Preferisco le Bufale agli ASINI

di Emilio Giuliana
Il signor Francesco Filippi, da qualche tempo è assurto all’onore delle cronache locali e nazionali per aver pubblicato un libro con il quale pretende di far luce sui falsi convincimenti in merito all’operato del governo monarchico fascista, il quale avrebbe prodotto “cose buone”, credenze che definisce e liquida come bufale, sbugiardate e suffragate da sue ricerche, “partendo da fonti legislative”.
Innanzitutto, a tal riguardo il signor Filippi non è per niente originale, in quanto dal 1945 ad oggi, sono stati molti, tanti storici e amici dell’alta finanza che hanno gettato discredito senza riuscirvi sul governo monarchico fascista, rimediando solo figure barbine, causa l’ignoranza e disonesta intellettuale. Nel primo caso -ignoranza- ripropongo il pensiero di Mark Twain: è più facile ingannare la gente che convincere loro che sono stati ingannati; nel secondo -disonestà intellettuale- il convincimento di Antonio Gramsci: Una menzogna in bocca a un comunista è una verità rivoluzionaria.
In entrambi i casi, emerge un approccio privo di qual si voglia virtù.
Lo “storico” di Levico, deve fare i conti con un eccelso storico del Fascismo, il comunista ebreo Renzo De Felice, distorcendo e manipolando la realtà; il nostro liquida la questione come un fraintendimento. E pure, De Felice è stato molto chiaro, lo si capisce senza possibilità di confusione nella citazione che segue: tutto quanto detto e scritto sul fascismo e resistenza è falso perché la sinistra politica ha nascosto tante verità, tanti delitti, tante vergogne partigiane.
Il signor Filippi, come può smentire gli attestati di merito nei confronti del fascismo esternate dall’ebrea comunista Margherita Hack. “Quello che ha ottenuto il fascismo in campo sociale oggi ce lo sogniamo. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era in realtà un Socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo”. “Le dirò –prosegue la Hack– il fascismo modernizzò il paese. Resta una dittatura, ma anche espressione d’italianità. Bisognerebbe fare un’analisi meno ideologica su questo”. Marzo 2013 Barricate
Andrea Camilleri: Io, sotto il fascismo, ero più libero di quanto voi lo siete adesso – Festival di Roma 2010
Carlo Lizzani: nel fascismo la cultura non subiva tagli, anzi era valorizzata al massimo dal regime anche con risultati a volte davvero straordinari. Basti pensare alla Mostra del Cinema di Venezia e anche all’attuale Centro Sperimentale di Cinematografia. L’equazione fascismo uguale reazione è sbagliata perché fa pensare a un’impossibilità di recupero e invece i processi messi in moto dal fascismo erano anche di modernizzazione. Per noi ragazzi si aprirono le porte di pubblicazioni come Primato, con Bottai e altri gerarchi che offrivano la possibilità ai giovani di scrivere per le principali riviste. Il Centro sperimentale di cinematografia, un’invenzione fascista, proiettava i film sovietici. Ci sentivamo promossi come nessun’altra generazione prima di noi. Le parole d’ordine erano “largo ai giovani” e “la borghesia la seppelliremo”, mentre i nostri padri venivano da società gerontocratiche, bloccate. I Littoriali erano grandi gare giovanili che davano ai diciottenni l’opportunità di viaggiare, uscire di casa, sentirsi autonomi rispetto alla famiglia e ai canoni borghesi». Continua a leggere

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I DOLORI CHE FACCIAMO SOFFRIRE AGLI EBREI

Ho perso il conto delle personalità  ebraiche che si sono  rallegrate pubblicamente  dell’incendio di Notre  Dame  a Parigi.  L’importante rabbino  Schlomo Aviner, che dirige a Gerusalemme la Ateret Kohanim, ossia la setta che prepara gli oggetti rituali per la ricostruzione del Tempio;

https://twitter.com/marzel_ba/status/1118015187888627712?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1118065714978541568&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.medias-presse.info%2Fun-politicien-israelien-se-rejouit-de-lincendie-de-notre-dame-de-paris-y-voyant-une-punition-divine%2F107473%2F
Il politico Baruch Marzel, che guida un partito in trattativa per entrare  nel governo Netanyahu,  sono i più articolati.  La giudicano “una punizione divina perché  davanti a questa cattedrale  il Talmud è stato bruciato nel  1200”.
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FONTE: https://www.maurizioblondet.it/i-dolori-che-facciamo-soffrire-agli-ebrei/

