Congresso delle famiglie, oggi un workshop sulla difesa della vita

Oggi saremo a questo specifico Work shop per sostenerne i relatori

Poker d’assi di relatori, per il seminario “Legal defense of life and family”. Si parlerà di eutanasia e del concetto di famiglia come dato pre politico e pre giuridico.

Al Congresso delle Famiglie di Verona si terranno dei seminari di approfondimento con un alto profilo scientifico e culturale. Uno di questi è il workshop intitolato “Legal defense of life and family” in programma per venerdì 29 marzo dalle 15:00 alle 16:15.
I relatori rappresentano un vero e proprio poker d’assi del mondo pro-life e pro-family. Si tratta del dott. Giacomo Rocchi, magistrato Consigliere della prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione; del dott. Pino Morandini, magistrato del Tribunale Amministrativo Regionale, nonché fondatore fondatore del Movimento per la Vita trentino e Vice Presidente del Movimento per la Vita nazionale; del Prof. Mauro Ronco, Professore Ordinario di Diritto Penale nell’Università di Padova, nonché Presidente del Centro Studi Livatino; dell’avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi e Presidente del movimento Nova Civilitas.
Il dott. Rocchi affronterà il tema del fine vita, parlando di eutanasia e legge sulle controverse “DAT”, disposizioni anticipate di trattamento. Si farà anche cenno al celebre caso Cappato. Il dott. Morandini parlerà, invece, della vita nascente, mentre il prof. Ronco tratterà il tema della guerra contro gli “unfit” che il socialdarwinismo ha scatenato nel mondo occidentale nella prima parte del XX secolo. L’avv. Amato, infine, relazionerà sul concetto di famiglia come dato pre-politico e pre-giuridico, anche alla luce del concetto di «società naturale» espressamente contemplato nell’art. 29 della Costituzione.
Questo workshop non è soltanto una preziosa opportunità da non perdere ma rappresenta, anche per l’alto valore dei relatori, la migliore risposta alle sterili polemiche sull’assenza di scientificità degli argomenti che verranno affrontati al Congresso di Verona

fonte – https://vocecontrocorrente.it/seminario-legal-defense-of-life-and-family-sulla-vita-e-la-famiglia/

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Lerner è inesauribile: “Non va tolta la cittadinanza all’autista dello scuolabus”

Dopo la psicosi di qualche giorno fa, la collezione di deliri di Gad Lerner non si ferma. La cittadinanza non è un regalo, è un diritto. E l’autista che voleva bruciare 51 bambini va punito ma non due volte, questa la sintesi del suo pensiero recente, la cui seguente dichiarazione è stata pubblicata da Il Giornale:
“Salvini ha un atteggiamento che oscilla fra il bullo e il paternalismo. Ma la cittadinanza non è un regalo, è un diritto. Allo stesso modo, anche se è un ragionamento più impopolare, dico che è pericoloso parlare di revoca della cittadinanza per l’autista. Verrà punito, quasi certamente, per le sua condotta criminale. Che senso ha invocare un’ulteriore punizione che consiste nella revoca della cittadinanza? È un provvedimento che non era contenuto neppure nelle leggi razziali del 1938 e la nostra Costituzione lo vieta esplicitamente”
Leggi razziali, ovviamente fascismo, ovviamente più ius soli. Aggiunge il giornalista:
“Erano trascorsi 30 anni dal mio arrivo in Italia. Nel frattempo avevo fatto le scuole e lavoravo qui come giornalista. Ma era a discrezione dello Stato italiano quando riconoscermi la cittadinanza a cui avevo diritto. Era un’ingiustizia e lo è ancora oggi. Ed è questo che distingue l’Italia da altri Paesi, che hanno anche politiche meno permissive sulla cittadinanza ma rispettano le tempistiche previste dalla legge”.
Spiegare al signor Lerner la differenza tra lui e l’autista appare inutile. Immaginiamo e speriamo che il lettore ci arrivi da solo. In ogni caso, la collezione di deliri del giornalista italiano ormai è così densa da poterne scrivere un libro.
(di Stelio Fergola)

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/03/28/lerner-e-inesauribile-non-va-tolta-la-cittadinanza-allautista-dello-scuolabus/

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Bufera sul presidente Istat, voleva andare al Congresso delle famiglie

