Transgender fuori dall'esercito, la Corte Suprema dà ragione a Trump

Transgender fuori dall’esercito, la Corte Suprema dà ragione a Trump

Non è un allontanamento definitivo, ma un passo concreto verso la scelta del bando dei transgender dall’esercito statunitense, dove avevano trovato posto grazie a un provvedimento di Barack Obama che consentiva anche il pagamento delle spese mediche per la transizione da parte dell’esercito. La Corte Suprema, che negli Usa è l’organo giuridico più importante, ha votato a favore dell’entrata in vigore delle restrizioni sulla presenza di persone transgender nell’esercito volute dal presidente Donald Trump nel luglio del 2017. Continua a leggere

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Gli altri lager: i campi titini

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 7/19 del 24 gennaio 2019, San Timoteo
Gli altri lager: i campi titini
 
Una pagina volutamente dimenticata dalla storiografia ufficiale è quella relativa ai feroci regimi comunisti che si insediarono in diverse nazioni cattoliche europee. Ricordiamo alcune di queste pagine censurate per dare memoria alle vittime del comunismo, tra cui numerosi membri del clero cattolico.
 
I campi di sterminio di Tito
 
Bastava un soffio, un colpo di vento, che veniva da Fiume, ormai diventata stabilmente Rijeka: tanti saluti, uno era disfatto, gettato in aria come uno straccio, o una foglia di granoturco. Si viveva giorno per giorno. Ogni cosa poteva accadere.” (Carlo Sgorlon, La Foiba grande)

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La nuova Francia ha il volto di Marion Marechal

IL SOVRANISTA
di Giacomo Bergamaschi
Si è tenuta ieri alla Oxford Union una conferenza di Marion Marechàl. Naturalmente per l’occasione non è mancato il siparietto di un accoglienza da parte di un gruppo di studenti e pseudo-sindacalisti al grido di “Le Pen, never again”. L’accusa che costoro muovevano alla giovane ex deputata francese era, neanche a dirlo, quella di essere fascista.

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Ad Aquisgrana prende forma l'Europa neocarolingia: l'Ue una finzione, paravento delle ambizioni di Parigi e Berlino

di Federico Punzi, in Esteri, Quotidiano, del

Cosa rappresenta veramente il nuovo trattato franco-tedesco firmato ieri ad Aquisgrana dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente Emmanuel Macron? Un nuovo importante capitolo nelle relazioni pacifiche tra i due Paesi dopo gli spargimenti di sangue degli ultimi due secoli. Un’intesa che rinsalda e rilancia il cosiddetto asse o motore franco-tedesco. È certamente tutto questo, ma anche qualcosa di più e di diverso. Con questo accordo Francia e Germania gettano in qualche modo la maschera sulle loro ambizioni e piantano l’ultimo chiodo sulla bara dell’Unione europea, almeno per come è stata ingenuamente intesa e raccontata qui in Italia. Anche simbolicamente il luogo scelto per la firma, Aquisgrana, parla in modo davvero inequivocabile. Aquisgrana: capitale del Sacro Romano Impero, dove è sepolto Carlo Magno e dove per oltre cinque secoli gli imperatori venivano incoronati “Re dei Germani”. Carlo Magno ha certamente dato impulso all’idea di Europa, ma siamo sicuri che si sposi con la moderna idea federalista, liberale e democratica affermatasi nel secondo Dopoguerra? Continua a leggere
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Sulla Massoneria: intervista molto interessante

MASSONERIA, OMTI: PARLA LUIGI PRUNETI
di Vanessa Seffer
La Massoneria in Italia, contrariamente ad altri Paesi, è vista in maniera negativa. Quali sono le motivazioni a giudizio del Gran Maestro dell’OMTI?
Le motivazioni sono di carattere squisitamente storico. La Massoneria subisce in Italia la prima scomunica con Papa Clemente XII nel 1738. È subito invisa dalla Chiesa cattolica e le motivazioni che portarono alla scomunica furono diverse, più che altro fu la paura che questa strana fetta del Regno Unito fosse veicolo di eresia.
Ne paese anglicano era stata costituita la prima Loggia fiorentina fra il 1730/1731, soprattutto da residenti stranieri di altra religione che erano nella stessa Loggia, con elementi locali cattolici. Non solo, ma si sapeva benissimo che nelle Logge vi erano, in parità, anche invisi odiati giudei. Continua a leggere
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La gente nel mondo chiede ordine


