Con Veneziani, non festeggiamo il 25 aprile per 7 motivi
MARCELLO VENEZIANI: NON FESTEGGIO IL 25 APRILE PER 7 MOTIVI

FONTE – http://www.fascinazione.info/2019/04/marcello-veneziani-non-festeggio-il-25.html?m=1
MARCELLO VENEZIANI: NON FESTEGGIO IL 25 APRILE PER 7 MOTIVI

FONTE – http://www.fascinazione.info/2019/04/marcello-veneziani-non-festeggio-il-25.html?m=1
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Si parla tanto di Greta Thunberg, ma in Svezia c’è un’altra ragazza che, invece di battersi per l’ambiente, si impegna contro immigrazione e ideologia gender. L’anti-Greta si chiama Izabella Nilsson Jarvandi e ha 15 anni. Sul suo profilo Twitter si definisce «una giovane attivista politica contro il globalismo, che cerca la verità e la giustizia per la mia amata Svezia». Jarvandi, lunghi capelli neri e occhi scuri, ha tenuto comizi pubblici davanti ai palazzi del potere svedesi ed è attivissima sui social. Denuncia quello che definisce «il genocidio del popolo svedese», dovuto alle politiche liberali del suo paese verso l’immigrazione.
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fonte – https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/svezia_izabella_nilsson_jarvandi_attivista_anti_greta-4447352.html
I primi nuclei di quello che poi diventò l’Esercito Repubblicano, non si costituirono dopo la proclamazione della Repubblica Sociale tanto meno per imposizione dei tedeschi, ma sorsero spontaneamente nelle ore immediatamente successive alla diffusione della notizia che l’armistizio era stato firmato.
Quanti furono i soldati che in quei momenti di assurda cecità dei comandanti, decisero liberamente, in completa autonomia di rifiutare la capitolazione senza combattere e di assumere la coraggiosa e tragica decisione di non accettare il cambiamento di fronte?
Si ribellarono di certo tutti i battaglioni della Milizia, tranne uno. Rifiutarono il disonore i marinai della Decima Flottiglia Mas, i paracadutisti della Nembo di stanza in Sardegna e nell’Italia Meridionale, i sommergibilisti di base a Bordeaux, di cui parleremo in seguito e numerosi altri reparti, anche dell’esercito dislocati dentro e fuori dai confini italiani. Non furono però soltanto interi reparti guidati da ufficiali a fare questa difficile scelta, ma spesso singoli giovani che, in completa autonomia, a migliaia, si presentarono alla spicciolata ai comandi germanici chiedendo di essere accolti come volontari per non passare armi e bagagli con il nemico.
Quando Mussolini proclamò la Repubblica Sociale Italiana, trovò già pronti alla più totale obbedienza almeno 180.000 uomini (186.000 secondo Battistelli e Molinari nel saggio “le Forze armate della RSI) che furono la base per il nuovo esercito prima ancora che il Maresciallo Graziani, nominato Ministro della Difesa, desse vita alla riorganizzazione delle Forze Armate con i soldati addestrati in Germania (12000 fra ufficiali, sottufficiali e soldati scelti fra le decine di migliaia che avevano chiesto di aderire alla RSI)e con la chiamata alle armi delle classi 1924 e 1925.
Una piccola parentesi, contrariamente a quanto si ripete per sottolineare l’imposizione che venne fatta ai giovani di presentarsi alle armi, va detto che la risposta fu invece entusiasmante contro ogni aspettativa. I dati ufficiali non sono mai stati resi noti nel dopoguerra, per ovvi motivi, Pisanò racconta da ricerche approfondite fatte che la renitenza non superò il 5 per cento.
Ecco la testimonianza tratta dal libro del generale, noto studioso di questioni militari, Emilio Canevari “Graziani mi ha detto”: L’affluenza delle reclute era enorme, senza precedenti non vi erano quasi renitenti di leva, mentre non esistendo quasi più i carabinieri, non si poteva di certo dire che l’affluenza ai distretti fosse stata determinata dalla paura di sanzioni.(…)al primo posto fu l’Emilia col 98 (dico novantotto) per cento dei presentati. Non è forse questo l’indice migliore del favore col quale era stata accolta dal popolo la costituzione del nuovo governo?”
Entro la fine del 1944 se ne erano presentati per l’arruolamento altri 350.000.
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fonte – https://www.ereticamente.net/2015/03/gli-uomini-che-scelsero-lonore.html
Il dato riferito a scuole primarie e secondarie: “La città è stata toccata in modo più forte del resto del Paese sia dalla secolarizzazione che dall’immigrazione”“
Bruxelles, la capitale del Belgio e dell’Europa, è una città sempre più islamica. Nelle sue scuole primarie e secondarie adesso oltre il 50% degli studenti sceglie invece dell’ora di religione cattolica quella musulmana. Lo rivelano i dati pubblicati dall’Osservatorio delle Religioni e della Laicità per l’anno scolastico 2018-2019 secondo cui la percentuale di allievi delle scuole primarie per i quali i genitori hanno scelto l’ora di religione cattolica nel 2018 è stata di appena il 15,6% nella regione di Bruxelles, in netto calo rispetto al 18,4% del 2015 e a un livello molto più basso del 34,8% registrato nella Comunità francofona, di cui fa parte la Vallonia, la parte sud del Paese. La prevalenza dell’ora di religione islamica è confermata nel circuito di insegnamento fiammingo di Bruxelles – gestito dalla comunità fiamminga – con il 60,3% degli allievi contro il 17,3% per quella cattolica, il 3,9% per quella protestante, lo 0,7% per quella ortodossa e il 17,5% per l’ora di “morale”.
“La regione brussellese è stata toccata in modo più forte del resto del paese sia dalla secolarizzazione, che ha allontanato la popolazione dalla tradizione cattolica della Chiesa, sia dall’immigrazione, che ha fortemente diversificato le religioni presenti nella capitale”, ha spiegato Caroline Sagesser ricercatrice dell’Osservatorio delle Religioni e della Laicità in un articolo sul sito dell’associazione. Secondo Sagesser, “l’aggettivo minoritario non è più adeguato” per il corso di religione islamica dato che viene scelto da “una maggioranza degli allievi” delle scuole francofone di Bruxelles. Continua a leggere
Anche lei viene dalla Svezia, ha quindici anni ed è diventata il simbolo del sovranismo cristiano.
E’ stata già definita da molti “l’anti Greta Thunberg” perché con l’ormai nota attivista per l’ambiente condivide il paese d’origine e il fatto di essere giovanissima . Stiamo parlando di Izabella Nilsson Jarvandi, quindici anni, nota per le sue battaglie contro il globalismo.
La ragazzina è diventata nota nel suo paese durante lo scorso anno, quando è stata più volte protagonista delle proteste contro il governo nazionale. Izabella ha accusato i ministri liberali di stare determinando “il genocidio del popolo svedese con una politica troppo aperta ai migranti”. Per questo, molti vedono in lei una sorta di baby paladina sovranista e cristiana.
Ma la giovane è pronta a dare battaglia anche su altri temi caldi. Dalla difesa della famiglia, alla lotta contro l’ideologia gender, definita più volte dalla stessa ragazzina “pura follia”.
Nelle ultime settimane non sono mancate nemmeno delle frecciatine alla “collega” attivista Greta Thunberg, che sembra invece essere maggiormente apprezzata negli ambienti liberal e di sinistra. Izabella l’ha infatti accusata di aver dimenticato le sue origini e di stare portando avanti battaglie per l’ambiente, senza tenere conto degli interessi dei connazionali svedesi
fonte – https://vocecontrocorrente.it/izabella-arriva-lanti-greta-che-difende-le-famiglie-e-combatte-il-gender/
La notizia dell’accoltellamento di un uomo alla stazione Termini di Roma da parte di un marocchino perché portava un crocifisso al collo, si inserisce in un più ampio quadro di attacchi compiuti a livello globale contro i cristiani e i cattolici a cui abbiamo assistito in tutta la drammaticità con gli attentati in Sri Lanka a Pasqua che hanno causato la morte di circa 300 fedeli. Sebbene si sia cercato di derubricare quanto avvenuto a Roma come uno scontro tra clochard, in realtà l’episodio è sintomatico di un clima sempre più preoccupante per chi professa il cristianesimo non solo nei paesi in cui i cristiani rappresentano una minoranza ma anche in Occidente.
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fonte – https://www.nicolaporro.it/non-ce-lo-raccontano-ma-e-guerra-al-cristianesimo/