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Marocchinate: il 25 aprile simbolo anche degli stupri di massa

«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete » Cosi recitavano i volantini di guerra francesi che “ingolosivano” i goumier, i soldati marocchini assoldati tramite il cosiddetto Cef (l’esercito coloniale francese) che aveva lo scopo di aiutare i comparti alleati durante la campagna d’Italia, negli ultimi atti della seconda guerra mondiale. Le parole sono state attribuite al generale Alphonse Juin, che dopo le prime operazioni promise le “cinquanta ore di libertà” ai soldati. Dopo il 14 maggio del 1944 i goumier del Corpo di spedizione francese in Italia, che evitarono le linee tedesche nella Valle dei Liri, in provincia di Frosinone, e permisero all’esercito britannico di superare la Linea Gustav (ovvero la fortificazione che divideva l’Italia tra RSI e zona di occupazione alleata), razziarono senza troppi complimenti le aree circostanti, del basso Lazio, attuando violenze sulla popolazione – in particolare sulle donne – che oggi tutti ricordiamo e definiamo amaramente marocchinate. Nell’anno in cui perdurarono le violenze, si spinsero fino alla bassa Toscana. In realtà, gli stupri delle truppe marocchine erano cominciati già nel luglio ’43, dopo lo sbarco alleato in Sicilia.  In quell’occasione oltre 800 magrebini compirono saccheggi di ogni genere, violentando donne e bambini nella zona di Troina, in provincia di Enna. Secondo lo storico Michelangelo Ingrassia, i siciliani reagirono uccidendone alcuni con doppiette e forconi. Ma quello che accadde in ciociaria e nei territori circostanti produce dei numeri ancora più drammatici. Nel 2011 Emiliano Ciotti, presidente dell’Associazione Vittime delle Marocchinate, dichiara: “Nella seduta notturna della Camera del 7 aprile 1952 la deputata del PCI Maria Maddalena Rossi denunció che solo nella provincia di Frosinone vi erano state 60.000 violenze da parte delle truppe del generale Juin. Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono 20.000 casi accertati di violenze, numero del tutto sottostimato; diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, che si erano fatte medicare, sia per vergogna o per pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal Cef, iniziate in Sicilia e terminate alle porte di Firenze, possiamo quindi affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, ognuna, quasi sempre da più uomini. I soldati magrebini, ad esempio, mediamente violentavano in gruppi da due o tre, ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100, 200 e 300 uomini. Continua a leggere

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Il solito, noiosissimo 25 aprile

Nel solito noiosissimo 25 aprile le istituzioni fanno di tutto per affermare ciò che non fu (Mattarella si è affannato addirittura di parlare di “secondo Risorgimento”), una sparuta minoranza tenta invano di ricordare i caduti di chi fu sconfitto nella speranza di non essere criminalizzata, e in mezzo c’è una bella fetta del popolo italiano di cui, della cosidetta “liberazione” non frega assolutamente nulla. Ovviamente la sparuta minoranza suscita indignazione per una banalissima ode a Mussolini, mentre se qualcuno vandalizza una sede di un partito politico augurando la morte al suo leader si può far passare tutto sotto silenzio. E vabbé, anche questo è il 25 aprile. Tutto già scritto, dai tempi dell’esistenza dei social ancora più evidente. Per quanto la mia esperienza non possa valere in generale, mi senso in dovere di raccontarla. Anni fa, quando Facebook era ancora nella fase “embrionale”, non si contavano post e stati esaltati sulla “liberazione” e sul 25 aprile. Di persone che mi attaccavano (talvolta anche violentemente), pur essendo io nullo a livello di riscontri social rispetto a quanti ne ho adesso (che non sono molti ma comunque sensibili). Stati pubblici, leggibili da tutti. Nel corso delle ricorrenze successive, alcuni di questi stati venivano copincollati da quelli degli anni precedenti, in qualche caso anche sulle bacheche di qualche giornalista mediamente famoso che ho anche conosciuto personalmente. Da due o tre stagioni invece i post sono spariti del tutto: magari qualcuno riapparirà come reazione polemica a questa mia riflessione provocatoria (ammesso e non concesso la leggeranno mai), qualcun’altro continuerà a rimanere nell’improvvisa indifferenza in cui si sono trovate le manifestazioni social sulla “guerra partigiana”. Ora, io non credo che esprimersi sui social corrisponda perfettamente al sentire di un individuo, per carità: ma una serie di individui è già tutt’altra questione ed è un elemento decisamente più indiziario, che quanto meno porta alla riflessione. Al 25 aprile non credono nemmeno quelli che dicono di crederci: qualcuno sì, ma si tratta di una ristrettissima minoranza. A costoro dico ciò che ho sempre detto negli anni: non si può forzare la natura. Questa ricorrenza morirà perché le mancano le basi spontanee di appoggio. È da vedere quando avverrà, ma morirà. Quindi godetevi questo teatrino finché potete. Ovviamente questo non cambia nulla sullo stato di fatto, ossia sull’intoccabilità della “festa” in sé. Una data inutile che non ci permette di superare fascismo e antifascismo e ricominciare dalla cosa più importante: l’Italia.
FONTE: https://oltrelalinea.news/2019/04/25/il-solito-noiosissimo-25-aprile/
 