Tutti a ripetere: è la guerra dei popoli contro le élite, la gente comune contro i potenti, ecco il populismo, ecco il sovranismo che dilaga dappertutto. E invece si trascura un aspetto importante, decisivo, forse perfino più importante e più decisivo dell’altro, che emerge chiaramente nelle scelte politiche, elettorali e democratiche degli Stati Uniti e del Brasile, della Russia e delle Filippine, dell’Ungheria e dei paesi dell’area di Visegrad, del Giappone, dell’India e perfino della Turchia: la richiesta diffusa di ordine e di leader che ne siano i garanti. Trump e Bolsonaro, Putin e Duterte, Orban e Duda, Erdogan, Abe e Modi sono stati votati o raccolgono consenso perché rispetto ai loro antagonisti progressisti garantiscono o promettono Ordine. E in Italia? Salvini ha fiutato che sul tema dell’Ordine si gioca la sfida del presente/futuro e per questo ha scelto per sé il ministero dell’interno, sfoggia le divise delle forze dell’ordine e pubblica manifesti con la sua immagine sotto la scritta Dio, patria e famiglia. E per questo i suoi consensi sono raddoppiati in pochi mesi e oggi primeggia nei sondaggi. Del resto, alla manifestazione della Lega in piazza del Popolo a Roma, lo scorso 8 dicembre, gli applausi della gente sono partiti proprio su quei temi che riguardavano la civiltà cristiana, l’amor patrio e la difesa della famiglia. E il caso Battisti e degli altri terroristi latitanti, gli arresti della criminalità, lo stop all’immigrazione selvaggia sono variazioni sul tema dell’ordine. Continua a leggere

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Il ritorno di Celentano


MV, 22 gennaio 2019
QUINTA COLONNA
Da come si è presentato, Adrian è un minestrone di linguaggi, immagini e sovrapposizioni, fondato sull’attesa di un miracolo che non ci sarà: mescolando banalità, luoghi comuni, perfino ossessioni politically correct, pensano che venga fuori un prodotto sorprendente. Come se un pappone di conformismi, agitati e miscelati, possa produrre un frutto anticonformista. Ma Adriano Celentano è sempre stato così, vuol stupire dicendo banalità, crede di essere originale e ribelle restando nell’ovvietà piaciona. Continua a leggere

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Parla l'economista Bifarini: "Ecco la Francafrique e come si fa ancora colonialismo"

Ha scatenato un vespaio di polemiche la presa di posizione dei vertici del M5S, il vicepremier Luigi Di Maio e l’ex parlamentare Alessandro Di Battista contro la Francia. I due hanno accusato i francesi di essere i primi responsabili delle migrazioni in virtù della loro politica coloniale in Africa che prosegue ancora oggi attraverso il Franco coloniale (Franco CFA). Il governo di Parigi è andato su tutte le furie richiamando l’ambasciatrice italiana per chiarimenti e aprendo di fatto una crisi diplomatica. Lo Speciale ne ha discusso con l’economista Ilaria Bifarini, autrice del libro I Coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa.  Continua a leggere

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Il problema del franco Cfa, la "tassa coloniale" di Parigi ai Paesi africani

Nel mondo politico italiano, il recente rinfocolamento del problema migratorio ha fatto scoppiare la polemica sul franco Cfa.  Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervenendo a “Non è l’Arena” su La 7, ha mostrato una banconota del franco Cfa e la foto di un bambino del Burkina Faso che lavora in una miniera d’oro e ha detto: “La soluzione non è prendere gli africani e spostarli in Europa ma liberare l’Africa da certi europei, come i francesi, che la sfruttano”. Dichiarazioni che hanno fatto il paio con quelle poi pronunciate da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che hanno puntato il dito contro Parigi, accusata di essere la principale potenza sfruttatrice dei Paesi del continente africano.
L’argomento è, per certi versi, sicuramente semplificatorio: le problematiche dell’Africa sono molte e ben profonde, questioni geopolitiche, economiche e sociali a cui si aggiungono una forte corsa per il controllo del continente da parte delle maggiori potenze e questioni come il land grabbing che sottraggono ampie porzioni dei territori africani alla sovranità dei loro popoli. Tuttavia, in certi contesti l’ingerenza di Parigi è ravvisabile e macroscopica. E il franco Cfa si presenta come strumento fondamentale per questa ingerenza. Continua a leggere

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