L’orrore dell’attacco terroristico alla chiesa cingalese arriva al cuore della Sicilia.
Lutto per la comunità cristiana di Catania, in Sicilia. Le notizie che arrivano dallo Sri Lanka hanno confermato che tra le trecento vittime dell’attentato di Pasqua c’era anche una mamma siciliana. Si chiamava Haysinth Rupasingha e ha perso la vita domenica scorsa, nelle esplosioni avvenute nella Chiesa di San Sebastiano a Katuwapitiya nella provincia di Negombo.
La donna, 55 anni, si era trasferita nel capoluogo etneo negli anni novanta, dove si era stabilita definitivamente, prendendo anche la residenza. Aveva deciso di approfittare del ponte pasquale per fare un viaggio nel sud est asiatico, dove si trovava con amici e parenti. Da lì, a breve, si sarebbe dovuta spostare verso l’Australia, per incontrare la figlia.
Alla conferma della notizia, in molti – tra i catanesi – hanno espresso messaggi di cordoglio per una che sembra essere stata conosciuta e apprezzata nella comunità cristiana della città.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/sri-lanka-una-siciliana-tra-le-vittime-dellattentato-di-pasqua/
I dati sono allarmanti. I leader che ricordano le vittime di Colombo non hanno il coraggio di definirle cristiane
Sono i nostri Fratelli nella fede. Incarnano i nostri valori e le radici della nostra civiltà. Ma sono anche la comunità religiosa più perseguitata nel mondo.
fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/persecuzione-mondiale-345-cristiani-uccisi-ogni-mese-1683156.html?mobile_detect=false