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Trieste, sfregio durante la messa: "Che parte di Cristo è?"



di Matteo Orlando
All’interno della chiesa dedicata a San Giovanni Decollato un uomo al momento della Comunione Eucaristica ha inscenato un surreale dialogo. A Trieste un’incredibile profanazione eucaristica è stata immortalata da un video e, adesso, è scattata la denuncia ai Carabinieri a carico dell’autore.
L’episodio è accaduto nel giorno di Pasqua ma ne è stata data notizia solo oggi sul quotidiano locale triestino Il Piccolo. All’interno della chiesa dedicata a San Giovanni Decollato di Trieste, sita in piazzale Gioberti, 5, che si trova nella zona suburbana di Guardiella, una chiesa che era stata consacrata, nel lontano 27 giugno 1858, dall’allora vescovo Bartolomeo Legat, durante la Santa Messa Pasquale delle ore 11 si è messo in fila un uomo che, arrivato davanti al sacerdote, ha inscenato un surreale dialogo. Come si sente dal video nei 35 secondi pubblicati, al sacerdote che ripete la tradizionale formula “Il corpo di Cristo” prima di distribuire sulla mano il Santissimo Corpo del Signore, l’uomo ha risposto: “Grazie a te“, aggiungendo provocatoriamente: “E che parte è questa del corpo?“. Alla risposta seccata e in dialetto del sacerdote: “Magna“, l’uomo ha replicato in dialetto: “Magno quando che voglio mi. Magno, magno, sta bono“. Poi l’uomo si è allontanato dal sacerdote e, invece di consumare le sacre specie immediatamente, come è previsto dalle norme della Chiesa, si è incamminato lungo la Chiesa tenendo in mano la particola consacrata e ripetendo due volte, inquadrando probabilmente con uno smartphone l’Ostia Consacrata, “questo è il corpo di Cristo?” e aggiungendo irrispettosamente “ma dai dai questo qua è […omissis] mamma mia, bon bon“. Quindi l’affermazione blasfema: “Ma come puoi fare di una patatina il Corpo di Cristo?. Ma andemo avanti…“. Poi nel video scatta il bip della censura. A quanto pare, il clero parrocchiale (formato dal Parroco, il canonico Fabio Ritossa, dai vicari parrocchiali, i sacerdoti Milan Nemac, Devid Giovannini, Tomaž Kunaver, e dal diacono permanente Paolo Longo), ha deciso di denunciare l’uomo ai Carabinieri di Trieste. Il quotidiano Il Piccolo non riferisce il nome dell’uomo che ha preso in mano l’ostia consacrata ed ha imprecato contro la stessa e la religione cattolica, sotto gli sguardi allibiti di decine di fedeli che hanno assistito alla scena. È stato evidenziato, invece, che l’uomo “è stato bloccato da un parrocchiano che gli ha intimato di consumare la particola prima di uscire dalla chiesa“. Incredibilmente sulla pagina Facebook del quotidiano triestino diversi commentatori hanno apprezzato il gesto blasfemo. Sono stati numerosi, invece, coloro (anche non cattolici) che hanno espresso disgusto per l’azione compiuta. Sentita da Il Giornale, la consacrata Agnieszka Rzemieniec, del Comitato internazionale “Uniti con Gesù Eucaristia per le mani Santissime di Maria“, ha commentato l’episodio spiegando che “la pratica della Comunione distribuita sulla mano favorisce questo tipo di abusi e di profanazioni“. Per tale motivo il comitato, anche attraverso una petizione on line, “ha chiesto e continuerà a chiedere a chi ne ha l’autorità, il Pontefice, di permettere la ricezione della Santa Comunione Eucaristica sulla lingua ed in ginocchio“, su degli appositi inginocchiatoi da installare nelle varie chiese. “Il popolo cattolico dovrebbe ricevere la Santissima Eucaristia in questo modo perché è il più consono ad esprimere la massima devozione nel ricevere il Corpo di Cristo. Il Cardinal Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha già espresso il suo favore ad acconsentire a questa richiesta. Manca solo il via libera di Papa Francesco“, ha spiegato la donna a Il Giornale. La Rzemieniec ha ricordato che, “come insegnava san Tommaso d’Aquino, Gesù è realmente presente tanto nell’intero quanto nel minimo frammento del pane consacrato. Un esperimento condotto negli Stati Uniti, ha dimostrato che, ponendo la comunione in mano, diversi frammenti, difficilmente scorgibili ad occhio nudo, rimangono prima impressi nella palma della mano, quindi cascano a terra. Inoltre, accanto al rischio di profanazione continua, si presenta anche il problema delle messe nere e dei circoli satanisti che, quasi meravigliati di questa consuetudine, possono più facilmente prelevare l’ostia e condurla via“.
 
