Battisti e quei salotti radical chic sporchi di sangue

di Alessandro Sallusti
Cesare Battisti, latitante in Brasile e in attesa di estradizione, non è soltanto un pluriassassino evaso dalle carceri italiane nel 1981 con due ergastoli sulle spalle.
Battisti è innanzitutto la bandiera degli irriducibili di una stagione mostruosa, quella del terrorismo politico che insanguinò l’Italia negli anni Settanta e Ottanta. Non solo dei compagni d’armi che – chi più chi meno – il loro conto con la giustizia l’hanno in qualche modo pagato. Battisti – che più che un terrorista fu un delinquente – è soprattutto la bandiera degli intellettuali, giornalisti e politici nostalgici di quel folle sogno rivoluzionario nonostante si siano poi tutti ben piazzati nelle democrazie, nei consigli di amministrazione e nei salotti che all’epoca si proponevano di abbattere a suon di parole e proiettili.
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Roma, 14 gen – Di solito pubblica almeno uno o due post al giorno dalla sua pagina Facebook. Ieri invece abbiamo assistito al silenzio imbarazzante di Roberto Saviano, non una parola sulla cattura di Cesare Battisti. Il perché lo scrittore abbia deciso di non commentare una notizia di tale portata è semplice: nel 2004 firmò un appello di “intellettuali” che chiedevano la scarcerazione del terrorista rosso, all’epoca detenuto in Francia. A dire la verità il “bardo cosmopolita” era in buona compagnia, insieme a lui firmarono tra gli altri l’allora deputato dei Verdi Paolo Cento, Christian Raimo e Vauro.

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Spiazzato dalla Chiesa valdese che ha deciso di adottare quindici migranti sbarcati a Malta, cioè uno per ogni valdese, Papa Bergoglio ha riunito il cerchio magico-curiale e ha deciso: daremo noi, Chiesa cattolica, il reddito di cittadinanza ai migranti, visto che il governo tergiversa ed è piuttosto riluttante ad estenderlo pure a loro. Apriti cielo. Panico tra i preti e le suore, fuggi fuggi generale. Già quando lanciò l’idea di un’adozione a parrocchia, la risposta fu un mezzo fiasco. Ma ora la svolta è radicale, coinvolge direttamente la Santa Sede e stavolta è davvero impegnativa, non come accadde con i profughi della nave Diciotti che dal Vaticano finsero di prendersi in carico un centinaio di migranti, gran retorica sull’accoglienza e sul gesto umanitario, ma poi li lasciarono andar via dal centro di Ariccia. Stavolta toccherà migliaia di persone. Per ottenere il reddito di cittadinanza, che il papa ha voluto cristianamente ribattezzare il “redento di cittadinanza”, basterà presentare domanda alla caritas, avere i requisiti, cioè non avere nulla e fuggire da tutto. Fa punteggio essere nero, venire da molto lontano, essere islamico. Sono esclusi i poveri nostrani e i barboni che stazionano nel colonnato vaticano, allontanati dai papa-vigilantes. I migranti beneficiati dovranno però frequentare, a scelta, una parrocchia, una moschea o un centro sociale. Al terzo rifiuto, come per il reddito governativo di cittadinanza, sarà loro revocato il sussidio.