Le disastrose conseguenze dell’assenza del padre
Gran parte del disagio giovanile contemporaneo è dovuto all’eclissi della figura paterna. Ne è convinto Jean-Pierre Winter, psicanalista francese da decenni in prima linea nello studio delle ricadute, purtroppo disastrose, dell’assenza del padre nei ragazzi. Esperto di psicopatologia del bambino e fondatore e attuale presidente del Mouvement du coût freudien, Winter, in un’opera interamente dedicata all’argomento – L’avenir du père (Il futuro del padre), mette in luce come la figura paterna sia fondamentale e occorra quindi prendere con le molle tutti quegli studi secondo i quali anche con “due mamme” i bambini possano crescere bene.
Il motivo per cui occorre essere prudenti lo esplicita lo stesso Winter allorquando evidenzia che «questi studi non indicano mai l’età dei bambini studiati». Perché è importante l’età? Ma perché, specifica sempre lo studioso francese, «in un bambino può sembrare che tutto vada bene fino all’età di 5-6 anni, anche fino a 12-13 anni, ma improvvisamente c’è uno sconvolgimento. Perché? Perché lasciando l’infanzia alle spalle affiorano elementi della loro vita precedente che sono stati repressi, censurati o inibiti. Così, questo bambino “che stava bene” inizia a non andare più bene, anzi va peggio degli altri bambini di età simile». Continua a leggere
Andreas Hofer, eroe cattolico
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaComunicato n. 15/19 del 20 febbraio 2019, Sant’Eleuterio
Andreas Hofer, eroe cattolico
Il 20 febbraio 2019 ricorre il 210° anniversario della morte di Andreas Hofer, comandante dell’insorgenza cattolica in Tirolo, fucilato a Mantova dalle truppe napoleoniche. La fede di Andreas Hofer emerge chiaramente dall’ultima lettera che scrisse all’amico Puhler prima dell’esecuzione, che può essere considerata come il suo testamento.
Il testamento di Andreas Hofer
“Carissimo fratello la volontà di Dio è che io passi qui a Mantova dalla vita all’eternità; che Dio sia benedetto per la sua divina grazia che mi rende la morte così facile come se mi portassero in qualche altro luogo (e non all’esecuzione). Dio mi concederà fino all’ultimo la grazia di poter giungere colà dove la mia anima potrà essere felice in eterno con tutti i santi, dove pregherò Dio per tutti e particolarmente per quelli ai quali sono più debitore, anche per Lei e la Sua carissima moglie per il libricino (di preghiere) e le altre opere buone. Anche tutti i buoni amici che qui ancor vivono devono pregare per me, per togliermi dalle fiamme ardenti se dovessi scontare ancora il Purgatorio. La mia carissima ostessa mi farà dire le messe a San Martino nel Santuario del Preziosissimo Sangue. Alla Messa dovranno esse re invitati gli abitanti delle due parrocchie (di San Leonardo e San Martino) e agli amici si dovrà dare durante il banchetto funebre nell’osteria di sotto (del nipote Giovanni Griner) minestra e carne più mezza misura di vino. Continua a leggere
Cassazione: decreto sicurezza non è retroattivo
Le provano tutte per bloccare, ostacolare, ritardare le azioni di contrasto dell’immigrazione incontrollata (poi qualche rosicone, che non ha mai amministrato neanche un condominio, la fa facile ed è sempre pronto a criticare o lamentarsi, n.d.r.)L’affondo di Trump contro l’aborto a lungo termine
Non bastava la terribile strage annunciata dallo Stato di New York, dove i democratici hanno approvato una legge che consente di abortire fino al momento della nascita per qualunque motivo, adesso si aggiungono anche altri tentativi di legalizzare aberrazioni simili, in America: in Rhode Island, Vermont e Virginia.
In quest’ultimo stato, si è fatto un ulteriore passo verso il baratro: è stato presentato dalla democratica Kathy Tran, un disegno di legge che prevedrebbe l’aborto fino alla fase immediatamente precedente il parto, ovvero, al momento della dilatazione. L’incredibile proposta è contenuta in un breve e agghiacciante video facilmente reperibile in rete dove la Tran funge da relatrice e il repubblicano Gilbert la incalza con una serie di domande, chiedendole di specificare con precisione fino a quale momento del terzo trimestre di gravidanza verrà consentito l’aborto. Alla fine Tran, dopo aver eluso più volte la domanda, è costretta ad ammettere che la sua proposta di legge non prevede un limite.