FONTE: http://m.ilgiornale.it/news/2019/04/24/trieste-sfregio-durante-la-messa-che-parte-di-cristo-e/1684344/

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Prigionieri della Liberazione

di Alessandro Sallusti

La chiamano “liberazione” ma in realtà è una prigionia. Ogni anno il 25 aprile fa prigionieri gli italiani e li costringe ad assistere alla contrapposizione tra presunti partigiani e fantomatici fascisti
La chiamano «liberazione» ma in realtà è una prigionia. Ogni anno, dal 1946, il 25 aprile fa prigionieri gli italiani e li costringe ad assistere a tre giorni di contrapposizione tra presunti partigiani e fantomatici fascisti.
Cambiano i nomi dei partiti e pure il quadro politico ma il 25 aprile no, si ripete con identica liturgia e con uguali parole d’ordine a prescindere dalla realtà, con un’enfasi e una retorica quasi che il nemico fosse ancora alle porte e i resistenti su in montagna a combattere.
Visto che per non offendere i «nuovi» italiani c’è chi è arrivato a negare la celebrazione del Natale, sarebbe bello che per non offendere l’intelligenza di tutti gli italiani la piantassero con la riedizione verbale di una guerra civile che – quella sì – fu cosa seria e produsse inutili morti da ambo le parti. Il 25 aprile è una festa partigiana nel senso di parte. Si ricorda non la benefica fine di una dittatura cosa più che legittima – ma una storia riscritta a uso e consumo dei vincitori. I quali, fino al 24 aprile 1945, certamente non erano in numero apprezzabile nelle piazze armati ma richiusi in casa ad aspettare i liberatori degli eserciti angloamericani per poi sfogare nei giorni seguenti la loro vendetta con altrettanta ferocia dei predecessori.
La storia ognuno la legge come vuole, ma è la cronaca a essere oggettivamente stucchevole. Neppure il giovane Di Maio (si parla di fatti che riguardano suo nonno) è riuscito a sottrarsi al pagamento della tassa e domani sfilerà, non si capisce a che titolo, alla testa di uno dei tanti cortei puntando il dito contro il «fascista» Salvini, che va bene per andare al governo ma che diventa un pericolo pubblico sotto elezioni.
Già, perché il problema è proprio e solo questo: fuori dall’ipocrisia, non c’entra la memoria e neppure la storia, ma solo i voti. Essendo infatti le elezioni quasi sempre attorno a maggio, il 25 aprile il più delle volte cade in piena campagna elettorale. Quale occasione migliore quindi per andare in piazza a difendere, da chi non si capisce, la «Repubblica nata dall’antifascismo» (più veritiero sarebbe dire: nata grazie agli americani e a Churchill).
Che poi per il resto dell’anno questa Repubblica venga dagli stessi patrioti costantemente bistrattata e mortificata da politiche inadeguate è ritenuta cosa secondaria. In fondo basta aspettare solo altri 12 mesi che arriva il 25 aprile successivo, e per l’ennesima volta anche i mediocri e i codardi potranno tornare a dirsi per un giorno statisti e leoni.
FONTE – http://m.ilgiornale.it/news/2019/04/24/prigionieri-della-liberazione/1683753/
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Terrorismo economico: nuovo record dei prezzi, gli Stati Uniti tentano di azzerare l’export iraniano e l’Italia rischia non poco