L’annuncio della partecipazione e poi il passo indietro. Alla fine, Giancarlo Blangiardo non ci sarà, vittima della censura femminista
Libertà di espressione? Assolutamente no. E’ una vicenda davvero triste quella che ha colpito il presidente dell’Istat nelle scorse ore. Giancarlo Blangiardo, infatti, era stato annunciato come uno dei relatori illustri al Congresso mondiale delle Famiglie, che inizierà domani a Verona. La notizia della partecipazione era trapelata ieri mattina, da alcuni ambienti del famoso istituto di statistica.
Poco è bastato per far scoppiare un vero e proprio caso. Sono insorte le lavoratrici di “Femministat”. “Un’assemblea spontanea di lavoratrici e lavoratori dell’Istat ha ritenuto opportuno chiedere direttamente al Presidente di smentire la sua partecipazione ritenendola incompatibile con il ruolo istituzionale da lui rivestito e fortemente lesiva dell’indipendenza e dell’immagine dell’Istituto. Il presidente Blangiardo ha invece confermato e rivendicato la sua presenza a Verona ‘come un qualsiasi privato cittadino che sceglie di andare al cinema o allo stadio”. Le dimostranti hanno organizzato addirittura un presidio per protestare contro la scelta libera del presidente.
A stretto giro, è arrivata anche la dichiarazione della Cgil :”I lavoratori e le lavoratrici dell’Istat non possono e non devono essere rappresentati dal loro presidente in un Convegno che si propone di discutere la soppressione di diritti fondamentali”.
Insomma, un polverone mediatico di censura, che ha spinto alla fine il presidente dell’Istat ad arrendersi e rinunciare alla sua partecipazione al Congresso: “A fronte del clamore che sta suscitando una sua eventuale presenza – peraltro come studioso – al congresso di Verona, ha rinunciato a prenderne parte. Non voglio che una decisione del tutto personale possa essere interpretata come una decisione del presidente dell’Istat”.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/presidente-istat-obbligato-a-rinunciare-al-congresso-delle-famiglie/

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Casarini è indagato, ma la sinistra lo invita a Montecitorio e gli offre il caffè

Roma,  27 mar – “Sono venuto a prendere un caffè con un po’ di amici”. Così ha spiegato l’ex-esponente del movimento no-global al G8 di Genova del 2001 e ora pasionario dei migranti Luca Casarini, quando ieri è stato “scoperto” alla buvette di Montecitorio mentre conversava allegramente con l’ex presidente del Pd Matteo Orfini e il deputato di Liberi e Uguali Nicola Fratoianni. Ricordiamo che l’ex-leader degli antagonisti verrà interrogato martedì prossimo in Procura ad Agrigento per i fatti della Mare Jonioche lo vedono indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.  Continua a leggere

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Preghiera di san Pio X a san Giuseppe patrono dei lavoratori (prima del lavoro)

Glorioso san Giuseppe, modello di tutti i lavo­ratori, ottenetemi la grazia di lavorare con spirito di penitenza per l’espiazione dei miei numerosi peccati: di lavorare con coscienza, met­tendo il culto del dovere al di sopra delle mie inclinazioni, di lavorare con riconoscenza e gioia, considerando come un onore di impiegare e far fruttare, mediante il lavoro, i doni ricevuti da Dio: di lavorare con ordine, pace, moderazio­ne e pazienza, senza mai retrocedere davanti alla stanchezza e alle difficoltà: di lavorare spe­cialmente con purezza di intenzione e distacco da me stesso, avendo sempre davanti agli occhi la morte e il conto che dovrò rendere del tempo perso, dei talenti inutilizzati, del bene omesso, del vano compiacimento nel successo, così fune­sto all’opera di Dio. Tutto per Gesù, tutto per Maria, tutto a Vostra imitazione, o Patriarca Giuseppe! Questo sarà il mio motto per tutta la vita e al momento della morte. Così sia.
Fonte: https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/41-preghiera-di-san-pio-x-a-san-giuseppe-patrono-dei-lavoratori.html

