Il 14 gennaio scorso con un volo proveniente da Santa Cruz, in Bolivia, atterrava nello scalo romano di Ciampino, dopo 40 anni di fuga, l’ex terrorista Cesare Battisti. Ad attenderlo in pista c’erano il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini con la divisa della Polizia e il ministro della Giustizia Alfonso Bonfede. Successivamente c’era stata la pubblicazione di un video, postato dal Guardasigilli su Facebook, che mostrava i momenti salienti della presa in consegna di Battisti da parte della Polizia penitenziaria con tanto di musichetta di sottofondo. Al vespaio di polemiche che ne seguirono oggi si aggiunge una notizia della quale da almeno una settimana sono a conoscenza sia il ministro Salvini che il ministro Bonafede e cioè che per il loro comportamento, a seguito di una denuncia, è stato aperto un fascicolo presso la Procura di Roma, che ha deciso di fare domanda di archiviazione depositandola presso il Tribunale dei ministri, che potrebbe come sappiamo, anche respingerla. Secondo la Procura di Roma Bonafede e in concorso con lui Salvini, avrebbe violato la legge per la mancata adozione delle opportune cautele dirette a proteggere le persone in arresto dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità. A mettere nei guai il ministro della Giustizia sarebbe stato proprio questo video in cui Battisti veniva mostrato nel passaggio e nella consegna tra le varie forze dell’ordine. Tuttavia per i magistrati romani il fatto non costituisce reato perché mancherebbe il dolo e il vantaggio patrimoniale. Ora la palla passa al Tribunale dei ministri.
Certa Magistratura, di fatto, sta aiutando la campagna elettorale di Salvini per le europee di Maggio…(n.d.r.)
FONTE – http://www.imolaoggi.it/2019/02/06/arresto-di-battisti-salvini-e-bonafede-indagati/


Polemica sul film dedicato alle Foibe: la Regione chiede lo scioglimento dell’Anpi
QUINTA COLONNA
A Massa va in scena uno spaventoso mix di blasfemia e gender. Questa volta, ad essere strumentalizzato è stata l’immagine di Gesù Crocifisso. Succede alla mostra “Storytelling”, aperta al pubblico presso palazzo Ducale – a Massa – che vede esposti i quadri dell’ “artista” siciliano Giuseppe Veneziano. Fra le immagini anche quella che raffigura Gesù in croce, con addosso uno slip leopardato firmato “Dolce e Gabbana”. A completare l’opera, la scritta “Lgbt” che svetta in alto, invece della sigla “Inri”.

L’Italia non ha «bisogno di odio, ma di verità e giustizia». Per questo è ora che le istituzioni pensino «seriamente a sciogliere l’Anpi». A puntare l’indice contro l’associazione partigiani è stata Elena Donazzan, assessore veneto all’Istruzione, che si è rivolta prima di tutto a Sergio Mattarella. Il ragionamento di Donazzan parte dalle ripetute manifestazioni di negazionismo sulle foibe firmate dall’Anpi e arriva all’unica conclusione possibile: «È ora di dire basta alla tolleranza dei “compagni che sbagliano”». «Chi nega le foibe, il dramma degli italiani di Istria Fiume e Dalmazia e la pulizia etnica di cui furono vittime non può avere cittadinanza. Se l’Anpi pensa si cavarsela con un comunicato stampa – ha sottolineato Donazzan – non ha capito la gravità della cosa». 

Sant’Alfonso sull’ecumenismo, sulla tolleranza e sul dialogo interreligioso
ROMA, 4 FEB – “È necessario rivedere i contributi alle associazioni, come l’Anpi, che negano le stragi fatte dai comunisti nel dopoguerra”.
Alla Camera la proposta degli esuli: «Partiamo da Vergarolla, primo eccidio della storia repubblicana»