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif si dichiara scioccato dalla decisione degli Stati Uniti di revocare le esenzioni ai clienti petroliferi dell’Iran, descrivendola come terrorismo economico e un segno della disperazione di Washington. “L’escalation del terrorismo economico contro gli iraniani è un chiaro sintomo del panico e della disperazione del regime statunitense – e i cronici fallimenti dei suoi co-cospiratori”.
 
Si è rivolto poi al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla sua amministrazione i quali chiesero all’Iran di cambiare la propria politica estera, dicendo: “Gli eredi dell’antica civiltà persiana non basano la strategia sul consiglio degli stranieri – per non parlare degli americani“.
La Casa Bianca ha detto oggi che le esenzioni per la Cina, l’India, il Giappone, la Corea del Sud e la Turchia scadranno a maggio, dopo di che potrebbero affrontare le stesse sanzioni statunitensi.
Questa decisione ha lo scopo di portare a zero le esportazioni di petrolio dell’Iran. L’Iran ha insistito che le sanzioni sono illegali attribuendo “nessun valore o credibilità” alle deroghe.
 
I prezzi del petrolio sono saliti al massimo degli ultimi sei mesi dopo che l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe posto fine alle rinunce che consentono ai paesi di importare petrolio iraniano.
Il Giappone e la Corea del Sud sono fortemente dipendenti dal petrolio straniero, specialmente dall’Iran, e Pompeo ha detto che l’amministrazione ha cercato di trovare alternative. Ma la mossa di lunedì potrebbe mettere a dura prova le relazioni – già testate su questioni commerciali e la politica americana nei confronti della Corea del Nord – con questi stretti alleati.
È un problema ancora più grande per l’India, che è sotto pressione americana anche per tagliare gli acquisti di petrolio dal Venezuela. L’Iran è uno dei principali fornitori di petrolio di Delhi. Ma l’India ha anche profondi legami culturali e politici con Teheran, che rendono difficile l’adesione ai tentativi degli Stati Uniti contro il paese erede dell’Impero persiano.
La Cina è l’altro grande cliente dell’Iran: ha criticato la decisione degli Stati Uniti, dicendo che il suo commercio è perfettamente legale e che gli Stati Uniti non hanno alcuna giurisdizione per interferire. La domanda è se Pechino cercherà di aggirare le sanzioni attraverso società non legate al sistema finanziario statunitense.
La Turchia è stata ancora più esplicita nel fare pressioni per un’estensione alla rinuncia. Ankara sostiene che ha fortemente bisogno del petrolio, e che come paese ”vicino” non può tagliare i legami con l’Iran e inoltre la campagna di pressione non funzionerà comunque.
 
Per quanto riguarda l’Italia la Coldiretti ha affermato che il conseguente aumento dei carburanti colpirà almeno l’85% delle spese per i costi commerciali e di lavoro. Con un effetto a valanga esiste il rischio che l’aumento esorbitante dei prezzi provochi disagi in molti altri settori se non vengono trovate alternative per contrastare le future spese in forte aumento.
FONTE – https://www.osservatorio-eurasiatico.it/2019/04/24/terrorismo-economico-gli-stati-uniti-tentano-di-azzerare-completamente-l-export-iraniano/

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Una clinica gestita da (e per) persone lgbt: succede in India