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Si fanno scudo dei bambini

GLOBALISTI ALLA FRUTTA

Ramy e Adam, Greta, Nora, la bambina di dieci anni usata come testimonial contro la legge Pillon, Marius, il bambino protagonista del film C’è tempo di Walter Veltroni (che aveva già realizzato un film infantile intitolato I bambini sanno); e La paranza dei bambini, il film-libro di Roberto Saviano, ma soprattutto i bambini esibiti nei congressi, nelle manifestazioni di piazza del Pd, usati nelle scuole o nei programmi alla Fazio per campagne anti-mafia, cortei anti-razzismo, anti-omofobia, anti-inquinamento, meglio se neri, rom, migranti o disabili. È finita in mano ai ragazzini l’utopia di un mondo migliore.
Se vogliono far sbarcare immigrati o sostenere lo ius soli, mostrano le immagini di un bambino, raccontano una storia straziante, come quella del bambino annegato con la pagella cucita sul petto; cercano di far passare gli sbarchi e i flussi migratori tramite il caso pietoso, la storia struggente, la tenerezza a cui è da bestie dire di no. Si fanno scudo dei bambini, li usano come cavalli di Troia.
La sinistra italiana sarà abortista, poco incline verso la famiglia naturale e la maternità, propenderà per le coppie omosessuali, strizzando l’occhio agli uteri in affitto, ma da qualche tempo si è data alla puericultura e all’uso dei bambini come testimonial delle sue battaglie o di quelle che vuole strumentalizzare. In quel modo vuol confermare la sua superiorità sul piano morale, civile e sentimentale e la sua sensibilità speciale nei confronti del futuro e delle generazioni che verranno. Vogliono ipotecare il futuro, monopolizzando il pensiero “puerilmente corretto” dei bambini, ritenuto naturaliter di sinistra. Una forma politica di pedofilia, in senso etimologico, s’intende.
Certo, l’uso dei bambini fa parte non da oggi del repertorio della politica, per non risalire ai tempi remoti, basti pensare al Novecento: l’uso che ne hanno fatto i presidenti americani, i papi, i sovrani e i regimi totalitari rossi e neri, è stato massiccio e mai casuale. Esibire la carezza di un leader a un bambino, fotografare un quadretto di famiglia, farsi rubare con apparente casualità un’immagine puerile o una scena privata, fa parte da tempo del gergo politico e delle sue strategie di comunicazione. Anche Sandro Pertini, che pure non aveva avuto figli e nipoti, voleva apparire come un nonno che amava i bambini. Pure Sergio Mattarella, appena può, pertineggia. Associare la propria immagine ai bambini rende più affabili e affidabili. Continua a leggere
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Centrodestra in rivolta per l'imam che spiega quando pestare le donne

Indignazione per l’ospite dello show islamico. Assessore regionale e deputati incalzano Sala.
Sorpresa, indignazione, ma non solo. Il centrodestra chiama anche in causa il sindaco, per chiedergli conto di quali siano i suoi interlocutori sul tema moschee.
Non è passato inosservato insomma il caso sollevato dal Giornale sulla “Fiera della speranza”, evento organizzato da “Islamic relief” e in programma per il fine settimana di Pasqua in un locale di via Mecenate a Milano. Non è passato inosservato, soprattutto, l’ospite d’onore, l’Imam Jasem Al Mutawa. L’appuntamento è molto ambizioso: previsti spettacoli, concerti, un talent show, ma anche laboratori, conferenze e workshop. E anche il lancio pubblicitario è stato di prim’ordine con tanto di sponsor, concorsi abbinati e pullman per i fan in arrivo da mezza Italia.
Ora sono noti anche gli ospiti dell’«evento più atteso dell’anno» e uno in particolare ha suscitato preoccupata attenzione (ma non a sinistra, a quanto pare). È L’imam Al Mutawa, protagonista di una grottesca performance televisiva: un’intervista in cui discettava di percosse sulle donne. «Si può trovare in rete un video in cui insegna che la moglie non va picchiata con bastoni pesanti, ma con mano leggera, per farle capire chi comanda» ha spiegato interpellato dal Giornale Lorenzo Vidino, fra i massimi esperti di estremismo islamico. Vidino ha spiegato anche che Abdel Mourou – altro ospite – «è il leader spirituale di Al Nahda, sostanzialmente la versione tunisina dei Fratelli Musulmani» e che un terzo, Rajab Zaki è «l’imam della moschea di Finsbury Park, considerato l’epicentro dei Fratelli Musulmani inglesi».
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Quegli intellettuali dalla parte dei terroristi

