Ferrara: la rivolta dei nigeriani che fa tacere i buonisti

Ferrara, 18 feb – Sappiamo che a Ferrara, nella zona Gad, lo spaccio di droga gestito dalla mafia nigeriana (o etnica, come amano chiamarla i conduttori e i giornalisti rispettosi del prossimo) ha reso quel posto invivibile e assimilabile a quei luoghi nel mondo in cui col calar del sole tutti si chiudono in casa aspettando con ansia la mattina. Il dramma è che non siamo in Venezuela o in Iraq, siamo in Italia, nell’Emilia Romagna che tutti conosciamo per mille motivi ma non certo per la presenza massiccia di bande criminali costituite da immigrati giunti qui via mare, accolti dalla sinistra alla deriva e sistemati dalle cooperative con la bava alla bocca.

La rivolta degli immigrati avvenuta a Ferrara, derivante oltretutto dalla notizia di un loro compare investito casualmente durante un inseguimento delle forze dell’ordine, elimina la patina di ipocrisia e buonismo che sta ancora oggi offuscando la nostra vista e la nostra presa di coscienza. L’invasione c’è stata, venne più o meno pianificata a tavolino dai governi che, come disse Emma Bonino, barattarono la flessibilità sui conti con l’accollo totale degli sbarcati. Solo un idiota non avrebbe previsto che l’arrivo di questi disperati avrebbe portato alla nascita di nuove sacche di criminalità che si sarebbero poi scontrate con le già non poche presenti nelle nostre città per contendersi lo spaccio al minuto, la gestione della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Solo un idiota o, in alternativa, solo chi è accecato dalla ideologia e non è in grado di guardare la realtà per quella che è.

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L’Arcigay cambia idea: «le peggiori violenze? Interne alla comunità Lgbt»

 
Antonello Sannino (Arcigay Napoli) rivela che la violenza è insita all’interno del mondo arcobaleno, smentendo la bufala dell’”Italia omofoba”. Affermazioni che confermano quanto ha scritto l’attivista Lgbt Paolo Hutter: “Discriminazioni? Non esistono”. Perché allora alcuni la spacciano come emergenza nazionale?
Fino a qualche anno fa l’omofobia era la patologia più distintiva dell’Italia, per mesi i quotidiani ripresero pseudo-statistiche arcobaleno sulle violenze antigay fino all’iniziativa di Ivan Scalfarotto di un ddl apposito, fortunatamente presto archiviato senza alcun problema. Sia per l’insussistenza degli argomenti a sostegni (l’assenza di necessità ed emergenza), sia perché, come spiegato dai giuristi, avrebbe pericolosamente introdotto il reato d’opinione.

L’Espresso ci prova: “L’italia è omofoba”. Ma sono solo racconti delle presunte vittime.

Di “emergenza sociale” parlava la comunità Lgbt, e ci ha provato recentemente l’attivista gay Simone Alliva, cronista de L’Espresso, firmando un’”inchiesta” intitolata Caccia all’omo. L’Italia 2019 è omofoba. Come al solito, Alliva ha semplicemente raccolto auto-denunce di persone omosessuali che dicono di essere state picchiate selvaggiamente “in quanto gay”, ma non si riporta alcun dato statistico ufficiale, nessuna condanna ai presunti aggressori, nessun sondaggio. Solo racconti delle presunte vittime, chiaramente interessate a far passare la tesi dell’articolista, senza però alcun riscontro oggettivo esterno. Continua a leggere

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Bergoglio si fa fotografare con spilla “Aprite i porti” mentre migranti distruggono Ferrara

Bergoglio contro Salvini: si fa immortalare con la spilla “Aprite i porti”
Nel frattempo i suoi prediletti mettono sotto assedio la città di Ferrara, organizzando una vera e propria guerriglia urbana
Durante la visita di venerdì ad un centro per immigrati gestito da una delle tante coop del Vaticano, Bergoglio:
fonte – https://www.cronacaora.it/2019/02/17/bergoglio-si-fa-fotografare-con-la-spilla-aprite-i-porti-mentre-migranti-mettono-a-ferro-e-fuoco-la-citta/

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La riforma di Macron: addio a termini "padre" e "madre" nelle scuole