Pensata per curare e assumere solo omosessuali e transgender: apre in India la prima clinica gestita da e per persone lgbt.
È curioso come qualcosa che potrebbe essere ghettizzante può diventare qualcosa per cui esultare per la comunità LGBT.  In India omosessuali e trans sono infatti in festa per via dell’apertura della prima clinica sanitaria interamente gestita da e per persone LGBT.
Il centro sanitario, situato a Mumbai, impiega receptionist, farmacisti e consulenti LGBT + per “fornire l’esperienza più confortevole per i suoi pazienti”. La clinica ha aperto ufficialmente i battenti a febbraio, ma all’inizio non si era “caratterizzata”.
Piano piano, però, la situazione si è evoluta: gli eterosessuali sono ben accetti per essere curati, ma troveranno alla reception, tra i corridoi e tra i dottori solo persone omosessuali, bisessuali o transessuali.
Il CEO della clinica spiega al The Guardian che quella di diventare una clinica LGBT è stata una scelta ponderata, che vuole mandare un messaggio di “inclusione”.  Nessun eterosessuale verrà assunto: anche a parità (o superiorità) di titoli, si accetterà sempre e solo personale lgbt.
FONTE – https://vocecontrocorrente.it/una-clinica-gestita-da-e-per-persone-lgbt-succede-in-india/

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La voce del figlio sveglia la mamma dopo quasi 28 anni di coma

I medici restano increduli di fronte a un evento definito ‘straordinario’.
Erano insieme nel 1991, al momento dell’incidente e lo erano ancora al momento del risveglio. E’ una storia davvero commovente quella che arriva dal quotidiano britannico Metro. Protagonisti della vicenda sono Munira, mamma oggi cinquantanovenne e Omar, il figlio di 31 anni.
Secondo quanto raccontato dal giornale straniero, la donna è tornata ad essere cosciente dopo quasi ventotto  anni di coma vegetativo. Munira si era ridotta in quelle gravissime condizioni, a seguito di un terribile incidente avvenuto quando Omar aveva appena quattro anni. La donna era andata a prendere il figlio da scuola e mentre i due si trovavano sull’auto di famiglia, un autobus fuori controllo li ha letteralmente travolti.
L’istinto materno ha spinto Munira ad abbracciare e proteggere Omar, che non ha riportato danni gravi dopo l’impatto. Le condizioni della donna sono parse subito gravi, così da lasciarla in coma vegetativo per quasi trent’anni. Munira, secondo i medici, ha mantenuto comunque le capacità uditive. Poi, dopo tanto tempo, un vero e proprio evento straordinario e miracoloso: sentendo la voce del figlio, la mamma si è svegliata dal coma vegetativo. Una svolta assolutamente inattesa, che però manifesta quanto forte fosse il legame tra i due.
FONTE – https://vocecontrocorrente.it/la-voce-del-figlio-sveglia-la-mamma-dopo-quasi-28-anni-di-coma/

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L’Italia diventa ‘gender free’, la teoria del ‘terzo sesso’ arriva anche da noi

Via libera ai cartellini per il ‘terzo sesso’ in tutti i luoghi pubblici.
Una città totalmente “gender free”, ma questa volta, purtroppo, si parla proprio dell’Italia. Succede infatti a Reggio Emilia, dove il Comune ha recentemente disposto l’adozione di un protocollo totalmente orientato verso la comunità Lgbt. Non solo norme per contrastare le discriminazioni per motivi sessuali, ma una vera e propria rivoluzione che sta coinvolgendo tutti i luoghi pubblici.
Asl, Università, Istituto penale, uffici del Comune e della Provincia, fino ai cantieri: da oggi sarà possibile identificare persone del cosiddetto “terzo sesso” e verrà contemplato l’alias scelto per questa “transizione”. Così, a completare il tutto, saranno i bagni pubblici, che non prevederanno più soltanto l’opzione maschio/femmina ma anche un’alternativa ibrida tra i due.
Festeggiano i membri della comunità “Arcigay” di Reggio Emilia, grati al sindaco per queste assurde iniziative. Ma le richieste del mondo Lgbt non si fermano qui, come se quello fatto finora non bastasse. Diverse sono le pressioni che arrivano alle istituzioni regionali per approvare una legge sulla maternità surrogata.
FONTE – https://vocecontrocorrente.it/litalia-diventa-gender-free-la-teoria-del-terzo-sesso-arriva-da-noi/

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