Vediamo i fatti: Battisti, condannato con sentenze passato in giudicato per 4 omicidi (2 commessi materialmente e 2 in concorso), evade nel 1981 e trova rifugio in Francia. Dopo qualche anno di peregrinazioni da latitante torna in Francia. Qui viene arrestato ma riesce a beneficiare della cosiddetta “dottrina Mitterand”: non vengono estradati latitanti se si ritiene che si tratti di ricercati “per atti di natura violenta ma d’ispirazione politica”. Peraltro in questi (quasi) quarant’anni Battisti si è sempre dichiarato innocente, completamente estraneo ai fatti per cui è stato condannato, dichiarando di essere perseguitato dallo stato italiano per motivi politici. Fin qui abbiamo un assassino in fuga che si proclama innocente e beneficia (indebitamente) di uno sorta di status di rifugiato politico. Ma la cosa insolita è il fatto che si sia creato, negli anni, un movimento d’opinione, transfrontaliero, che si è “bevuto” la sua versione dei fatti (quindi un intellettuale perseguitato per le sue idee politiche, vittima di processi “farsa” e quindi condannato ingiustamente). E da Fred Vargas a Erri de Luca, da Daniel Pennac a Bernard Henry Levy, tutti quanti a sostenere pubblicamente Battisti denunciando le ingiustizie da lui subite. E la lista è lunga. Nel 2004 è stato pubblicato in Francia il “Manifesto per liberare Battisti”, firmato da decine di intellettuali, nel quale si evocava chiaramente una congiura contro il povero Battisti, ordita da chi aveva l’interesse a tacitarlo per sempre.
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fonte – https://www.nicolaporro.it/quegli-intellettuali-dalla-parte-dei-terroristi/

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Nella Napoli di De Magistris inaugurata via Ipazia

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzamaxresdefault-14
Comunicato n. 27/19 del 27 marzo 2019, San Giovanni Damasceno
 
Nella Napoli di De Magistris inaugurata via Ipazia
Segnaliamo la propaganda anticlericale di bassa lega che ha accompagnato l’inaugurazione a Napoli di una via dedicata a Ipazia.
Sul mito di Ipazia e dei suoi sostenitori, tra cui Franco Cardini, rimandiamo a un precedente articolo del nostro centro studi: http://www.centrostudifederici.org/miti-laicisti-ipazia/
Inaugurata Via Ipazia d’Alessandria a Napoli, dedicata alla greca trucidata dai cristiani (il titolo è già tutto un programma)
ll Comune di Napoli ha voluto intitolare una strada dei Quartieri Spagnoli Via Ipazia d’Alessandria, in onore della filosofa e scienziata greca.
Ipazia D’Alessandria nacque ad Alessandria d’ Egitto tra il 350 e il 370 d.C. e ancora oggi è ritenuta un simbolo della libertà di pensiero.
È stata una matematica, astronoma e filosofa, arrivò persino a formulare delle ipotesi sul movimento della terra. Nonostante l’assenza di suoi scritti, molti filosofi del tempo la reputavano una delle menti più brillanti dell’epoca.
Rappresentante della filosofia neo-platonica, Ipazia non si convertì mai al cristianesimo.
In un periodo in cui dominavano fanatismo, ripudio della cultura e della scienza in nome della crescente religione cristiana, Ipazia venne trucidata nel marzo del 415, lapidata in una chiesa da una folla di fanatici.
Venne nuovamente nominata e ricordata nel periodo dell’Illuminismo come simbolo della libertà di pensiero e da allora, fino ad oggi resta tale, oltre ad essere simbolo dell’indipendenza della donna e martire del paganesimo.
Alla cerimonia di intitolazione erano presenti gli studenti del Liceo Classico Statale Pansini e del Liceo Statale Calamandrei.
Hanno preso parte anche il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore alla toponomastica Alessandra Clemente, il proponente consulente alla memoria della Municipalità 3 Francesco Ruotolo, il presidente della municipalità 2 Francesco Chirico, la consigliera Elena Coccia, la delegata alle pari opportunità Simona Marino, la direttrice dell’osservatorio Astronomico di Capodimonte Marcella Marconi, la referente dell’Ass. Toponomastica Femminile Giuliana Cacciapuoti, l’autrice del libro “Ipazia la sublime” Angela Iacobucci, la prof.ssa dell’Università l’Orientale Rosanna Pirelli, i Consiglieri della Municipalità 2.
Dunque, afferma il sindaco Luigi de Magistris: «Nel cuore dei Quartieri Spagnoli abbiamo intitolato una strada alla filosofa e scienziata greca Ipazia d’Alessandria quale ‘‘simbolo di sapienza femminile e libertà di pensiero”. Con la commissione Toponomastica stiamo dando il doveroso e giusto risalto alla storia delle donne non solo di Napoli ma di luoghi oltre i confini della nostra città. Stiamo scrivendo la storia di Napoli anche attraverso la toponomastica e in particolare la toponomastica femminile».

