnaud Montebourg.
È stato proprio Attali a rivendicare la “paternità” spirituale del novello presidente francese di cui parla con orgoglio («Sarà un presidente straordinario»). Già nell’aprile 2016 pronosticava che uno sconosciuto avrebbe vinto le presidenziali del 2017 e indicava due possibili nomi: Emmanuel Macron e Bruno  Le Maire.
Attali, che contribuì a scrivere il Trattato di Maastricht, è un lobbista che ha rilasciato negli anni interventi a dir poco inquietanti in linea con la sua fervida produzione saggistica (si pensi a Breve storia del futuro del 2006). A lui è stata anche attribuita la frase «E cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?». Continua a leggere

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Passaggio Lira Euro.La Consulta accerta che siamo stati rapinati

La sensazione, col passaggio dalla Lira all’Euro, di essere stati rapinati è stata immediata. I commercianti (quelli che da qualche anno piangono per la crisi) ne hanno subito approfittato per raddoppiare i prezzi. Col beneplacito dello Stato, il quale, oltre a non obbligarli per almeno un paio di anni di esporre il doppio prezzo Lira-Euro, ha raddoppiato esso stesso bollette e tariffe. Sarebbe bastato anche immettere monete di carta per 1 e 2 euro, per dare maggiore peso ai soldi e una maggiore consapevolezza per i consumatori nello spenderli.

Ma oltre a ciò, ha compiuto un’altra rapina, tramite il Governo più filo-europeista avuto in questi anni: il Governo Monti.

Come? Tramite la norma Salva Italia (legge 201/2011 art. 26), la quale ha anticipato al 6 dicembre 2011 il termine ultimo per poter convertire le vecchie lire in euro. Un anticipo di ben tre mesi, dato che la legge del 2002 (introdotta per gestire l’introduzione dell’euro) fissava invece al 28 febbraio 2012 la fine del diritto di cambio.
Un anticipo che ha beneficiato allo Stato tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro che, invece di finire nelle tasche degli italiani in possesso delle lire, furono versate da Bankitalia in tre rate nella casse statali per concorrere alla riduzione del debito pubblico. Quel debito pubblico che ci divora da decenni e che nessun governo riesce a ridurre.
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San Filippo Neri… un santo per capire quanto il Cristianesimo sia all’insegna della vera gioia

San Fillippo Neri è un santo particolare. Se proprio si vuole scegliere un aggettivo, si può dire che la sua fu una santità allegra; nel senso che fu una santità contrassegnata dalla volontà di evidenziare quanto la vita cristiana sia capace di donare vera gioia. Filippo Neri (“Pippo bòno” per gli amici) era brillante, spiritoso, aveva la battuta sempre pronta e pungente (da buon toscano) e tanta bontà, comprensione e disponibilità. “Ritirati, Signore, ritirati. Trattieni l’onda della tua grazia” diceva quando aveva il cuore gonfio di felicità e di riconoscenza. Nello stesso tempo pregava il Signore di tenergli la mano sul capo “…altrimenti –soleva dire- Filippo, senza il tuo aiuto, ne fa qualcuna delle sue.”
Una santità come segno provvidenziale
La santità di san Filippo è un segno provvidenziale in un tempo in cui il Cattolicesimo doveva rispondere alle tristi atmosfere luterane. Va ricordato, infatti, che la teoria protestante della giustificazione , come semplice attestazione da parte di Dio ma non come reale e sostanziale avvenimento nell’anima umana, comportava nella teologia della Riforma una prospettiva dichiaratamente pessimistica, angosciante e triste. Più semplicemente -secondo il Protestantesimo- Dio non riconoscerebbe vera la giustificazione del peccatore, ma fingerebbe che sia tale anche se non lo è; invece nel Cattolicesimo la giustificazione è reale e sostanziale.
Ma torniamo a san Filippo Neri. Egli nacque a Firenze nel 1515. Figlio di un notaio, rimase presto orfano di madre; ma, nonostante questo, ebbe un’infanzia serena, facilitata dal suo temperamento allegro. Studiò musica e poesia ed era molto sensibile alla bellezza, soprattutto a quella della natura.
A diciotto anni fu mandato a Cassino, da uno zio mercante per apprendere il mestiere. Nella cittadina laziale fu però subito attratto dalla maestosa abbazia e avvertì una forte spinta verso la vita religiosa, ma il Signore non lo voleva monaco. Continua a leggere