È la conferma della teoria del piano inclinato di cui il principio dell’autodeterminazione rappresenta un’eloquente espressione e che è destinato a generare una corsa inarrestabile e senza fine verso un baratro di cui non si intravede più nemmeno il fondo. Ulteriore dimostrazione di ciò è l’intervento di Ralph Northam, governatore della Virginia ed ex neurologo pediatrico, il quale nel corso del programma Ask the governor, non solo ha difeso la proposta della Tran ma ha sottolineato con soddisfazione un aspetto che sarebbe compreso in questo disegno di legge (per fortuna, momentaneamente stoppato), ovvero il venir meno dell’obbligo di soccorrere i bambini che sopravvivono a un tentativo di aborto. Per la precisione, riferendosi a casi di neonati con malformazioni o incapaci di sopravvivere al di fuori del grembo, ha affermato che «il bambino sarebbe tenuto a suo agio, verrebbe rianimato se questo è ciò che la madre e la famiglia desiderano, e poi seguirebbe una discussione tra i medici e la madre». Continua a leggere
I casi Diciotti e Renzi lo dimostrano: comanda la magistratura
In questi giorni stavo sfogliando i quotidiani degli anni Ottanta. È cambiato quasi tutto, tranne una cosa: la potenza della magistratura nel dettare l’agenda politica o agenda setting, come dicono gli «esperti». Certo, allora si trattava solo di qualche arresto di amministratori locali (ovviamente dei partiti di governo) il giorno prima delle elezioni o di scontri tra il presidente Cossiga e il Csm. Niente rispetto a quello che sarebbe accaduto dopo. Ma era già visibile il disegno e già percepibile la tentazione.
Simbolicamente la giornata del 18 febbraio è stata l’apoteosi del trionfo del «quarto partito»: la votazione nella piattaforma Rousseau sul caso Diciotti, che ha spaccato il principale attore della coalizione di governo (e ora vedremo nel voto reale, quello dell’aula). E, nel frattempo, l’arresto dei genitori di Renzi, cioè di colui che stava per rientrare in scena, ammesso ne fosse mai uscito, sia nelle primarie del Pd che nel quadro più generale. Continua a leggere
Riconoscimento dell’Unione degli Istriani a Maximiliano Hernando Bruno
Sarà consegnato al regista argentino per la sua opera prima sulle foibe il 4 marzo prossimo a Trieste, dalle mani del presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota. Dopo la prima serata RAI e il “Giorno del Ricordo” 2019 sta crescendo il contributo di questo magistrale film alla conoscenza storica sulla drammatica vicenda di Norma Cossetto e degli altri figli e martiri dell’Istria
Ci sono voluti ben 75 anni per raccontare al cinema la storia di Norma Cossetto (1920-1943), giovane italiana, torturata, violentata e uccisa in Istria da partigiani comunisti titini tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. A tracciarne il ritratto è il film Red Land – Rosso Istria, opera prima del regista argentino Maximiliano Hernando Bruno, che ha alle spalle diverse buone prove da sceneggiatore cinematografico.