fonte – http://www.centrostudifederici.org/nella-napoli-de-magistris-inaugurata-via-ipazia/

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Papa Pio XII sul culto a Dio e sulla santificazione delle feste

• Il culto da rendersi a Dio. La prima [osservazione necessaria per restaurare la società] concerne il senso stesso del culto da rendersi a Dio, senso che negli ultimi cento anni si è venuto oscurando anche in mezzo ai fedeli. Se infatti in ogni tempo accade che nel santuario della vita religiosa personale gli uomini cerchino e si studino di far avanzare il proprio interesse, questo si vide oltre misura verificato e provato sotto l’influsso della superba e vanitosa cultura materialistica, che signoreggiò le moderne generazioni. Si vollero ridurre i rapporti tra Dio e l’uomo all’aiuto di Dio nelle occorrenze materiali e terrene; per il resto l’uomo volle fare da sé quasi che più non avesse bisogno del sostegno divino. Il culto di Dio divenne un concetto dell’utile; la religione dalla sfera dello spirito cadde in quella della materia. La pratica religiosa non usava che chiedere favori al cielo per i bisogni della terra, facendo quasi i conti con Dio; la fede vacillava, se l’aiuto non rispondeva al desiderio. Che religione e fede avanti ogni altra cosa importino adorazione e servizio di Dio; che vi siano Comandamenti di Dio, i quali obbligano sempre, in ogni luogo e in tutte le circostanze; che per il cristiano la vita futura domini e determini la terrena; questi concetti e queste verità, che reggono e guidano l’intelletto e la volontà del credente, erano divenuti estranei al pensiero e al sentimento dello spirito umano. A tale traviamento qual rimedio conviene opporre? Fa d’uopo che le grandi verità e i grandi concetti della fede ritornino, come vita e realtà, in tutte le classi del popolo, nelle superiori ancor più che in quelle diseredate e provate dall’indigenza e dalla miseria di quaggiù. Bisogno più urgente di questo nell’educazione religiosa non vi è forse al presente, che non solo lo esige, ma facilita anche il provvedervi, perché quanto adesso di mali e di sventure l’umanità sperimenta per la decadenza della morale e della giustizia, viene ad essere una correzione terribilmente aperta e dolorosa della falsa idea di Dio e della religione stravolta nella sua pratica. È stato detto che il prodigio di questi anni sono i milioni di fedeli che onorano Dio e lo servono, sottomessi ai suoi Comandamenti, sebbene siano venuti a trovarsi in condizioni di strettezze indicibili. Certamente così devoti e impavidi cristiani, vanto della Chiesa, vi sono, e voi stessi, diletti figli, ne conoscete non pochi; adoperatevi con zelo, affinché crescano sempre più in numero tra i credenti affidati alle vostre cure. Continua a leggere
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In Germania i musulmani dovranno rispettare la legge e cultura tedesche

Continuiamo con la speciale zuppa di Porro straniera. Grazie ad un nostro amico analista che vuole mantenere l’anonimato, il commento degli articoli tratti dai giornali stranieri.

È istruttivo leggersi l’articolo di Tobias Buck sul Financial Times del 24 marzo che descrive come è interpretata la questione musulmana in Germania da uno dei principali dirigenti del Ministero degli Interni tedesco Markus Kerber. Riflettere, in questo senso, su come si lavora per costruire “un Islam per i musulmani tedeschi che appartengano alla Germania” con l’obiettivo di ridurre le influenze straniere, sia personali sia economiche, su questa comunità, perché sia meglio integrata, per assicurare che gli imam che operano al suo interno siano tedeschi e predichino in tedesco, per rimediare agli effetti prodotti dalla massiccia immigrazione dalla Siria accettata negli scorsi anni. Per rimediare a una situazione nella quale la Ditib (l’unione per gli affari…

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FONTE https://www.nicolaporro.it/islam-in-germania-i-musulmani-dovranno-rispettare-la-legge-tedesca

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Sul delitto rituale, storia e critica (di Mons. Umberto Benigni)

Dalla conclusione della ricerca: «Ecco (qui esposte) le ragioni che ci vietano di credere assolutamente esaurita in senso negativo la questione angosciosa del delitto propriamente rituale». Mons. Umberto Benigni (Sodalitium Pianum), copia anastatica di «Storia Sociale della Chiesa» 5/7, ed. C.L.S., Verrua Savoia, 2018, volume IV, tomo 1, dalla pagina 369 alla pagina 387.