Marine Le Pen ha condannato la riforma, accusando Macron di promuovere la scomparsa, in Francia, di “qualsiasi riferimento morale” e di volere fondare lo Stato su una “radicale filosofia del politicamente corretto”
Il parlamento francese ha recentemente varato una riforma del sistema educativo nazionale, diretta ad “aprire” le scuole del Paese alla “mutata realtà sociale”.
L’Assemblea nazionale ha infatti approvato un emendamento, promosso dal partito del presidente Macron, che vieta al corpo docente, durante le ore di lezione, l’utilizzo delle parole “padre” e “madre”. L’innovazione propugnata da La République En Marche, forza politica di maggioranza capeggiata dall’inquilino dell’Eliseo, dispone la sostituzione di tali vocaboli, bollati dall’esecutivo come “obsoleti”, con i termini “genitore 1” e “genitore 2”. Questi ultimi dovranno inoltre figurare sui documenti ufficiali redatti dalle istituzioni educative.
Mediante la modifica in questione, gli alunni, sia bambini sia adolescenti, scopriranno, a detta della maggioranza, la “verità” riguardo ai recenti mutamenti in ambito familiare verificatisi in Francia. Oltralpe, i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso sono infatti legali da sei anni. Di conseguenza, l’esecutivo Macron ha affermato, esortando i parlamentari ad approvare l’innovazione “lessicale” in questione, che i vocaboli “padre” e “madre” sarebbero ormai un “relitto del passato”, suscettibile di “penalizzare le famiglie omosessuali”. Continua a leggere

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Attenti a Guaidò, primi attivisti Lgbt eletti nelle sue fila. E non solo

Come tutti ormai sappiamo, questi sono giorni anzi settimane particolarmente critiche per il Venezuela, Paese teatro di una aspra contesa che lo vede, di fatto, comandato contemporaneamente da due presidenti in aperto contrasto fra di loro. Da una parte, abbiamo Nicolas Maduro, il presidente formalmente in carica che denuncia un tentativo di colpo di Stato nei suoi confronti, mentre, dall’altra, c’è il giovane Juan Guaidó, il presidente dell’Assemblea Nazionale, il parlamento, in pratica, il quale rivendica il diritto costituzionale di svolgere le funzioni di presidente ad interim, fino a convocazione delle prossime libere elezioni.
Ora, è evidente l’impossibilità di simpatizzare per il comunista Maduro, il quale anche nei giorni scorsi si è reso autore di un attacco violentissimo ai Vescovi del Paese, a suo dire responsabili del reato di «odio», questo perché hanno osato denunciare con le loro omelie la corruzione dilagante. Un’accusa alla quale la locale Conferenza episcopale ha reagito avvertendo che si tratta di un attacco a tutta la Chiesa. Emblematiche, in tal senso, le parole del vescovo di San Filippo, monsignor Victor Hugo Basabe, il quale ha rimproverato quanti continuano a non capire come «la causa fondamentale dei mali del Venezuela sia la persistenza di un modello economico, politico e sociale che nega Dio e quindi la dignità umana».
Parole, quelle di mons. Basabe, dalle quali è oggettivamente difficile dissociarsi. Il punto, in tutta questa vicenda, è però che neppure Juan Guaidó pare essere quel leader di specchiata virtù che – a fronte di nuove basilari libertà che potrebbe garantire, ora assenti nel Paese tiranneggiato da Maduro – potrebbe garantire vero benessere per il Venezuela. Continua a leggere

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Quando a parlare di castità è Justin Bieber su Vogue

 

«La castità prematrimoniale mi ha salvato, è una delle migliori decisioni che abbia mai preso». Una frase che, a leggerla, oggi alimenterà i risolini di molti, i quali penseranno che a pronunciarla non possa che essere stato il classico sposino timido e dal look demodé, tutto casa e chiesa, desideroso di condividere la propria testimonianza comicamente fuori dal tempo. Per forza. Peccato che le cose stiano in modo assai diverso e l’autore di quest’entusiasta apologia dell’astinenza sia nientemeno che la popstar Justin Bieber.
Ora, classe 1994, bello, ricco sfondato (con un patrimonio di 200 milioni di dollari, è l’under 25 più ricco del mondo) e famoso (centinaia di milioni di follower sui social), il ragazzo non è esattamente il prototipo del ragazzotto da parrocchia. Anzi, appare probabilmente quanto di più lontano ci possa essere da un simile stereotipo. Eppure, nell’intervista rilasciata a febbraio 2019 alla rivista Vogue America con la moglie, la modella Hailey Baldwin, Bieber ha spiazzato tutti raccontando la sua scelta di vivere castamente come «un modo per sentirmi più vicino a Dio». Continua a leggere