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Attenti a Guaidò, primi attivisti Lgbt eletti nelle sue fila. E non solo

Come tutti ormai sappiamo, questi sono giorni anzi settimane particolarmente critiche per il Venezuela, Paese teatro di una aspra contesa che lo vede, di fatto, comandato contemporaneamente da due presidenti in aperto contrasto fra di loro. Da una parte, abbiamo Nicolas Maduro, il presidente formalmente in carica che denuncia un tentativo di colpo di Stato nei suoi confronti, mentre, dall’altra, c’è il giovane Juan Guaidó, il presidente dell’Assemblea Nazionale, il parlamento, in pratica, il quale rivendica il diritto costituzionale di svolgere le funzioni di presidente ad interim, fino a convocazione delle prossime libere elezioni.
Ora, è evidente l’impossibilità di simpatizzare per il comunista Maduro, il quale anche nei giorni scorsi si è reso autore di un attacco violentissimo ai Vescovi del Paese, a suo dire responsabili del reato di «odio», questo perché hanno osato denunciare con le loro omelie la corruzione dilagante. Un’accusa alla quale la locale Conferenza episcopale ha reagito avvertendo che si tratta di un attacco a tutta la Chiesa. Emblematiche, in tal senso, le parole del vescovo di San Filippo, monsignor Victor Hugo Basabe, il quale ha rimproverato quanti continuano a non capire come «la causa fondamentale dei mali del Venezuela sia la persistenza di un modello economico, politico e sociale che nega Dio e quindi la dignità umana».
Parole, quelle di mons. Basabe, dalle quali è oggettivamente difficile dissociarsi. Il punto, in tutta questa vicenda, è però che neppure Juan Guaidó pare essere quel leader di specchiata virtù che – a fronte di nuove basilari libertà che potrebbe garantire, ora assenti nel Paese tiranneggiato da Maduro – potrebbe garantire vero benessere per il Venezuela. Continua a leggere

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La Cina alla conquista dell'Italia

Segnalazione di Emilio Giuliana
ll palazzo della ex Zecca di Stato a Roma? Ora è gestito dai cinesi. Il palazzo di Raul Gardini a Ravenna? Ora è gestito dai cinesi. Il palazzo del Ballo del Doge a Venezia? Ora è gestito dai cinesi. Il bar Roma di Carpi, quello dove lavorava Dorando Pietri, mitico eroe della maratona crollato a un passo dal traguardo? Ora è gestito dai cinesi.
E sono diventati cinesi, fra le altre, l’azienda dei trattori Goldoni di Carpi, quella che ha di fatto meccanizzato le campagne italiane; la storica azienda dei marmi Quarella di Verona, il legno Masterwood di Rimini, la metalmeccanica Motovario di Formigine e la catena di cinema Odeon&Uci. Dove a questo punto, potrebbe andare in scena un film giallo. Che però assomiglia molto a un horror.
Non ci sono infatti solo i casi famosi, rimbalzati con evidenza sui giornali, come quelli degli yacht Ferretti, della casa di moda Krizia, della Pirelli, dell’Inter o degli elettrodomestici Candy: l’ombra di Pechino si sta allungando su tutto il nostro Paese. Accade giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, quartiere dopo quartiere, fabbrica dopo fabbrica. Del resto si sa che la Cina è partita alla conquista del mondo. Il presidente Xi Jinping, definito dall’Economist l’uomo più potente del pianeta, ha varato un piano massiccio per promuovere acquisizioni nei cinque continenti.
E l’Italia è un’osservata speciale. Del nostro Paese, i nipotini dei Ming adorano tutto: il canto, la musica, la moda, la Scala. E non vedono l’ora di conquistarci. A fine 2017 battevano bandiera cinese 641 imprese italiane, con oltre 32 mila dipendenti e un fatturato di circa 18 miliardi l’anno. E la conquista, nel silenzio generale, non si ferma. Continua a leggere

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