Dura da secoli la polemica intorno all’esistenza ed alla natura del cosiddetto «delitto rituale» ebraico per versare il sangue di cristiani specialmente fanciulli: ai nostri giorni [l’Autore scrive negli anni ‘20] il processo Beylis ha dato occasione ad un rinnovamento delle polemiche da una parte e dall’altra. Siccome il «delitto rituale» si afferma nel medioevo, è qui il caso di parlarne anche per i periodi susseguenti.
[Per il delitto rituale e per il suo ambiente ispiratore, cfr. Paepstliche (Die).,. Blutbesch.; M. Stern, Urk. Beitr.; H. L. Strace:, Das. Blut.; D. Chwolson, Die Blutank.; citati da P. Vernet, Ce que les papes, ecc. Cfr. anche Roccadadria, Nella tribù, ecc.; E. Picard, La synthèse, ecc.: Il processo Beylis (fine del 1913) produsse una grande fioritura di articoli prò e contro l’accusa generale, nei quali può trovarsi qualche nota storica e documentale da apprezzarsi. Notevole a favore dell’accusa, quello dei «Cahiers Romains» riprodotto da vari giornali (v. la «Croix» di Parigi 14 novembre 1913, e del «Diario de Barcellona» 7 novembre); contro l’accusa quello della «Neue Eresie Presse» di Vienna (4 novembre). Di valore storico è il sovraccennato di Vernet].
Avanti tutto bisogna fissare la natura e le caratteristiche del delitto in questione. Perchè un delitto sia «rituale», deve essere non solo prodotto da una determinante d’indole religiosa, – dall’odio contro fedeli di altra credenza —, ma deve rivestire le forme o le mentalità di un rito. E tale è precisamente il discusso «delitto rituale» cui si attribuisce di essere determinato dall’inveterato odio israelitico contro i cristiani, ed estrinsecato con certe circostanze che rilegano il crimine ad una forma od almeno ad una mentalità rituale. Continua a leggere
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Copyright, approvata la nuova direttiva

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla nuova e molto discussa direttiva sul diritto d’autore. A favore della riforma hanno votato 348 europarlamentari, 274 hanno votato contro mentre 36 si sono astenuti.
La riforma prevede che tutti i diritti e obblighi del diritto d’autore si applichino anche online. Uno dei principali obiettivi della riforma è che i giganti del web condividano i loro introiti con artisti e giornalisti.
Nel testo dell’articolo è specificato che l’uso dei contenuti nelle enciclopedie libere, come Wikipedia, o su piattaforme software open source, e anche in modo non commerciale, verrà automaticamente escluso dal campo dell’applicazione della direttiva.
Fonte: https://it.sputniknews.com/mondo/201903267459389-Copyright-approvata-la-nuova-direttiva/

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Zona grigia, professionisti al servizio dei clan?

Zona grigia, professionisti al servizio dei clan. Ma la realtà è più complessaScritto e segnalato da Antonio Amorosi

Nella realtà è la criminalità organizzata a creare contesti ambientali con cui è facile collaborare, “sbagliare” o commettere leggerezze o ingenuità che risulteranno importanti per i clan.
Non esiste quasi mai un “terzo livello”, riferendosi a quel grumo di professionisti che lavora nelle istituzioni, tra le maglie della giustizia e dello Stato determinando le scelte dei clan stessi. E’ una pura mistificazione e una manipolazione, frutto della cultura del tempo passato, dell’onnipresente partito comunista che dettava le linee culturali di un’epoca cimentandosi in paradigmi in grado di rappresentare la realtà con sigle buone per fare i titoli dei giornali e in molti casi frutto della pura ignoranza (qualcuno ricorderà i fantomatici “servizi segreti deviati” o la “massoneria deviata”).
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FONTE – http://www.affaritaliani.it/cronache/zona-grigia-professionisti-al-servizio-dei-clan-ma-la-realta-piu-complessa-595628.html
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