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I sacerdoti nei campi di concentramento titini

Segnalazione del Centro Studi Federici
A pochi giorni dal giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo ddelle popolazioni giuliane, istriane e dalmate, pubblichiamo alcune pagine tratte dal volume “Sopravvissuti alle deportazioni in Jugoslavia” (AA.VV., Bruno Fachin Editore, 1997). Si tratta della testimonianza del padre Albino Simpliciano Gomiero: “Erano venuti a prendermi in convento”, in particolare il paragrafo: “ Le messe clandestine”.   
(…) La prima domenica di quaresima (23 febbraio 1948) mi svegliai presto. Sentii mio vicino di destra, il Padre Kreso, stava pregando. Era sdraiato su un fianco e mi voltava le spalle. Dopo il segnale della sveglia vidi che passava agli altri qualcosa in un fazzoletto bianco. Nel fazzoletto c’era una scatola, ognuno prendeva qualcosa e la metteva in bocca. Padre Kreso la passò pure a me. “Se vuoi comunicarti…”. La Comunione! Cristo in carcere! Il Signore in galera con noi! La scatola conteneva pezzetti di pane. Padre Kreso aveva celebrato. ”Attenzione! Che non ti veda il serbo sobni starjesina, e attenzione anche al prete ortodosso!”. Mi comunicai e passai il Santissimo agli altri. Mi spiegò più tardi padre Eterovic, il poliglotta che studiò a Gerusalemme, che ogni domenica facevano così, quando ricevevano dai pane genuino e uva passa: a turno, un sacerdote celebrava la messa consacrando il vino estratto dall’uva passa. Niente paramenti sacri e candele. Il calice era un barattolo di conserva, la pisside, una piccola scatola; il messale, alcune paginette di carta igienica che riportava per esteso la messa della Madonna “Salve, Sancta Parens”, scritta a matita. Quanta tristezza invadeva i nostri cuori quando giungeva ai nostri orecchi il suono di una campana che annunciava il giorno del Signore. Continua a leggere

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I comunicati del CSGF sulle foibe e l'esodo

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

 
I comunicati del CSGF sulle foibe e l’esodo 
 
Segnaliamo ai nuovi lettori i comunicati pubblicati negli ultimi anni dal Centro Studi “Giuseppe Federici” sulle foibe e sull’esodo delle popolazioni dell’Istria e Dalmazia.
L’orrore delle Foibe: ecco come la Chiesa cercò di opporsi
Foibe e stragi in Slovenia
I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l’esodo
Crimini titini: alcune testimonianze
Gigi Vidris
La memoria infoibata: i crimini comunisti a Isola d’Istria
La memoria infoibata: i 50 preti uccisi nelle foibe

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L'Ue non ha capito la Brexit e gli inglesi. E questi alla fine vinceranno

Ma ci siamo tutti rincretiniti per pensare che i grandi processi storici  possano essere frenati da accordi di migliaia di pagine, vergati in giuridichese, tra diverse burocrazie? Quando la moltitudine si muove, quando il potere costituente avanza, i deal sono misera cosa, se cercano di drenare il corso di questo fiume. Abbiamo usato questo termine in inglese perché, dopo il voto di Westminster del 29 gennaio, che ha ridato vita alla May, nella Ue e nei suoi cantori (che comprendono buona parte della stampa mainstream) si oscilla tra l’ironia, nel considerarla una vittoria di Pirro visto il no immediato da parte di Juncker e di Barnier, e l’incutere paura, descrivendo il no deal come l’arrivo dell’Apocalisse.

Può essere che la Brexit senza accordo sia catastrofica, può essere, anzi è molto probabile, che all’ultimo momento si troverà una soluzione. Ma perché dipingere come un’azione folle, scriteriata, quella che sarebbe la conseguenza del voto del referendum del 2016? In cui il potere costituente della maggioranza del popolo inglese si è espresso.

La realtà è che fin dal 2016 l’Europa continentale ha capito poco o nulla di quello che era avvenuto. Come non lo si è compreso in Italia: basti dire che, nella pubblicistica, il solo libro serio è stato Brexit la sfida, curato da Daniele Capezzone e da Federico Punzi (di cui ora è uscita una nuova edizione in e-book, sempre per le edizioni Giubilei). Per non dire dell’avvilente dibattito sui giornali mainstream. Continua a leggere

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