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fonte – http://www.ilpopulista.it/news/19-Febbraio-2019/32302/riconoscimento-dellunione-degli-istriani-a-maximiliano-hernando-bruno.html?refresh_ce
Se l’Europa fa il vuoto, prima o poi si convertirà. Ma non al Vangelo
di Francesco Lamendola

Fonte: Accademia nuova Italia
Che cos’hanno in comune tre personaggi così diversi fa loro come l’esoterista e filosofo francese René Guénon (1886-1951), il cantautore folk britannico (ma di origini greo-cipriote e svedesi) Cat Stevens (classe 1948, vivente) e il giornalista e scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco (classe 1963, vivente)? Parrebbe una domanda strana, bizzarra; di quelle cui forse neanche Massimo Inardi o la signora Longari, ospiti dei programmi televisivi a quiz di Mike Bongiorno, avrebbero saputo rispondere. Eppure, la risposta è semplicissima: hanno in comune il fatto che il primo, dal 1912, è divenuto Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya; il secondo, dal 1977, è divenuto Yusuf Islam o semplicemente Yusuf; e il terzo, dal 2015, è divenuto Giafar al-Siquilli. In altre parole, tutti e tre hanno subito il fascino della religione islamica, fino a convertirsi alla fede del Corano. E tutti e tre erano esponenti di una cultura europea che, ancora pochi anni fa, pareva solida e ben cosciente di se stessa e della propria tradizione: rispettivamente nel campo filosofico ed esoterico, in quello artistico-musicale e in quello giornalistico e letterario. Il primo era nativo di Blois, sulla Loira; il secondo è nato a Londra; il terzo a Catania. Tutti e tre hanno viaggiato parecchio e sono venuti a contatto con ambienti cosmopoliti, anche se in tutti e tre è ravvisabile un forte radicamento nelle rispettive culture di origine. Il raffinato intellettuale Guénon è impensabile, o perlomeno risulta incomprensibile, fuori della cornice della Francia del primo Novecento, con il decadentismo, il simbolismo, il martinismo, le avanguardie; e se è vero che l’autore de La crisi del mondo moderno (1927) e Il regno della quantità e i segni dei tempi (1945) possono essere letti come il frutto di una ricerca spirituale di sapore universale, che attinge a tutte le tradizioni d’Oriente e d’occidente per giungere a una suprema sintesi ideale, resta innegabile che le si può leggere anche come la risposta che una certa cultura francese, fra simbolismo ed esistenzialismo, dà alla coscienza della propria crisi, interpretata come la crisi di tutta la civiltà occidentale. Continua a leggere
Ferrara: la rivolta dei nigeriani che fa tacere i buonisti
Ferrara, 18 feb – Sappiamo che a Ferrara, nella zona Gad, lo spaccio di droga gestito dalla mafia nigeriana (o etnica, come amano chiamarla i conduttori e i giornalisti rispettosi del prossimo) ha reso quel posto invivibile e assimilabile a quei luoghi nel mondo in cui col calar del sole tutti si chiudono in casa aspettando con ansia la mattina. Il dramma è che non siamo in Venezuela o in Iraq, siamo in Italia, nell’Emilia Romagna che tutti conosciamo per mille motivi ma non certo per la presenza massiccia di bande criminali costituite da immigrati giunti qui via mare, accolti dalla sinistra alla deriva e sistemati dalle cooperative con la bava alla bocca.
La rivolta degli immigrati avvenuta a Ferrara, derivante oltretutto dalla notizia di un loro compare investito casualmente durante un inseguimento delle forze dell’ordine, elimina la patina di ipocrisia e buonismo che sta ancora oggi offuscando la nostra vista e la nostra presa di coscienza. L’invasione c’è stata, venne più o meno pianificata a tavolino dai governi che, come disse Emma Bonino, barattarono la flessibilità sui conti con l’accollo totale degli sbarcati. Solo un idiota non avrebbe previsto che l’arrivo di questi disperati avrebbe portato alla nascita di nuove sacche di criminalità che si sarebbero poi scontrate con le già non poche presenti nelle nostre città per contendersi lo spaccio al minuto, la gestione della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Solo un idiota o, in alternativa, solo chi è accecato dalla ideologia e non è in grado di guardare la realtà per quella che è.
I "false flag" della settimana
“Il più pericoloso antisemitismo è tornato nel cuore dell’Europa…E’ la stessa feroce dinamica da cui si originavano i pogrom in Russia ai tempi degli zar, in Germania al tempo dei nazisti, nei paesi arabi – da Baghdad a Tripoli – negli anni Quaranta e Cinquanta”. Cosi, il direttore della Stampa Maurizio Molinari, ha voluto dedicare un fondo di suo …
fonte – https://www.maurizioblondet.it/?email_id=2564&user_id=13803&urlpassed=aHR0cHM6Ly93d3cubWF1cml6aW9ibG9uZGV0Lml0L2ktZmFsc2UtZmxhZy1kZWxsYS1zZXR0aW1hbmEv&controller=stats&action=analyse&wysija-page=1&wysijap=subscriptions

